Reggina e calcioscommesse, la retrocessione del Centenario ferita ancora aperta: ma Gagliardi l’aveva detto…

Reggina, la retrocessione del 2014 in serie B è una ferita ancora aperta: le ultime vicende del calcioscommesse riaccendono i fari su quello strano campionato

Reggina GagliardiL’ultima inchiesta della magistratura sulla camorra ha avuto ripercussioni anche sul mondo del calcio: i magistrati napoletano hanno scoperto un giro di truffe sportive orchestrato dai camorristi per scommettere grandi somme su risultati “sicuri”. Tra questi, ci sono anche le “tre polpette” (così ne parlavano al telefono i criminali intercettati) rifilate dall’Avellino alla Reggina, con la complicità di “non identificati” calciatori amaranto che erano stati “convinti” (evidentemente dietro corrispettivo economico) ad aggiustare la partita su quel preciso risultato. Chi ha tradito la maglia amaranto? Abbiamo già pubblicato la formazione di quella partita, ci sono tanti giovanissimi del settore giovanile che venivano lanciati in prima squadra e tutti ricordano bene il loro impegno e il loro sacrificio per la maglia che portavano sulle spalle.

LaPresse/Cafaro Gerardo

LaPresse/Cafaro Gerardo

Ma a questo punto, riavvolgendo il nastro di quella stagione terribile che sancì – proprio nell’anno del Centenario – la retrocessione in Lega Pro dopo 19 stagioni di militanza consecutiva sempre tra serie A e serie B, di cose strane in campo ne possiamo notare tante. E se non fosse stata solo quella con l’Avellino la partita letteralmente “venduta” da qualche calciatore amaranto? E se anche quando la squadra era ancora in corsa per la salvezza c’era qualcuno che – dall’interno – orchestrava i risultati con il preciso obiettivo di traghettare la squadra a quell’epilogo sportivamente drammatico? Nascono da lì anche le pesanti difficoltà economiche successive, e tutto ciò che è accaduto nel 2015.

GagliardiEppure Franco Gagliardi l’aveva detto, in tempi non sospetti. Ben prima di quell’Avellino-Reggina oggi finito al centro dell’indagine per le scommesse dei camorristi: numerose erano state le dichiarazioni dell’allenatore della Reggina sullo “scarso impegno” di alcuni dei calciatori di quella squadra. In quei mesi era successo di tutto: alcuni erano stati allontanati, altri messi fuori rosa. Ma evidentemente qualcuno era rimasto fino alla fine se è vero – com’è vero – che Avellino-Reggina si giocò alla penultima di campionato. E Gagliardi poteva avere qualche sentore, ma non delle certezze. Altrimenti non sarebbe andata a finire com’è andata a finire, e le “tre polpette” sarebbero andate di traverso a chi invece le ha potute degustare con la complicità dei traditori amaranto.

Gagliardi_RegginaAdesso, però, sarebbe giunto il momento di fare chiarezza: da un lato la Procura Federale che non riesce ad arginare uno scandalo, quello delle scommesse, che si allarga di giorno in giorno. Sono solo coincidenze fortuite che portano la magistratura ordinaria a lambire i loschi affari criminali sul calcio nelle operazioni anti-mafia di tutti i giorni, invece chi dovrebbe controllare il sistema dall’interno rimane molto, troppo, passivo rispetto ad un problema devastante di un calcio professionistico che s’è allargato in modo insostenibile a troppi club in un contesto di degrado economico impressionante. E proprio nelle difficoltà, nascono questi veri e propri “sistemi” perversi e malati che stanno distruggendo lo sport più amato (?) dagli italiani (almeno una volta). Ed un sistema così ampio e degradato è anche molto più difficile da controllare.

LaPresse/Cafaro Gerardo

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Nello specifico, soprattutto nel caso della Reggina, vorremmo si andasse fino in fondo: la magistratura (sia ordinaria che federale) approfondisca ulteriormente una vicenda tristissima che ha sancito la scomparsa di un glorioso club che per due decenni aveva dato grande lustro a tutto il calcio italiano, sfornando campioni del mondo ed eccezionali talenti. I tifosi vogliono sapere i nomi di chi ha tradito la maglia amaranto, vogliono sapere se oltre a quell’Avellino-Reggina c’è dell’altro in quella maledetta stagione in cui nessuno riusciva a spiegarsi come mai una squadra costruita con ambizioni di vertice e con un’ossatura quantomeno da playoff sprofondava in largo anticipo nell’inferno della Lega Pro. Adesso, forse, riusciamo a capire.