Palermo: sequestro beni per 7 milioni agli eredi Giovanni e Domenico Graziano

Provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Palermo nei confronti di alcuni eredi di Giovanni e Domenico Graziano

guardia-di-finanzaI finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Palermo stanno eseguendo, nelle provincie di Palermo ed Udine, un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Palermo (Sezione Misure di Prevenzione), presieduto da Giacomo Montalbano, nei confronti di alcuni eredi di Giovanni e Domenico Graziano. Il sequestro, del valore di oltre sette milioni di euro, giunge al termine del relativo procedimento di prevenzione, avviato dalla Sezione specializzata della Procura della Repubblica di Palermo, diretta dal Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Bernardo Petralia, “a seguito delle minuziose indagini svolte dagli appartenenti al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ed operate sull’intero territorio nazionale”. Il provvedimento riguarda 81 beni immobili, 4 società, un autoveicolo e un’imbarcazione e colpisce Camillo, Massimiliano e Roberto Graziano, nipoti del più noto Vincenzo, attualmente detenuto al regime del 41 bis. “Le famiglie Madonia e Galatolo, che hanno fatto parte dell’ala stragista di Cosa Nostra, hanno fatto crescere, in senso imprenditoriale, sotto la loro protezione i vari membri della famiglia Graziano i quali, secondo i giudici, devono il loro intero patrimonio alla vicinanza e alla cointeressenza con l’organizzazione mafiosa – dicono le Fiamme gialle – Fra gli anni 80 e 90 le due famiglie del mandamento di Resuttana hanno concorso a deliberare, in combutta con i ”corleonesi” i più efferati delitti, fra cui si ricorda il fallito attentato all’Addaura, e le stragi di Capaci e di Via d’Amelio“. La misura riguarda in primo luogo Domenico Graziano, deceduto alla fine del 2013, emerso negli ultimi 40 anni in numerose vicende di mafia, in alcune coinvolto ed in altre solamente evocato, e del quale hanno parlato diversi collaboratori di giustizia, a partire da Gaspare Mutolo e Salvatore Cucuzza fino ai fratelli Giovanna e Vito Galatolo.

guardia di finanza _ RCFra le principali vicende giudiziarie che lo avevano interessato si ricorda quella della lottizzazione della borgata marinara dell’Arenella per la quale, sotto l’egida dei Madonia – dicono ancora gli investigatori – furono regolati i rapporti fra Domenico e Camillo Graziano, i costruttori Rappa e Salvatore Cucuzza, poi divenuto collaboratore di giustizia. Domenico Graziano si era da tempo trasferito a Udine con l’intento di sottrarsi all’attenzione degli organi investigativi e qui aveva investito, o reinvestito, anche per conto dei danti causa, i patrimoni accumulati nel tempo“. Intimamente connessa è la misura adottata nei confronti dei figli di Domenico Graziano, ed in particolare di Camillo anch’egli coinvolto in numerosi contesti d’indagine, fra i quali si ricorda, da ultimo l’indagine ”Apocalisse” e la vicenda dell’organizzazione dell’attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo. Secondo il collaboratore di giustizia Vito Galatolo, “Camillo Graziano avrebbe curato i rapporti con l’ex collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, anch’egli chiamato in causa nella vicenda. Anche per Massimiliano Graziano il Giudice ha ritenuto sussistenti quei gravi elementi di pericolosità sociale tali da giustificare l’applicazione della misura di prevenzione: essi risultano da eterogenei fattori che conducono ad un coinvolgimento diretto negli illeciti affari di famiglia”. Analoga misura di prevenzione patrimoniale per Roberto Graziano, fu Giovanni, emerso nell’ambito dell’indagine ”Apocalisse” e di recente condannato a 9 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, estorsione e concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso. “Egli, infatti, interagendo con gli altri esponenti del mandamento di Resuttana e della famiglia di Torretta, secondo il giudicato di primo grado, aveva imposto agli esercizi commerciali le slot machines di società contigue e, contestualmente, il pagamento del pizzo per ogni macchina allocata – dicono le Fiamme gialle - L’operazione sottolinea, ancora una volta, come, grazie alla sua struttura organizzativa, formazione professionale ed esperienza operativa, la Guardia di Finanza si caratterizza quale importante strumento di polizia economico-finanziaria da indirizzare anche all’individuazione e all’aggressione dei patrimoni illeciti per una più efficace lotta al crimine organizzato, a tutela dell’imprenditoria sana“. (AdnKronos)