“Colombiani d’Aspromonte” e “Calabresi delle Ande”: per una battaglia di legalità planetaria oltre i luoghi comuni

‘Ndrangheta, l’operazione “Colombiani d’Aspromonte” e il buon senso della battaglia planetaria per la legalità dall’Europa all’America Latina

Italia ColombiaIeri i Carabinieri di Reggio Calabria, su orine delle Procure della Repubblica dei Tribunali di Locri e Palmi, hanno eseguito un’altra straordinaria operazione all’insegna del ripristino della legalità sul territorio calabrese, sgominando un’imponente attività illecita dedita alla produzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Per questo motivo, richiamando la storica tradizione dei narcotrafficanti dell’America Latina, l’operazione è stata denominata “Colombiani d’Aspromonte”, con l’esecuzione di 42 arresti nei centri aspromontani di San Luca (RC) e Delianuova (RC).

Complimentandosi con le forze dell’ordine per l’ennesimo colpo contro la criminalità, interviene Néstor Guillermo Argüello, un colombiano di Bucaramanga “trapiantato” in Italia da 15 anni dove vive e lavora, precisamente a Reggio Calabria, perfettamente integrato nel tessuto sociale, sposato con una reggina e titolare di una società immobiliare che opera anche per diffondere la cultura della legalità. Ai microfoni di StrettoWeb, Néstor Guillermo chiarisce subito l’intento del suo intervento: “se in Colombia qualcuno avesse chiamato un’operazione contro la droga o la criminalità ‘Calabresi delle Ande’ mi avrebbe colpito allo stesso modo. Ieri è stato fatto un grande lavoro, ma quel nome tende ad esaltare luoghi comuni sulla popolazione colombiana che non è tutta delinquente, anzi. Purtroppo c’è una minoranza che, come sempre, condanna tutto il territorio o una comunità, proprio come succede qui da noi in Calabria, ma è meno dell’1% della popolazione. Ecco perchè non posso accettare quell’etichetta. Si mette un timbro su un popolo che non c’entra. Io ho vissuto 30 anni in Colombia e il 99% della popolazione si dissocia dalla criminalità, dalla droga, dalla mafia. La Colombia è un Paese che sta crescendo molto, si sta sviluppando a grandi velocità come certificano tutti i dati. La mia città, Bucaramanga, dà oggi grandi opportunità di investimento e ci sono tanti italiani impegnati lì per avere successo e costruire sviluppo. I colombiani sono un popolo che lavora onestamente ogni giorno, proprio come i calabresi. Anche noi subiamo i luoghi comuni di chi pensa e ritiene che siamo tutti ‘ndranghetisti. La cosa positiva della Colombia è che c’è il bianco (il bene) e il nero (il male), e che ognuno li chiama per nome. Invece noi qui in Calabria rischiamo spesso di rimanere nel grigio, di non capire bene i confini tra legalità e mafiosità, tra bene e male. In Colombia c’è la mafia, ci sono i narcotrafficanti, ma tutti lo sanno e ne prendono le distanze, sanno sin da bambini che devono fare una scelta, o stanno con i buoni o stanno con i cattivi e non c’è alcuna via di mezzo. Io sono un Architetto, ho realizzato in Italia alcuni progetti sociali e adesso ho un’agenzia immobiliare che lavora sempre per la legalità, ha una responsabilità sociale per promuovere le ricchezze della Calabria, opera nel settore del decoro urbano per stimolare la crescita e sviluppare la legalità. Che significa anche cultura. Contro ogni luogo comune, perchè in Calabria o in Colombia la lotta alla mafia per la legalità non ha confini ed è una battaglia criminale che deve unirci tutti oltre ogni stereopito. Anzi, dobbiamo combattere anche quelli: una battaglia di legalità non può che partire dalla cultura“.