Reggio, la replica della dipendente del Centro Jonico Riabilitativo “Cejri” all’Associazione Onlus “Amici di Nicola”

disabileDi seguito la replica di Maria Grazia Staltari, dipendente del Centro Jonico Riabilitativo “Cejri” con sede in Bianco, a seguito di alcune comunicazioni ufficiali diffuse nei giorni scorsi su le sopra elencate testate giornalistiche e televisive nonché sulla pagina dell’Associazione Onlus “Amici di Nicola”

La sottoscritta Maria Grazia Staltari, nata a Cinquefrondi (RC) il 04.04.1989 e residente in Canolo (RC), dipendente del Centro Jonico Riabilitativo “Cejri” con sede in Bianco, a seguito di alcune comunicazioni ufficiali diffuse nei giorni scorsi su le sopra elencate testate giornalistiche e televisive nonché sulla pagina dell’Associazione Onlus “Amici di Nicola”, con la presente, ritiene opportuno porre alcune puntualizzazioni in relazione ai fatti narrati circa il danno fisico occorso al giovane Nicola Romeo, durante una seduta riabilitativa dalla scrivente espletata. Preliminarmente giova precisare come le comunicazioni diffuse attraverso mezzo stampa appaiano in alcuni tratti ambigue in relazione all’operato professionale della sottoscritta operatrice, Dottoressa in Fisioterapia, specializzata inoltre in idrokinesiterapia la quale periodicamente segue i necessari e obbligatori corsi di aggiornamento professionale. Si riscontra, infatti come, non sia specificato che il caro e giovane Nicola sia stato terapeuticamente seguito dalla sottoscritta non solo in tempi precedenti all’evento spiacevole e accidentale accaduto ma anche in tempi successivi al fatto. Si dimentica, inoltre, di specificare come la scrivente, abbia professionalmente seguito Nicola con dedizione e passione, proseguendo la propria attività sanitaria, alla luce della delicata situazione del giovane nonché dell’attaccamento affettivo nato dalla propria attività. Ciò posto, si vuole chiarire come le comunicazioni alla stampa, inerenti la predetta vicenda, che non avrebbero dovuto riguardare la professionalità della sottoscritta –  innanzitutto per l’assenza di dolo e in secondo luogo perché la stessa ha prestato la propria opera a seguito delle direttive del proprio datore di lavoro e non in qualità di libero professionista – ambiguamente narrano di un episodio dove la stessa “Staltari Maria Grazia durante un esercizio riabilitativo accidentalmente faceva cadere in avanti il ragazzo, il quale finisce a urtare con il mento a terra e, procurandogli un danno…”. 

Se la caduta, per come realmentFOTO_Disabilee avvenuto – tra l’altro in presenza della mamma del giovane Nicola – è stata accidentale non pare logico sostenere che la stessa  “faceva cedere” e soprattutto “procurandogli un danno” posto che – a meno che non si voglia sostenere una volontarietà della caduta – i predetti termini appaiono fuori luogo, incoerenti e soprattutto pretestuosi nel momento in cui, generalizzando si afferma che “questa gente anziché guarire arreca gravi danni psicofici, morali e pecuniari agli utenti..”, delegittimando il comune lavoro di equipe dei dipendenti della struttura, i quali hanno creato, nel tempo, una solida rete professionale al servizio degli utenti basata sulla collaborazione, sul confronto, sulla solidarietà, sul rispetto del lavoro degli altri indipendentemente dal ruolo ricoperto e sempre in linea con il codice deontologico della professione svolta, al fine di garantire la massima professionalità agli utenti del Centro. Altamente lesivo della dignità e della professionalità degli operatori – in particolar modo della scrivente, il cui nome si accosta negativamente alla vicenda – quest’ultimo passaggio lascia intravedere una spiacevole ed inspiegabile sofferenza soggettiva verso la terapeuta piuttosto che il disappunto – giusto o sbagliato che sia – sulla controversia sorta per motivi non legati alla personale attività terapeutica con il centro riabilitativo per il quale la sottoscritta presta regolarmente la propria opera professionale, possedendo i requisiti previsti dalla legge e soprattutto le competenze sanitarie necessarie per espletare la propria attività, non necessitandosi – a giudizio della scrivente – allo stato nessuna “verifica sui requisiti dei dipendenti” che, per il personale caso, sono sempre e comunque a disposizione di chi volesse verificarli. Al contempo, giova precisare che, nel momento in cui si dovesse rendere necessaria la presentazione ufficiale degli stessi – magari alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, innanzi alla quale si spera di essere convocati per chiarire definitivamente, una volta per tutte, i contorni della spiacevole vicenda – non vi sarebbe alcuna esitazione nel fornire la massima collaborazione. Ad ogni buon conto, informo le SS.VV. Ill.me che ho provveduto ad affidare sia i comunicati stampa sia ogni altra pubblicazione ad un legale di fiducia che in via cautelativa e nel rispetto della mia immagine professionale seguirà, unitamente a me, nel mio interesse il proseguo di detta vicenda.

Maria Grazia Staltari