Serie D, nuovo dietrofront del presidente della Palmese Carbone che chiede scusa a Praticò

Carbone e Praticò

Carbone e Praticò

di Sigfrido Parrello- Nuovo dietrofront del Presidente della Palmese Pino Carbone che questa volta chiede scusa al massimo dirigente amaranto Mimmo Praticò rattificando gran parte di ciò che aveva detto domenica in sala stampa  nel post-partita del derbyssimo contro Reggio Calabria. Un passo  indietro -negli ultimi mesi è successo altre volte- dunque del patron  neroverde. Di  seguito il comunicato stampa di Carbone attraverso il Signor Domenico Latino, addetto alla comunicazione del club nerovede.  Il presidente della Palmese, dott.  Pino Carbone, il giorno dopo la partita casalinga contro la Reggina,  ancora una volta vuole chiarire meglio e a mente più serena quelle che  sono state le proprie esternazioni espresse ai giornalisti al termine  della gara. Innanzitutto, intende chiedere personalmente scusa a Mimmo  Praticò, sia come uomo che nella sua qualità di presidente dell’ASD  Reggio Calabria. “Il mio rammarico – evidenzia – non era rivolto né a  lui né a tantissimi dirigenti che conosco e che stimo. Purtroppo,  durante la pausa tra il primo e il secondo tempo, transitando sotto la  finestra dello spogliatoio che ospitava la compagine amaranto, ho  inavvertitamente sentito delle frasi che riporto testualmente:  “lasciateli perdere, che sono dei dilettanti allo sbaraglio! Giocano  soltanto tirando calci”. E ancora: “sono dei provinciali, noi siamo la  Reggina!”. Una delle voci che ho riconosciuto – visto che mi si chiede  di fare i nomi – era sicuramente quella del mister, il quale nel  pronunciare la prima frase redarguiva i suoi giocatori. Non solo:  qualche istante prima, tra il tunnel d’ingresso e gli spogliatoi Cozza  diceva ai suoi: “non dategli confidenza che vi prendo a calci nel  sedere, noi siamo la Reggina!”. L’altra, purtroppo non sono riuscito a  identificarla. Il presidente Praticò ha dichiarato di essere stato  l’unico dirigente presente all’interno ed io credo a quanto detto. La  voce non era sicuramente la sua, quindi, può anche darsi che  quell’ultima frase sia stata proferita da qualche giocatore. Tutto ciò –
continua Carbone – è stato ampiamente alimentato anche dal fatto che,  durante il primo tempo e, in particolare, nei primi dieci minuti della  gara, essendo il sottoscritto seduto proprio al di sotto del palchetto  che abbiamo costruito per dare la possibilità alle emittenti di poter  avere un proprio sito autonomo all’interno dell’impianto (pensato per  farli lavorare in modo più consono che non sugli spalti), ho sentito  alcuni giornalisti reggini che dicevano: “ci hanno appollaiato in un gallinaio, non si riesce a lavorare. Noi siamo abituati al “Granillo”, dicono che questo sia uno stadio e invece non è nemmeno un campo sportivo”. Al di là di tutto, noi riteniamo che sia stata una grande  giornata di sport. Sicuramente il risultato giusto sarebbe stato il pareggio ma non possiamo recriminare nulla perché bisogna anche accettare che un goal arrivi allo scadere (eravamo al 94’) come purtroppo spesso è accaduto quest’anno. Il verdetto ci ha penalizzati solo per come è avvenuto: non ha fatto altro che abbatterci (in prima battuta) ancora di più nel morale ed alimentare il nervosismo che si era creato. Rinnovo le scuse se le mie esternazioni a caldo hanno offeso gli
amici della Reggina e, soprattutto, i cittadini stessi perché , sicuramente, non è giusto che un’intera comunità paghi per quei
pochissimi soggetti che hanno utilizzato termini non idonei per una squadra che si è espressa favorevolmente alla rinascita del calcio reggino. Infine, vorrei chiarire un altro importante passaggio, rispetto alla denominazione ASD Reggio Calabria/Reggina: “non ero informato sulle diatribe esistenti tra la vecchia società e la nuova, l’ho appreso solo oggi dagli operatori dell’informazione, ma la mia era solo una battuta nel dire che certe espressioni non possono essere di una società che io ho sempre ammirato per la professionalità e che, comunque, ci ha sempre rappresentato in modo più che dignitoso nell’ambito del calcio professionistico”.