Reggio, l’associazione “Dacci una zampa” risponde ad “Aratea”

canile mortara“In riscontro ad un comunicato diffuso di recente dall’Associazione Aratea, nel quale viene addebitata la mancata apertura della struttura di Mortara alla scrivente Associazione Dacci una Zampa ONLUS , corre l’obbligo di offrire qualche chiarimento ai cittadini tutti e non solo a quelli, già abbastanza edotti, che da molti anni seguono la cronaca del randagismo in città, in quanto detta nota distorce palesemente la realtà dei fatti”. Lo affermano in una nota i volontari dell’associazione “Dacci una zampa Onlus”.

“Innanzitutto, sia detto per inciso, non è nelle facoltà di una singola associazione locale impedire l’avvio di un servizio previsto dalle leggi regionali, nazionali e comunitarie, di fatto mai entrato in funzione nella Provincia di Reggio Calabria. E’ vero, piuttosto, che questa situazione  è stata più volte denunciata dall’Associazione Dacci una Zampa ONLUS presso tutte le sedi competenti (Procura della Repubblica, Ministero della Salute, Prefettura, il Corpo Forestale dello Stato, Comune, etc).  E’ giusto che tutti i cittadini sappiano, invece, che la parte sanitaria della struttura di Mortara è già da tempo libera (precisamente da ottobre 2014) e nella disponibilità del Comune,  che ben potrebbe consegnarla al servizio veterinario dell’ASP, per l’individuazione del gestore e la messa a regime dei servizi sanitari. Aggiungiamo ancora che lo scorso mese di febbraio è stato effettuato un sopralluogo da parte del servizio veterinario dell’ASP, durante il quale è stato accertato  che le strutture destinate a canile sanitario si presentano libere da cose persone e cani oltre che pulite e disinfettate, come risulta da apposito verbale redatto e  inviato al Comune di Reggio Calabria per le relative competenze. Non si comprende, pertanto, l’attacco gratuito perpetrato nei confronti della scrivente Associazione, che sarebbe colpevole di ostacolare la fruizione del canile sanitario. Piuttosto  chi scrive  sconosce la procedura e le normative al riguardo, se è vero che fa riferimento  ad una presunta convenzione stipulata dall’ASP  per la gestione della parte sanitaria, cosa impossibile, poiché (e questo dovrebbe essere noto a chi si occupa di randagismo) il DCA n.32 del 2015 ha sostanzialmente modificato tutta la disciplina riguardante la gestione dei canili sanitari , dettando delle precise regole sia sulla gestione sia sul soggetto gestore.

La mancata apertura del Canile di Mortara  non dipende, pertanto, dalla presunta occupazione addebitata ai volontari, ma probabilmente da prese di posizione di chi vorrebbe  “per capriccio”  i volontari fuori dalla stessa, dimenticando, peraltro, che Dacci una Zampa è un’associazione ANIMALISTA e come tutte le associazioni animaliste ha il diritto e il dovere (previsto dalla legge) di cooperare con i gestori delle strutture e controllare  l’operato degli stessi, poiché può accadere, come nel caso di Mortara che la gestione venga affidata a soggetti che associazioni animaliste non sono. In ogni caso chi opera all’interno della struttura non può svolgere contemporaneamente funzioni di controllore e controllato, per cui è indiscutibile la presenza delle associazioni animaliste all’interno della stessa,“nessuno escluso”.

“Quanto ai presunti “interessi personalistici” addebitati ai volontari colpevoli di permanere all’interno della struttura, si ricorda che gli stessi, lungi dall’ostacolarlo, hanno provveduto, sostituendosi all’inerzia delle istituzioni, a fornire un servizio alla cittadinanza a titolo totalmente gratuito, dando un senso al pagamento di quei canoni di luce ed acqua che da ben otto anni venivano pagati a vuoto dalla comunità, essendo la struttura chiusa e abbandonata a se stessa. Il servizio reso si è rivelato efficiente anche dal punto di vista sanitario atteso che l’Associazione, ha provveduto, di tasca propria, a far effettuare, a tutti i cani transitati nella struttura, le dovute profilassi veterinarie nonché a sterilizzare gli stessi. Si rammenta che dal 7 luglio 2014 ad oggi oltre 850 cani sono stati accuditi e circa 650 sono andati in adozione (tutto documentabile tramite anagrafe canina dove sono stati regolarmente annotati i passaggi di proprietà). E’ ovvio che detto  servizio  si è tradotto in un cospicuo  risparmio per le casse comunali. In ogni caso, ancor prima della notizia dell’ordinanza di sgombero, e anche successivamente alla stessa, varie sono state le richieste ufficiali inoltrate al Comune per la risoluzione civile e pacifica della questione, nell’esclusivo interesse dei cani, richieste rimaste sempre prive di riscontro. Quello che interessa all’Associazione, si ribadisce, non è ostacolare alcun servizio (atteso che per anni si è battuta affinché il servizio, soprattutto quello veterinario, venisse attivato) ma continuare a fare quello che ha sempre fatto, ossia salvare i cani e soprattutto continuare ad occuparsi di quelli che la stessa ha curato e gestito per anni con le proprie forze, quei cani recuperati dalle situazioni più disperate, che vedono nei volontari la loro famiglia, cani disabili, tripodi, martoriati nel corpo e nello spirito, cani che hanno bisogno di assistenza continua anche per i più elementari bisogni quotidiani. È un dato di fatto:  i cani ci sono e devono essere accuditi, non possono essere certo sbattuti in mezzo ad una strada né essere gestiti da chi non può vantare alcun diritto sugli stessi, non li ha mai conosciuti. Anche per questo è stato interpellato il comune affinché faccia intervenire il servizio veterinario AREA C dell’ASP (benessere animale) per trovare una soluzione che tenga conto dell’esclusivo  benessere e interesse dei cani. Non si comprende quindi sulla base di quale normativa riguardante la tutela ed il benessere animale qualcuno si sia addirittura arrogato il diritto di gestire quei cani- peraltro  microchippati a nome dell’Associazione Dacci una Zampa per il tramite dei propri soci- di concerto con un comitato consultivo inesistente, dietro idoneo pagamento ovviamente, e in assenza di precise indicazioni e prescrizioni da parte delle autorità a ciò deputate. Qualcuno che si è sempre disinteressato del fenomeno del randagismo ed oggi si pone addirittura come punto di riferimento per la città per la risoluzione della piaga  e che nascondendosi dietro il baluardo della legalità in concreto non ha mai mosso un dito per salvare alcun cane”.

“Dissociandoci da vacue chiacchiere che hanno il solo fine di distogliere l’attenzione dalle reali problematiche che riguardano il randagismo in città, auspichiamo l’immediata apertura del canile sanitario nel rispetto della normativa di settore e la risoluzione della problematica afferente i cani gestiti dalla nostra Associazione nell’ottica di una collaborazione tra istituzioni che tenga conto del primario benessere degli animali”.