Autorità Portuale, Messina va con Gioia Tauro: la crociata di Crocetta era una sceneggiata

Il Governatore aveva detto che la fusione rappresentava il tentativo della Ndrangheta di sbarcare in riva allo Stretto e aveva promesso la resa dei conti a Roma. Alla fine non si è neppure presentato al vertice istituzionale

Foto LaPresse - Guglielmo Mangiapane

Foto LaPresse – Guglielmo Mangiapane

Doveva essere l’occasione per far valere i diritti di Messina, per salvaguardare la vocazione portuale della città impedendo lo “scippo calabrese“. Doveva essere, insomma, una battaglia campale e invece si è trasformata nell’ennesima farsa: Rosario Crocetta, il presidente della Regione che aveva tuonato contro la svendita dell’Authority in caso di fusione con Gioia Tauro, alla Conferenza Stato-Regioni non s’è neppure presentato. E Messina, come da copione, è andata incontro al suo destino, ottenendo in deroga tre anni di autonomia sotto il profilo amministrativo. Un contentino per far calmare le acque, un cadeau per evitare l’escalation dei toni in città, come a Salerno e Savona. “

Siamo convinti che la riforma offra una maggiore competitività ai porti italiani, lasciando ampi spazi di autonomia e di iniziativa: il sistema della portualità italiana deve ritornare a correre se non vuole perdere traffici di notevole importanza, come già accaduto negli scorsi anni. Copenhagen e Malmoe hanno creato un’unica autorità portuale pur essendo in due Paesi diversi. La competitività è a livello globale” ha affermato Delrio a margine dei lavori.