Reggio Calabria, “Mala Sanitas”. L’intercettazione del primario: “cambia la flebo a mia sorella con una scusa”

Reggio Calabria, le agghiaccianti intercettazioni dei medici coinvolti nell’inchiesta “Mala Sanitas”. Il caso della sorella di Tripodi

LaPresse/ Adriana Sapone

LaPresse/ Adriana Sapone

Non solo due bambini morti, uno rimasto invalido al 100% (e in stato vegetativo da 5 anni) e lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti. Nell’ambito dell’inchiesta “Mala Sanitas” che stamattina ha portato a 11 misure cautelari nei confronti di medici e ginecologi dell’Ospedale di Reggio Calabria c’è anche una vicenda raccapricciante legata al primario facente funzioni Alessandro Tripodi che – secondo quanto riportato dagli investigatori – avrebbe fatto abortire addirittura sua sorella senza il suo consenso.

Infatti insieme ai colleghi Daniela Manunzio e Filippo Saccà, avrebbe iniettato farmaci funzionali all’espulsione prematura del feto determinando l’interruzione della gravidanza della donna. Le intercettazioni riportate dal FattoQuotidiano sono clamorose e.

Tripodi parla con la collega Manunzio.

T.Vedi se puoi fargli cambiare quella flebo… tipo con una scusa che non scende“.
M.Se non c’è tuo cognato … in un momento che non c’è … ma la notte non sta con lei?
T.Ma pure se c’è. Pure se c’è, tanto non capisce niente. Senza che ti vede nessuno, ehm, vedi come puoi fare, gli metti 2/3 fiale di Sint, gliela fai scendere a goccia lenta. In maniera tale che morisce, così si sbrigherà ed abortirà“.

Il primario f.f. infatti sospettava che il feto della sorella potesse essere affetto da una patologia cromosomica. Ma dopo avere indotto l’aborto forse si è accorto che quello era solo un sospetto e commenta con il collega Filippo Saccà: “Un’oretta fa ha abortito; l’ho raschiata… apparentemente non mi sembra che abbia nulla, comunque… omissis… va boh… l’attaccatura un po’ bassa delle orecchie… omissis”. “Visibilmente non c’entra niente, che puoi vedere a 16 settimane, 17 quanto era… niente si può vedere… si deve prendere un pochino di tessuto…”. I due parlano del feto estratto dal corpo della sorella di Tripodi il quale è d’accordo con il collega e predispone ulteriori accertamenti: “E va bo, domani lo facciamo, ci chiudiamo in una stanza io e te e lo facciamo…

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