Calcioscommesse, tutti i dettagli sulla combine Avellino-Reggina: “ci mangiamo 3 polpette”

LaPresse/Cafaro Gerardo

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Vigilia di Avellino-Reggina, campionato di serie B (finira’ 3 a per gli irpini). I Vinella Grassi intendono puntare una grossa cifra sulla vittoria dell’Avellino ma vogliono conferme. E’ un concitato susseguirsi di decine e decine di sms e telefonate per capire se gli accordi siano stati definiti e vengano scongiurati rischi. A smanettare sui cellulari sono soprattutto Salvatore Russo, detto Geremia, indicato come un fedelissimo dei boss Accurso, e Luca Pini, ex calciatore dell’Avellino, che secondo le indagini fu contattato dal clan per combinare il match.

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Sms Geremia: Ok.frate aspettiamo te?” Ancora Geremia: “Frate.vedi di darmi una bella notizia?” Pini: “Lo spero cazzo!!!!” Geremia: “Frate aspetto te speriamo bene stiamo nelle tue mani!!” …………. Pini: “No frate io devo aspettare tue .notizie tu mi dv far sapere?” Ancora Pini: “Ho sbagliato a scrivere … Scusa aspetto sue notizie e ti dico … A dopo si si in pomeriggio mi dice sta andando bene sta lavorando bene … Aspetto la conferma e ti avverto SPERIAMOOOOO”. Pini: “Fratello di al tuo amico stiamo attendendo ancora sta l’amico mio sta lavorando per noi … Presto ci dira’ … Baci”   Geremia, piu’ tardi: “Frate me la vuoi dare cuesta bella noti’zi!!”. Seguono poi una serie di messaggi sempre dello stesso tenore. Poi una telefonata, poco dopo le venti. Luca:- …ti mando la conferma! …e la conferma pero’ e’ un po’ diversa no”. Geremia:- si L:- mi senti?…ci dobbiamo mangiare…che ne so “tre polpette” ci dobbiamo mangiare! G:- che?  L:- ci dobbiamo mangiare “tre polpette”…ho la pancia piena!! G:- ah L:- capito?…io adesso ti mando un messaggio.. ti mando un messaggio di conferma, aspetta proprio giusto 10 minuti G:- ah L:- va bene?…dieci minuti… G:- ma caso mai non possiamo vederci? L:- e io non ci sto io…sto a Cesenatico! G:- ah L:- vengo domani, capito’ G:- e mandami un messaggio…piu’ specifico, hai capito? L:- no..saro’ chiarissimo, saro’ chiarissimo.

Il pentito: “ecco come abbiamo combinato le partite”

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E’ in un interrogatorio del 25 febbraio 2015 che il pentito Antonio Accurso parla per la prima volta con i magistrati della Dda di Napoli delle presunte combine delle partite di calcio. “Io in prima persona – si legge nel verbale – ho influito sui risultati delle seguenti partite di calcio: serie B campionato 2013-2014, Modena-Avellino del 17.5.2014 e Avellino-Reggina del 25 maggio 2014″. “Un giocatore dell’Avellino, e prima ancora della Triestina, Armando Izzo – racconta – e’ un nostro parente, essendo nipote di Salvatore Petriccione (uno dei fondatori del clan Vinella Grassi, ndr). Gia’ quando militava nella Triestina, vi fu un abbozzo di combine in cui mio fratello Umberto, accompagnato da Mario Pacciarelli, andarono a Trieste sapendo che la societa’ non pagava gli stipendi ai giocatori per vedere se si poteva far qualcosa, ma senza risultato. A marzo-aprile del 2014, si presentarono da noi Armando Izzo e un certo Pisacane, anche lui giocatore dell’Avellino, famoso per aver rinunciato a 50mila euro per vendersi una partita, cosa che divenne pubblica e che porto’ il presidente della FIFA Blatter a conferirgli un premio. Io li stimolai per sapere se vi era la possibilita’ di combinare qualche partita dell’Avellino, anche se era gia’ il girone di ritorno inoltrato. Dissero che era molto difficile coinvolgere tutta la squadra; allora, poiche’ si trattava di due difensori titolari, chiesi loro se era possibile subire solo un gol, sul quale potere scommettere. Pisacane si rifiuto’ dicendo che lui queste cose non le faceva ed era stato anche premiato per il suo comportamento sportivo. Izzo si mostro’ piu’ disponibile, ma non lo fece davanti al Pisacane”.  ”Poi – aggiunge il collaboratore di giustizia – vi e’ Luca Pini, altro giocatore delle giovanili dell’Avellino, la cui famiglia e’ della 167. Pini e’ amico di Salvatore Russo, detto Geremia. Geremia chiama mio fratello Umberto e gli dice che Pini gli aveva detto che Millesi, uno dei giocatori piu’ influenti dello spogliatoio dell’Avellino, voleva parlare con noi della Vinella Grassi”. Il primo incontro fu alla vigilia della partita Cesena-Avellino ”ma non si concluse nulla”. ”Vi fu un altro incontro alla vigilia di Avellino-Trapani e sempre non si concluse nulla, non so di preciso perche’, anzi posso dire che forse mio fratello era un po’ timido nel dire apertamente quanto volessero per vendersi la partita”.

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”Ci fu poi un terzo incontro, il 14 maggio 2014, giorno della finale di Europa League Benfica-Siviglia, alla trattoria La Casereccia di Casoria, presenti io, mio fratello, Geremia, Pini e Millesi; quando io iniziai un discorso chiaro, andando al sodo, Millesi mi disse chiaramente che Castaldo ed altri giocatori che avevano il suo stesso procuratore facevano quello che lui diceva; io gli dissi che noi avevamo Izzo che era disponibile e Millesi mi disse allora che l’unico da convincere era il portiere, Seculin. Pini fece venire anche Izzo sul posto, valutammo la quota della partita e mi chiesero quanto potevo dare in contanti per ‘compromettere’ la partita successiva, Modena-Avellino, che si sarebbe giocata il 17 maggio 2014. Io offro duecentomila euro, in base alla quota, che era alla pari; la sera successiva gli mando, tramite Pini, 150mila euro. Il venerdi’ mattina e comunque prima della partenza per Modena venni a sapere da Pini, che mi mostro’ i relativi sms del Millesi, che avevano problemi a convincere il portiere. Allora Pini si accinse ad andare a riprendere i 150mila euro ed io feci la controproposta di sapere se almeno poteva l’Avellino subire un gol dal Modena; Millesi, che era gia’ in ritiro, fece arrivare la risposta via sms sul cellulare di Pini, che si poteva fare. Pini giocava nelle giovanili dell’Avellino, ed i messaggi venivano camuffati come compravendite di orologi che Pini poteva giustificare in quanto la sua famiglia ha una gioielleria. Sul ‘gol casa’ in Modena-Avellino noi della Vinella scommettemmo dunque circa 400mila euro vincendone 60mila euro. Vi fu anche una complicazione, dovuta al fatto che l’allenatore dell’Avellino Rastrelli, contrariamente a quanto avvenuto nella riunione tecnica, non schiero’ in difesa Izzo; noi ci allarmammo e mandammo una serie di sms a Millesi tramite il solito Pini. Il primo tempo fini’ 0-0 ma nell’intervallo Millesi negli spogliatoi parlo’ con il giocatore che era stato schierato al posto di Izzo, Peccarisi, e subito all’inizio del secondo tempo l’Avellino passa in svantaggio e dalle immagini e’ evidente la responsabilita’ del Peccarisi sul gol subito”. ”A Pini consegnammo 30mila euro da dare a Millesi e Izzo. poi loro diedero qualcosa a Peccarisi. Noi allorche’ ci riprendemmo i 150mila euro concordammo che avremmo dato, in caso di gol subito, la somma di 50mila euro; poi ne demmo solo 30mila a causa della riduzione progressiva della quota dovuta al flusso di giocate”. ”Nella settimana successiva ci incontrammo di nuovo alla trattoria La Casereccia di Casoria, mio fratello si era appena dato latitante per la condanna per l’omicidio Faiello. Eravamo io, Izzo, Millesi, Pini e Geremia. La partita successiva era Avellino-Reggina e Millesi si offri’ subito, per 50mila euro, di intervenire con quelli della Reggina per garantire la vittoria dell’Avellino. Gli mandammo subito 50mila euro per il tramite di Pini e la domenica mattina Millesi mando’ il solito sms a Pini che disse a Geremia che potevamo giocarci 1 fisso sulla vittoria dell’Avellino. Scommettemmo circa 400mila euro, la partita fini’ 3-0 per l’Avellino e guadagnammo 60mila euro, anzi 110 mila sulle scommesse da cui andavano dedotti i 50mila gia’ dati a Millesi. La sera stessa io venni arrestato e Pini era in mia compagnia. La partita Avellino-Reggina era appena finita che Millesi mando’ a Pini un sms dicendo che c’erano ‘ottime notizie’ per la partita Padova-Avellino, l’ultima di campionato, ma non se ne fece nulla perche’ io venni arrestato”

Tutti i dettagli sull’inchiesta

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Tredici indagati, sette da oggi in carcere e tre agli arresti domiciliari. Alcuni – quelli in carcere – sono presunti camorristi tra affiliati e narcos del clan della Vanella Grassi, gruppo criminale di Secondigliano violento al punto da sferrare, di recente, l’attacco a colpi di kalashnikov contro la caserma dei carabinieri del quartiere. Altri – quelli ai domiciliari – se si esclude un presunto fiancheggiatore del clan che è pure tra i destinatari della misura sono calciatori sospettati di essersi prestati, a diverso titolo, a fare in modo che gli esiti di almeno due partite del campionato di serie B della stagione 2013-2014 fossero pilotati per consentire ai boss di scommettere sul risultato esatto centinaia di migliaia di euro (in un caso addirittura 400mila euro). Francesco Millesi, ex centrocampista dell’Avellino e oggi all’Acireale, e l’ex calciatore Luca Pini sono tra i destinatari del provvedimento agli arresti domiciliari firmato dal gip Ludovica Mancini del tribunale di Napoli. Nei loro confronti è ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione camorristica, la stessa ipotesi per cui Armando Izzo, ex difensore dell’Avellino e oggi nel Genoa in serie A (era candidato anche agli Europei con la nazionale) è iscritto nel registro degli indagati senza che nei suoi confronti sia stata richiesta alcuna misura cautelare. Tra gli indagati liberi c’è anche Maurizio Peccarisi, difensore dell’Avellino, finito nel registro di inchiesta perché un collaboratore di giustizia parla del suo presunto contributo per il gol del Modena contro l’Avellino che consentì al clan di vincere una grossa somma di denaro.

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Tutti gli indagati avranno ora tempo e modo di difendersi e chiarire la propria posizione. L’indagine, coordinata dal pm Maurizio De Marco della Dda di Napoli, nasce da indagini del nucleo investigativo dei carabinieri e dalle dichiarazioni di ex affiliati della camorra di Secondigliano, Antonio Accurso in primis, ex capo del clan della Vanella e da ottobre 2014 passato a collaborare con lo Stato. “Io in prima persona ho influito sui risultati delle seguenti partite di serie B: Modena-Avellino del 17 maggio 2014 e Avellino-Reggina del 25 maggio successivo” ha ammesso Accurso agli inquirenti. Seguono nel suo racconto “omissis” che sono il segno che l’indagine va avanti per verificare le sorti di altri match. Il pentito ha raccontato poi di un progetto di combine fallito per il rifiuto di Fabio Pisacane, calciatore già premiato dall’ex presidente della Fifa Blatter per il suo esempio di legalità quando scoppiò lo scandalo a Ravenna, e del no dell’allora portiere biancoverde Andrea Siculin in seguito al quale ripiegarono sul difensore che il giorno dell’incontro dell’Avellino a Modena era stato schierato al posto di Izzo: “Il primo tempo finì 0-0 ma nell’intervallo Millesi parlò negli spogliatoi con il giocatore che era in campo al posto di Izzo, Peccarisi, e subito all’inizio del secondo tempo l’Avellino passò in svantaggio e dalle immagini è evidente la responsabilità del Peccarisi sul gol subito. Tra l’altro, le stesse immagini Sky fanno vedere come il colloquio alla fine del primo tempo tra Millesi e Izzo vi sia stato”. Accurso ha spiegato anche che quella combine, su cui puntarono 400mila euro, fruttò al clan 110mila euro lordi, 60mila al netto dei soldi che sarebbero stati consegnati ai calciatori coinvolti.

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“A Pini consegnammo 30mila euro da dare a Millesi e Izzo, poi loro diedero qualcosa a Peccarisi” ha sostenuto il pentito. Se è vero quello che racconta e quello che è emerso dalle indagini, il clan della Vanella si sarebbe interessato all’Avellino calcio grazie al fatto che nella squadra irpina, nella stagione 2013-2014, militava Armando Izzo, nipote di Salvatore Petriccione considerato tra i fondatori del gruppo criminale di Secondigliano. Grazie a questa parentela i camorristi avrebbero avuto la possibilità di avvicinare i calciatori che si sarebbero prestati a fare da “facilitatori di combine sportiva al loro servizio”. La cosiddetta “zona grigia” di cui ha parlato in conferenza stampa il procuratore aggiunto Filippo Beatrice, capo della Dda di Napoli: “Ci sono soggetti che la domenica giocano a calcio e durante la settimana utilizzano relazioni per ottenere informazioni e rendere illecite le loro attività” ha spiegato, sottolineando quanto diffusa sia l’omertà in questi ambienti. Con la frode sportiva, oltre che con la droga, la camorra faceva soldi. “Con questo sistema – ha spiegato Maria Vittoria De Simone della Direzione nazionale antimafia – l’organizzazione reinvestiva i soldi dei traffici di droga incrementando i suoi profitti”. I boss stavano festeggiando le ingenti quote vinte grazie alla vittoria pilotata dell’Avellino sulla Reggina quando il 26 maggio di due anni fa scattò il blitz dei carabinieri che portò in cella Antonio Accurso e altri affiliati per l’omicidio dei fratelli Matuozzo. Quella cattura interruppe non solo la festa ma anche altre combine. “La partita Avellino-Reggina - ha raccontato Accurso da pentito – era appena finita che il Millesi mandò a Pini un sms dicendo che c’erano ottime notizie per la partita Padova-Avellino, l’ultima di campionato, ma non se ne fece nulla perché io venni arrestato”.