Caso Maniaci, Impastato durissimo: “Non ha nulla a che vedere con mio fratello”

Giovanni Impastato sottolinea con fermezza quanto Maniaci sia imparagonabile al fratello Peppino: “l‘antimafia è un’altra cosa, non una bandiera per perseguire i propri scopi personali“. E intanto il giornalista pensava al Senato

maniaciGiovanni Impastato si oppone con fermezza e sdegno a chi ha paragonato il giornalista Pino Maniaci, indagato per estorsione in un’operazione che ha portato l’arresto di dieci persone, al fratello Peppino Impastato sul fronte dell’impegno antimafia. Impastato è stato ucciso da Cosa Nostra per volere del boss Tano Badalamenti, per via delle denunce fatte attraverso i microfoni di Radio Aut. Maniaci sfruttava invece la grande influenza della sua Telejato.
Afferma Impastato: “Pino Maniaci non ha nulla a che vedere con mio fratello Peppino Impastato, né il resto della redazione di Telejato ha nulla a che fare con Radio Aut. Anzi, ci riteniamo ancora offesi, come famiglia e come casa Memoria, per le pesanti e assurde accuse che ci sono state rivolte in quasi due anni. Abbiamo ricevuto diversi attacchi, francamente assurdi. Maniaci aveva persino detto che l’attentato subito nella nostra pizzeria era poco chiaro, lasciando intendere che me lo fossi inventato, dicendo che l’antimafia si era ridotta a una pizziata. Ma i fatti ci hanno dato ragione, ho sempre detto di diffidare da protagonismi inutili ed esibizionismi che non portano a nulla. Ai ragazzi vorrei dare un messaggio di speranza, l’antimafia, quella vera, è un’altra cosa, non se ne può fare una bandiera per perseguire i propri scopi personali“.
E tra gli scopi personali di Maniaci, resi palesi da quelle intercettazioni che lo stesso Impastato ha definito “agghiaccianti“, c’era anche l’interesse per la carriera di deputato. Nel 2013 erano stati diffusi dei manifesti che volevano la sua candidatura al Senato nella lista ”Il potere ai cittadini“, poi smentita da Maniaci stesso. Tuttavia nel 2015 viene intercettato in una conversazione dell’amante in cui parla di due possibili candidature: una da sindaco di Partitico e una da deputato, con preferenza per la seconda, che gli garantirebbe l’indennità parlamentare.
Dice: ”Il sindaco è duemila euro al mese, l’onorevole è ventiduemila. Deputato significa che andiamo a stare a Roma e, gioia mia, ventiduemila euro al mese… Il sindaco invece a Partinico si rompe il culo e devi prenderti i cornuti dai cristiani… Da deputato invece uno deve salire in auto blu, onorevole, la scorta, l’autista“.