A Reggio Calabria il progetto metodologico “Genitori a Centrocampo”

progetto-GaC-1_CSIRCIl potere dei segni. E delle immagini positive da porre in netto contrasto con il fiume di “cattivi maestri” troppo spesso ricercati dai grandi media. Non cerca palcoscenici, ma vuole essere una risposta immediata al crescente disagio sui campi di gioco dei settori giovanili, il progetto metodologico “Genitori A Centrocampo“, promosso dal Comitato Provinciale di Reggio Calabria del Centro Sportivo Italiano. All’indomani dell’ennesimo video virale sui social network in cui sembra “normale” che bambini e genitori siaggrediscano fisicamente per un risultato sportivo. Il vero “output” dello Sport per i ragazzi è quello educativo, che prevede anche la capacità di elaborare ingiustizie e sconfitte sul campo senza cedere mai ai valori della lealtà e del rispetto. « Invece – spiega Clementina Tripodi, direttore tecnico regionale del CSI Calabria – sono sempre più frequenti gli episodi di aggressività verbale e fisica ai danni dell’arbitro o dell’allenatore da parte dei genitori che perdono di vista il loro ruolo educativo per via di un agonismo inspiegabile ». L’idea del CSI è quella di far vivere alle mamme ed ai papà sugli spalti un momento di sportività pratica; come accade tra i professionisti gli atleti sono accompagnati in campo dai propri supporters. Non sono altri bimbi a maglie invertite, ma i genitori dei propri avversari che li tengono per mano nell’ingresso in campo, uno dei momenti più emozionati per i piccoli calciatori. Sarà per questo motivo più difficile inveire contro chi prima ti stringeva forte la mano e ti trasmetteva tutta la sua carica emozionale nel vivere quella sfida. Il metodo è stato già sperimentato in un campionato provinciale ed il risultato è stato straordinario con tanto di un “terzo tempo” trasformato in festa con abbracci e dolci per tutti. « Non pensiamo di aver risolto un problema culturale atavico  - sottolinea Paolo Cicciù, presidente provinciale del CSI Reggio Calabria –  ma abbiamo provato a dare un esempio. Spesso le immagini suscitano emozioni inattese. Crediamo sia giunta l’ora che i genitori vivano la partita sotto il profilo educativo, come il più grande che fa un passo indietro, nelle sue frustrazioni ed attese, per il bene del più piccolo, che acquisirà esperienza e capacità di interpretazione dei fatti che accadono. Non siamo custodi di nessuna verità rivelata, ma vogliamo porre al centro la nostra mission vecchia 72 anni, ma mai desueta. Educare attraverso lo Sport ». Sarà istituzionalizzata dalla prossima stagione una classifica dei valori, dove la partecipazione e la formazione dei dirigenti e degli allenatori concorrerà alla vittoria sul campo per stabilire la posizione finale dei bambini. « Fair play - conclude Cicciù – vuol dire avere un metodo per superare le criticità. Non bastano “pacche sulle spalle”, ma mani che si stringono in un cammino comune. Genitori e figli ».