Mattia Milea racconta il partigiano Pasquale Brancatisano

brancatisano oggiAl pari dei volumi “Emozione e coscienza” («Adelphi», 200) di Antonio R. Damasio  e «Coscienza. Che cos’è?» («Laterza», 2009) di Daniel Dennett, anche questo Dalla Calabria alle Langhe. Il combattente Malerba racconta la sua lotta partigiana («Disoblio Edizioni», 2016) di Mattia Milea è un viaggio all’interno di quella che Stanley Cobb, neuroscienziato americano, ha definito come la «consapevolezza di se stessi e dell’ambiente che ci circonda». La coscienza, appunto. Indagata questa volta dalla Milea non con l’apparato concettuale delle neuroscienze o della filosofia ma con la partecipazione interiore e attenta di una biografa che si fa incontro al personaggio da lei scelto come suo protagonista e lo insegue nelle varie trasformazioni che questi percorrerà proprio all’interno della sua «coscienza». Così nelle pagine di questo stupendo libro vediamo Pasquale Brancatisano, nome di battaglia «Malerba», divenire dapprima piccolo contadino calabrese – Pasquale è originario di Samo di Calabria e oggi risiede in questo stesso paese all’età di 95 anni – poi indignato per le condizioni in cui egli stesso versa all’interno dell’esercito di Mussolini, poi ancora più indignato e preoccupato per le condizioni in cui versa l’Italia ed infine consapevole di aver intrapreso una scelta giusta, quella di diventare partigiano nella «Brigata Garibaldi» e di volersi costruire, finalmente senza tutela alcuna, il proprio futuro solo con la forza del proprio coraggio. Un percorso coscienziale che non finisce affatto con il 25 aprile e quindi la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo ma che prosegue in un ulteriore mutazione di questa «coscienza» che si fa, adesso, vera e propria «musa poetica» conducendo Pasquale a comporre versi e strofe per celebrare gli anni della Resistenza e della Liberazione. Mattia Milea riesce quindi a fondare la storia di una vita attraverso la «coscienza» di tutto un periodo storico che poi serve solamente a mettere a punto tutti i rispettivi gradini di passaggio di una «consapevolezza» personale che si fa sempre più matura e precisa. Pasquale Brancatisano in fondo è uno di noi, soltanto che egli non è semplicemente uno di noi: è un uomo che ha visto la guerra e le sue sciagure, è un uomo che ha visto il male ed è un uomo che ha saputo risorgere e sperare in qualcosa. L’atto di coraggio di questo uomo è la storia della «coscienza» narrata in questo libro: una storia che da un passato non molto lontano cronologicamente arriva all’oggi attraverso la ripresa e la nuova linfa, che lo stesso Pasquale innerva costantemente, data a valori quali libertà e uguaglianza. Che, poi, è come voler dire alla democrazia e alla nostra stessa società in cui viviamo.