A Reggio Calabria il consiglio comunale dei ragazzi: espressa solidarietà alla famiglia Parisi-Corrado

Il presidente del consiglio comunale con i ragazzi della FalcomatàLa decisione di non piegarsi alle ripetute minacce e di denunciare le intimidazioni mafiose alle forze dell’ordine che dopo accurate indagini hanno assicurato alla giustizia il presunto colpevole, è stata fatta da tutta la famiglia. Una presa di posizione certamente sofferta e travagliata, ma coerente con lo stile di vita assunto in famiglia e nella società. E’ stato questo il racconto della drammatica vicenda che stanno vivendo a Reggio Calabria, nel quartiere collinare di Gallina, fatto ieri sera dai docenti Martino Parisi, Serenella Corrado e i loro cinque figli, davanti ad un pubblico particolare.  Intanto, c’era tutto il consiglio comunale dei ragazzi accompagnato da numerosi alunni e loro genitori, e i docenti dell’istituto scolastico comprensivo Falcomatà Archi di cui la dottoressa Serafina Corrado è dirigente. E’ stato il baby consiglio a promuovere la seduta straordinaria presso la sede dell’associazione culturale Pentakaris oggetto delle minacce, con lo scopo di esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia Parisi-Corrado. Affermazione centrale degli interventi fatti dal baby sindaco Giuseppe Chirico e dal presidente del consiglio Andrea Melissari e dall’assessore alla legalità Sofia Malara, è stato perciò il pieno sostegno da rivolgere alla famiglia e alla dirigente scolastica per proseguire nell’azione di resistenza ai ricatti delle organizzazioni criminali, e l’invito rivolto alla società civile di stare uniti per realizzare a Reggio Calabria un concreto cambiamento culturale e sociale. E presto la seduta si è trasformata in una manifestazione pubblica di sicuro effetto perché nell’anfiteatro della Pentakaris a manifestare sostegno e solidarietà alla famiglia Parisi-Corrado sono state diverse autorità istituzionali: per l’amministrazione provinciale l’assessore alla cultura Edoardo Lamberti Castronuovo e il presidente del consiglio provinciale Antonino Eroi; per l’amministrazione della città metropolitana di Reggio, gli assessori Giovanni Muraca, Nino Zimbalatti, Giuseppe Marino e Armando Neri.

Presenti rappresentanti dell’arma dei carabinieri, della polizia e della guardia di finanza, nell’anfiteatro si sono poi, alternati gli interventi delle vittime reggine delle minacce mafiose il commerciante Tiberio Bentivoglio, lo chef Filippo Cogliandro e  Antonio Bartucci l’esponente politico dalla mafia costretto a lasciare la carica di sindaco di Rizziconi. E quindi, rappresentanti dell’associazionismo impegnato nella resistenza alla mafia: Barbara Cartella per “Libera” e anche nella veste di scout del gruppo Agesci di Archi, Alfredo Pudano di “Attendiamoci Onlus”, Natale Rodà di “Archi Carmine non ci sta”, Titti Siciliano dell’Istituto Italiano Anticorruzione, Attilio Tucci dell’ “Osservatorio anti ‘ndrangheta”. Per gli organi scolastici sono intervenuti Guglielmo De Carlo, presidente del consiglio d’istituto, la tutor del baby consiglio docente Fortunella Tramontana, l’animatore Daniele Quartuccio, l’educatore Riccardo Mauro nella veste anche di delegato  del sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà alla costituzione della Città Metropolitana. Di cultura e di educazione dei giovani al rispetto delle regole quale mezzi efficaci per contrastare  “l’affermazione dei poteri mafiosi” e di strumenti musicali quali “armi di pace” da opporre alle pistole e alle sopraffazioni mafiose, ha parlato nel suo intervento di risposta il professore Martino Parisi presidente del’Accademia Pentakaris.Infine, l’accorato intervento della dirigente  Serafina Corrado che ha raccontato la sua esperienza di mamma che con i figli ha riflettuto sulle minacce subite da tutta la famiglia, sui possibili rischi anche alla loro incolumità fisica, e sull’appoggio pieno ricevuto dagli stessi figli di non cedere al ricatto e coerentemente al suo ruolo di educatore, di denunciare alla giustizia i fatti e dimostrare fiducia nell’azione dello Stato. Che nella realtà di Reggio Calabria non è certamente una scelta facile, ma necessaria per essere di esempio di un concreto cambiamento culturale, e naturale per “camminare a testa alta”.

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