Reggio, morte di Matteo Armellini: la Cgil ha organizzato un sit in per sensibilizzare l’opinione pubblica

CROLLO PALCO PAUSINI:TESTIMONE, FINITI A TERRA IN UN SECONDOIl 5 marzo 2012 moriva Matteo Armellini durante la realizzazione del palco per il concerto di Laura Pausini. A distanza di 4 anni dalla sua morte il processo che vede sei indagati (il settimo ha patteggiato) rischia di non arrivare al suo epilogo a causa del trasferimento del Giudice presso altro Tribunale. Questo comporterà la rinnovazione del dibattimento, pertanto le attività fin qua svolte potranno, su richiesta delle difese degli imputati, essere ripetute con ulteriore aggravio dei tempi processuali. Si rischia pertanto di non arrivare in tempo a conoscere la verità processuale alla quale la mamma Paola, i suoi familiari, i colleghi di lavoro, gli amici e tutti coloro che si battono per il rispetto delle norme della prevenzione e sicurezza sul lavoro da sempre. All’udienza di ieri 3 marzo il Giudice ha ufficializzato il suo trasferimento presso altra sede e in questa occasione la SLC-CGIL Calabria con il suo Segretario Regionale Daniele Carchidi , la CGIL Nazionale con il componente del Dipartimento Nazionale lavoratori dello spettacolo Umberto Carretti e il Segretario Confederale della CGIL Reggio Calabria Locri Gregorio Pititto, hanno organizzato un sit in per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa triste vicenda. “Vogliamo la verità affinché la giustizia trionfi, qualunque essa sia” – sostiene in una nota il Segretario Confederale della CGIL Reggio Calabria Locri Gregorio Pititto – “non vogliamo vendetta ma Giustizia e ci batteremo fino in fondo perché ciò si realizzi”, – continua il Segretario – “il primo passo sarà quello di sollecitare la nomina di un nuovo Giudice che possa fin da giorno 11 luglio, data della prossima udienza, iniziare nuovamente la fase dibattimentale accelerando l’iter processuale per recuperare il tempo perduto”. Le indagini, certamente complesse, sono durate 2 anni ed il processo iniziato nel 2014 oggi registra una battuta d’arresto che riporta indietro le lancette del tempo procurando ulteriore dolore a Paola, anche ieri come sempre presente all’udienza, visibilmente provata non è riuscita a rilasciare dichiarazioni alla stampa al termine dell’udienza. Un dolore composto, dignitoso, di una madre che chiede verità e rispetto per suo figlio e che rappresenta tutte quelle madri che danno un bacio ai figli che escono per andare a lavoro e non vi faranno più ritorno. Le chiamano “morti bianche” ma di bianco hanno solo il colore delle lenzuola che coprono i loro corpi e sotto quelle lenzuola (più di mille ogni anno) si chiede solo giustizia.