‘Ndrangheta, arrestati pezzi grossi a Reggio: cosca imponeva guardiani ai grandi latifondisti

ImmagineDa tempo la cosca degli Alvaro avevano messo nel mirino anche i rampolli delle storiche famiglie di latifondisti della Piana di Gioia Tauro quali gli eredi dell’ex senatore del Pli Antonio Capua, ex sottosegretario all’Agricoltura nei governi Scelba e Segni, deceduto 20 anni orsono e altre famiglie le cui terre coltivate soprattutto a uliveto, si estendono per centinaia di ettari dalle falde aspromontane fino agli ex Piani della Corona. Era a costo che Nicola Alvaro “u colaciuni”, di 70 anni, già indagato e prosciolto per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie, attualmente detenuto per reati mafiosi, aveva imposto la guardiania abusiva delle coltivazioni e, passo dopo passo, aveva preteso che quegli uliveti gli fossero venduti a prezzi sviliti, comunque ad un terzo rispetto ai valori di mercato. A mettere in luce la vicenda è stata l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria condotta dai carabinieri del Comando provinciale che stamani ha portato a 4 arresti. “Nessuno – ha detto il capo della Dda Federico Cafiero de Raho – poteva avvicinarsi a contrattare eventualmente la vendita dei terreni, a cui di fatto provvedeva lo stesso Alvaro, suocero dell’ex latitante Giuseppe Crea di Rizziconi, arrestato qualche mese fa dalla Polizia di Stato”. Le indagini condotte dai carabinieri diretti dal col. Lorenzo Falferi e coordinate dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giulia Pantano, hanno portato all’emissione di quattro ordinanze di cuatosia cautelare in carcere: una notificata ad Alvaro e le altre alla moglie Grazia Violi (69), al cugino dell’anziano boss Antonio Alvaro (48) e Natale Cutrì (48). “Devo dire – ha sottolineato Cafiero de Raho – che le persone danneggiaste hanno collaborato alle indagini pur ammettendo di avere avuto paura di denunciare per tempo le malefatte che subivano. Un segnale non di poco conto che conferma un risveglio delle coscienze, un vagito di ribellione seppure ancora molto debole, contro i soprusi e le angherie degli ndranghetisti”. “A Nicola Alvaro – ha detto Paci – si doveva dare conto persino dei braccianti che dovevano lavorare su quei fondi, una forma di controllo del mercato del lavoro basata sull’intimidazione e sulla paura. Pur non in presenza di un alto numero di arresti l’operazione ‘Guardiano’ rappresenta qualitativamente una indagine che permette di scoprire e provare quanto sia ormai pericolosa la ndrangheta e quanto sia soffocante la sua azione parassitaria nell’economia di questa provincia. A conclusione delle indagini, i terreni di cui la cosca si era impossessata saranno restituiti ai legittimi proprietari”.