Reggio Calabria, il Forum del Terzo Settore: “una vera strage in mare, ma il dolore non basta più”

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. E’ citando questo testo di Don Milani da “L’obbedienza non è più una virtù” del 1965 che ci troviamo ad esprimere, ancora una volta, dolore per l’ennesima tragedia consumata in mare. E’ arrivata, al porto di Reggio ieri, la nave Vega con 629 migranti, sopravvissuti a quella che si delinea sempre più come una vera strage. Sono 45, infatti, i corpi delle vittime arrivati alla banchina del porto della nostra città ma, secondo l’agenzia dei rifugiati dell’Onu, l’Unhcr, sarebbero oltre 700 le vittime di tre naufragi nel Mediterraneo in questi ultimi giorni”, scrive in una nota Pasquale Neri, portavoce Forum Terzo Settore Reggio Calabria. “Ringraziamo tutti i volontari e gli operatori – prosegue- di tutte le organizzazioni che, sin dalle prime ore, hanno prestato servizio e accoglienza dei migranti arrivati. Reggio oggi ha la bandiera a mezz’asta, l’umanità tutta non può che essere in lutto e non ci sono parole adeguate per descrivere una simile tragedia. Il punto non è più manifestare il proprio dolore quanto piuttosto pretendere una discussione serrata sulle cause che stanno generando questi flussi migratori, sull’ordine economico globale che provoca migrazioni di massa e, soprattutto, sulle responsabilità gravi, gravissime, che ha l’Europa a riguardo. Fino a quando tutti i paesi degli stati membri non decideranno di assumersi le proprie responsabilità, fino a quando non si apriranno di corridoi umanitari sicuri e, ancora, fino a quando non pretenderemo dall’Europa, compreso il nostro Governo, di indagare e risolvere i conflitti di interesse economici che stanno affamando il Sud del mondo, non faremo altro che ritrovarci, puntualmente, a fare la conta del dramma”, conclude.