I Verdi Ecologisti della Calabria impegnati per il “SI” al Referendum

Mediterraneo: Greenpeace appello a Anci Sicilia stop trivelleIl Referendum del prossimo 17 Aprile rappresenta un momento importante per la vita del Paese, cosi come è avvenuto nei precedenti appuntamenti referendari. Infatti, attraverso l’Istituto del Referendum abrogativo i cittadini comuni, quelli che non sono rappresentati in nessun organismo istituzionale, possono decidere sulle sorti di una legge emanata dal Governo e/o dal Parlamento. Già solo per questo tutti i cittadini, aventi diritto, dovrebbero recarsi alle urne, a maggior ragione in questo periodo in cui il Parlamento e le altre istituzioni sono in parte delegittimate, sia dai sistemi elettorali che pongono l’elettore di fronte a scelte già fatte,sia dalla sempre più esigua partecipazione al voto da parte degli italiani, sempre più ala prese con un crescendo di delusione da parte di una classe politica inefficiente e a volte al limite della legalità. “Il motivo principale per il quale invitiamo tutti i cittadini calabresi e cosentini a votare – sostiene Aurelio Morrone, Portavoce dei Verdi Ecologisti calabresi – sta nel fatto che vogliamo un diverso sistema energetico per il nostro Paese, sistema che allo stato attuale non va nella direzione dell’abbandono dei combustibili fossili e dell’incremento delle energie rinnovabili. Modificare la legge precedente,che prevedeva un termine finito per la concessione all’estrazione di petrolio e gas, è un regalo ai petrolieri che, con la modifica introdotta nella Legge di Stabilita 2016, è stata codificata una concessione illimitata, considerato che la cessazione delle stesse avverrebbe quando il giacimento è esaurito. In questo modo non è più la norma a stabilirlo, per come avviene invece per tutte le altre attività produttive a cui gli italiani devono sottostare, ma i petrolieri stessi. In sostanza, con questa modifica,si fa un regalo ai petrolieri che,invece, a fine concessione avrebbero dovuto smantellare le piattaforme e bonificare l’area con proprie risorse. Nella realtà attuale si allungano i tempi (compiacenti) all’infinito e ci troveremo cosi come è avvenuto in passato, sia da parte pubblica che privata, che a pagare le bonifiche saranno i cittadini comuni ( vedi Marghera, Taranto, Crotone e quella miriade di siti inquinati da ditte e/o imprese poi fallite o prive di qualsiasi bene pignorabile). Il principio posto nel Trattato Europeo che recita:“chi inquina paga” nel nostro Paese tarda ad essere attuato perché ogni qualvolta ci si trova a doverlo rispettare si emanano dai governi delle norme che lo aggirano. Continuare a puntare sul petrolio – dichiara Aurelio Morrone – significa un ritorno al passato, sacrificando invece il futuro che è fatto di energie rinnovabili. Inoltre, 180 Paesi, a dicembre 2015,nell’ambito della “COP 21”, svoltasi in Francia, hanno sottoscritto un Documento che prevede un aumento di 1,5 gradi della temperatura, se si riduce drasticamente il consumo di energie fossili. Un Documento,si ricorda, firmato anche dall’Italia e dal Presidente del Consiglio,Matteo Renzi”.