‘Ndrangheta, Franco Musolino a StrettoWeb: “per sconfiggerla dobbiamo colorare l’area grigia”

‘Ndrangheta, intervista al prefetto Franco Musolino: “serve una rivoluzione socio-culturale, che deve partire dalla quotidianità di ognuno di noi”

franco musolino

Franco Musolino, nato a Santo Stefano in Aspromonte nel 1951, è stato già Prefetto di Crotone, Cosenza, Reggio, Genova e Napoli. Proprio queste esperienze l’hanno portato ad avere una conoscenza profonda delle società in cui ha lavorato al servizio dello Stato, e nel 2010 ha pubblicato un interessantissimo libro scritto insieme con lo psichiatra Pasquale Romeo ed edito da Città del Sole Edizioni dal titolo “L’area grigia – dove tutto è ‘ndrangheta e niente è ‘ndrangheta”.

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Oggi Musolino è capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile presso il Ministero dell’Interno: una “bellissima esperienza” spiega il Prefetto ai microfoni di StrettoWeb, “perchè essere responsabile di questo Dipartimento è una grande responsabilità ma anche uno straordinario privilegio. L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che ha un corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, di cui fanno parte circa 50.000 uomini. Il Dipartimento amministra anche tutte quelle strutture che vengono utilizzate in caso di soccorso alla popolazione, ed è responsabile della difesa civile del Paese in caso di emergenze chimiche, batteriologiche e nucleari. Già da Prefetto avevo avuto modo di conoscere questo mondo dall’esterno, ma adesso viverlo dall’interno mi fa rendere conto che i “pompieri” sono delle persone meravigliose, non perchè siano più bravi di altri servitori dello Stato, ma perchè per fare questo lavoro ci vuole una vera vocazione”.

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“Non è un mestiere come gli altri – prosegue Musolino – perchè se accetti che ti possano chiamare di notte per estrarre persone intrappolate in una macchina accartocciata, o immergerti negli abissi del mare per salvare un sub in difficoltà, o scalare una parete rocciosa, hai dentro di te un autentico desiderio di essere utile alla gente, e meriti grande ammirazione. E’ un corpo bello e nobile: i pompieri fanno soltanto del bene. E’ gente semplice, sincera, a volte anche ruvida, ma genuina“.

Musolino non ha mai perso il contatto con la Calabria e la sua terra d’origine. Proprio poche settimane fa è stato protagonista a Catanzaro della consegna dei mezzi acquistati dalla Regione Calabria per dotare il corpo dei Vigili del Fuoco di strumenti adeguati per il territorio, ed ha tenuto una partecipata conversazione al Cipresseto, insieme col suo coautore de “L’area grigia”.

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Intervistando il Prefetto Musolino, non possiamo che soffermarci sui concetti espressi in quel libro, una riflessione profonda sul fenomeno della ‘ndrangheta analizzato sotto un punto di vista sociologico, come raramente è stato fatto nella storia a fronte di numerose analisi criminali e strutturali di quella che è una delle più grandi piaghe che affliggono questo territorio. Musolino ci spiega innanzitutto qual è la differenza tra la ‘ndrangheta o le altre organizzazioni mafiose, con il crimine generico e diffuso anche altrove. Tutto ruota proprio sull’aspetto sociale, sull’area grigia. “Immaginate di essere allo stadio: in campo da un lato ci sono le forze dello Stato, dall’altro quelle della ‘Ndrangheta. L’area grigia a cui facciamo riferimento è il pubblico, che troppo spesso qui in Calabria non prende una posizione netta, non va in tribuna con sciarpe, bandiere e vessilli dello Stato, non fa il tifo apertamente per lo Stato, non si espone. E’ appunto un’area grigia, nella migliore delle ipotesi neutrale, che guarda la partita e segue quello che accade senza prendere una posizione. Poi, nel quotidiano spesso si fa coinvolgere nelle logiche ‘ndranghetiste molto più di quanto non possa sembrare, anche senza rendersene conto, pur senza far parte delle cosche. E’ la mentalità dei favori, delle raccomandazioni, delle richieste all’amico dell’amico. Ed è la mentalità dell’alibi, del fatto che qui “non c’è nenti”, non si può andare da nessuna parte, non ci può essere sviluppo“.

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Il fenomeno criminale mafioso – prosegue Musolino – che sia la ‘ndrangheta calabrese, la mafia siciliana, la camorra campana o la sacra corona unita pugliese, è un fenomeno criminale organizzato come molti altri ad altre latitudini. Ad esempio negli anni ci sono state articolate e pericolosissime organizzazioni criminali cui non si riconoscevano connotazioni di mafiosità. Penso alla banda della Magliana nel Lazio, a quella del Brenta in Veneto, e addirittura al terrorismo delle Brigate Rosse. Tutti erano fenomeni di criminalità organizzata. Ma perché non erano mafiose? La differenza la fa il contesto sociale in cui operano: la differenza tra questi due tipi di organizzazioni, sta nel  differente rapporto con il territorio e il tessuto sociale. Al Sud c’è un’accettazione, quasi complicità diffusa, nei confronti di queste organizzazioni. Altrove, invece, c’è una elevata capacità di resistenza alle manifestazioni palesi della criminalità; la popolazione non sostiene chi, come i mafiosi, delinque apertamente. Infatti per porre fine alla stagione di terrorismo e delle bande c’è voluto tempo ma è bastata la repressione: lo Stato li ha sgominati, li ha arrestati tutti e ha vinto”.

Infografica Ndrangheta“Lo stesso sistema non ha funzionato per le mafie, anche a fronte di una straordinaria repressione. Negli ultimi 30 anni magistratura e forze di polizia li hanno arrestati praticamente tutti. I più importanti, i più potenti, i più influenti mafiosi sono dietro le sbarre da molto tempo, e hanno subito il sequestro e poi la confisca di gran parte dei loro beni. Eppure non abbiamo ancora vinto perchè la criminalità organizzata di tipo mafioso affonda le sue radici nella società di cui si nutre. E’ un fenomeno sociale che si rigenera in continuazione. Non basta quindi la repressione. Poi c’è anche un’altra differenza: il rapporto con lo Stato. La criminalità terroristica o delle bande era contro lo Stato, in modo chiaro ed esplicito. Le mafie invece non sono anti-Stato, anzi hanno bisogno dello Stato per vivere, per sfruttarne tutte le garanzie democratiche. Nessuno può negare l’impegno dello Stato che con tutti i propri organismi combatte la criminalità con risultati quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Perché non ha ancora vinto? Il problema è proprio nella base, nell’area grigia bassa. Sì, perchè le mafie hanno due aree grigie: una, che sta sopra, è quella che si avvicina ai colletti bianchi, al potere. Poi ce n’è un’altra, che è la più importante ed è essenziale per la criminalità: è quella popolare che fornisce alla ‘ndrangheta l’humus per sopravvivere ed avere forza. Per sconfiggere la mafia non bastano, perciò, atti giudiziari e repressivi: servono anche interventi sociali”.

'Ndrangheta/ Oggi a Torino seconda tranche processo Minotauro

E allora cerchiamo di capire quali possono essere questi interventi da mettere in campo per sconfiggere la criminalità: “E’un problema sociale e culturale, certamente serve un grande sforzo dello Stato, ma prima di tutto serve una vera e propria rivoluzione socio-culturale popolare“.

Che significa?

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Significa che deve avvenire un passaggio storico: noi al Sud non siamo mai stati cittadini, siamo sempre stati sudditi. Non esercitavamo diritti, ma chiedevamo favori. Facevamo la supplica al sovrano, che è facile da individuare nel personaggio più potente. Il Sud è passato direttamente dal feudalesimo al latifondo, all’Italia unitaria, attraverso un ordinamento che rispondeva ai valori di un’altra società, sviluppata altrove. Adesso dobbiamo riappropriarci della convinzione di essere cittadini e non sudditi. Le condizioni devono cambiare proprio nell’area grigia, con la consapevolezza di esercitare una funzione di cittadinanza attiva, ciò che oggi manca. Dobbiamo colorare quest’area grigia trasformandoci da sudditi in cittadini, e ciò può avvenire soltanto attraverso la presa di coscienza che non possiamo continuare ad andare col cappello in mano nei confronti del potere. Su questo serve un grande dibattito civile. E’ una questione che ognuno di noi può ritrovare nella propria quotidianità. Dobbiamo abbandonare la posizione dell’attesa che qualcuno faccia qualcosa per noi: così diventa un qualcosa che ci viene elargito, e questo non ci aiuta nell’acquisizione di una consapevolezza della qualità di cittadini. Il mio grande collega De Sena la chiamava “arroganza dell’attesa”. Diamoci una scossa e cominciamo a “pretendere” i nostri diritti, e non a chiederli come fossero graziosi favori”.

Eppure le mafie si sono evolute e oggi sono presenti anche al Nord.

latitanteCertamente, ma con una profonda differenza: al Nord fanno gli affari, gli investimenti, varie forme di profitto. Ma non hanno occupato militarmente il territorio. La loro forza è qui, in questa società che li tollera, quando non li protegge. I più grandi latitanti vengono arrestati sul loro territorio; spesso a casa loro.. Se lasciano il territorio, se ne impossessa qualche altro. La ‘ndrangheta usa tutto il territorio mondiale per i propri interessi, ma altrove lavora sotto traccia, non si fa notare, perchè se si facesse notare dove è più sviluppata la partecipazione alla vita collettiva, dove il senso civico è più marcato (attenzione: il civismo è differente dalla civiltà), sarebbe più facilmente sconfitta“.

Data la grande mole di affari in giro per il mondo, a cosa può servire alla ‘ndrangheta questo supporto locale?

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“I grandi affari criminali, le strategie di azione, anche internazionali, si sviluppano proprio dalla Calabria. La testa di tutto è e rimane qui. Fuori da questo contesto non hanno la terra sotto i piedi: viene loro a mancare l’humus essenziale per vivere. Perchè altrove se c’è una macchina in divieto di sosta, qualche rompiscatole telefona alla municipale… Qui invece biasimiamo quasi l’agente che fa la multa e cerchiamo ogni cavillo per non pagarla“.

Un quadro disarmante.

Non bisogna mai arrendersi: Ogni lungo viaggio comincia con un piccolo primo passo! Oggi purtroppo la normalità è questa, la sudditanza, la resa, l’alibi. Ma serve una terapia importante, serve un impegno civico forte, capace di avviare movimenti di opinione e stimolare questa rivoluzione sociale e culturale”.

sud italia“Bisogna vivere con la schiena dritta – conclude Musolino –  rispettando le leggi con la consapevolezza di essere cittadini e, quindi, anche di pretendere i diritti che l’ordinamento giuridico ci riconosce e rispettare i doveri che ci impone.  Nessuno può chiamarsi fuori!  Dobbiamo colorare l’area grigia, e dobbiamo farlo in prima persona. Come diciamo nel saggio…questo è un lavoro che non si può dare in appalto ad altri”.