L’oratorio sacro di don Laficara “Lui vive in me” incanta il Duomo di Reggio Calabria [FOTO]

Ieri sera al Duomo di Reggio Calabria la prima dell’oratorio sacro “Lui vive in me”, scritto e diretto da Don Massimo Laficara e interpretato dall’Associazione musicale San Filippo Neri

Lui vive in me (5)Grande successo ieri sera alla Basilica Cattedrale di Reggio Calabria per l’associazione musicale San Filippo Neri che ha presentato per la prima volta l’oratorio sacro per  voce recitante, voci soliste, coro e orchestra “Lui vive in me“, scritto e diretto da Don Massimo Laficara.

L’oratorio è ispirato alla storia di San Francesco da Paola, il santo calabrese di cui quest’anno ricorre il secentenario della nascita: la sua storia è quella di un uomo che ha scelto di seguire la strada indicatagli da Dio, obbedendo alla legge della Chiesa, lottando contro i re e i potenti del tempo, senza timore e senza mai lasciarsi corrompere dal denaro, ma ricordando quanto esso possa essere futile davanti a questioni ben più gravi, come i massacri portati dalle guerre politiche. Francesco era un santo che consolava gli afflitti con tenerezza, professando il perdono, senza mai dimenticare l’importanza della verità:
Per questo Francesco ha avuto il coraggio di mettersi di fronte ai re e ricordare che il denaro, che arricchiva le loro casse, era il sangue dei poveri“.

Lui vive in me (7)L’oratorio è stato diviso in quattro quadri. A raccontare la storia di San Francesco da Paola è la Penitenza, immaginata come una donna anziana, saggia, amorevole e stanca.
Dice don Laficara: “Il messaggio principale è incentrato sulla relazione intima tra Francesco da Paola e Gesù: l’oratorio ne racconta i tratti essenziali attraverso l’immagine simbolica della Penitenza, realizzata come una madre anziana fiera della vita di questo figlio santo. Il messaggio è che nella vita è essenziale saper custodire il bene imparando a porsi un limite, la bellezza di avere dei “no” che sappiano “difendere” i “si” più belli della vita”.
Toccante il monologo conclusivo, recitato, della Penitenza, in cui ricorda di non essere un premio per gli eroi della storia ma la possibilità di custodire il bene e goderne a lungo. Nell’ultima coppia di versi del monologo, viene invocato Francesco come “Luce della Calabria”, perché protegga i suoi figli e faccia vivere Cristo in loro.
Riguardo le sue impressioni sulla prima serata di “Lui vive in me”, don Massimo dice: “Quando scrivi “senti” dentro la musica e le parole, ma solo all’esecuzione capisci che tutto si è composto come desideravi e per questo la prima diventa l’incrocio tra soddisfazione o ripensamento, e in questo caso per me c’è solo soddisfazione per come hanno cantato solisti e coro, per come hanno suonato tutti gli orchestrali e soprattutto per quanta gente c’era e quanti riconoscimenti abbiamo ricevuto, è stata l’alchimia miracolosa di vedere realizzato quell’istante iniziale che aveva semplicemente immaginato tutto”.

Lui vive in me (13)E in effetti, la soddisfazione del pubblico si è palesata nei diversi minuti di applausi. Per un’ora il Duomo, gremito di persone, si è raccolto, completamente rapito dallo spettacolo che aveva davanti. I crescendo musicali, che salivano verso dopo verso, senza fretta, accompagnavano per mano i cuori degli spettatori, in una scalata emozionante e mai ripetitiva. Le perfette armonie di voci e orchestra, la potenza delle voci soliste e la tenerezza della voce narrante completavano un quadro generale squisitamente artistico e profondo.
Gli occhi di tutti facevano fatica a seguire i libretti con i testi, distribuiti prima dell’inizio della serata. Preferivano fuggire alla scalinata centrale, in cui si raccoglievano coro e orchestra, guardando alle spalle la sagoma del loro direttore d’orchestra, che visibilmente emozionato guidava gli artisti e coinvolgeva l’intera cattedrale. Ci rivela: “Confesso che avevo la sensazione che l’orchestra oltre alle note scritte sul pentagramma riuscisse a leggere l’emozione che in me avevano generato quelle note. In musica è un’esperienza miracolosa, oserei dire magica, difficile da raccontare ma di emozione incredibile. Inoltre sentire una cattedrale piena dietro le spalle che cantava il ritornello finale dell’oratorio è indescrivibile e ripaga le ore passate a scrivere”.
Tra le centinaia di persone che hanno preso parte all’oratorio sacro, anche il dott. Eduardo Lamberti Castronuovo e l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, che ha chiuso la serata rivolgendo i suoi complimenti a Don Massimo Laficara, al suo coro e all’orchestra. L’arcivescovo ha invitato a farsi avanti anche i genitori del sacerdote, perché “quando esistono persone così, i complimenti vanno fatti prima ai genitori”. Infine, l’arcivescovo ha consegnato a Don Massimo e all’associazione musicale San Filippo Neri una medaglia commemorativa, fatta realizzare appositamente in occasione del secentenario della nascita di San Francesco da Paola.
L’oratorio “Lui vive in me” verrà riproposto prossimamente, per rimanere aggiornati è possibile seguire la pagina Facebook del coro San Filippo Neri.