Reggio, Chizzoniti sulla Fondazione Unitas Catholica: “grandi responsabilità della Regione Calabria”

Unitas-Catholica-Reggio“Con riferimento al contenzioso Fondazione UNITAS Catholica – Regione Calabria, apprendiamo tutt’altro che sorpresi dell’esilarante puntualizzazione del Dirigente Generale Regionale Dott. Antonio Nicola De Marco, che interviene con distaccata superiorità semplicemente per autoassolversi dalle pesantissime responsabilità che si addensano in ordine al cinico ancorché deliberato omesso pagamento di quanto da tempo dovuto all’UNITAS Catholica con gravissimi effetti collaterali quantomeno nei confronti dei piccoli ospiti e di tutti i dipendenti da tempo immemorabile non retribuiti. Più da compiangere, quindi, che da condannare lo spericolato tentativo dello stesso di “nobilitare” le denegate spettanze alla Fondazione amministrata dal Prof. Antonio Foderaro poiché quest’ultimo, quanto al secondo semestre 2014 si sarebbe capricciosamente rifiutato di rilasciare la dichiarazione viscidamente profilata con la sopravvenuta legge finanziaria regionale n. 27 del 15/12/2015 il cui art. 9, con esclusivo riferimento alla copertura finanziaria dei servizi socio-assistenziali, introduce al comma 5 una norma-truffa, sicuramente incostituzionale, addirittura con efficacia retroattiva e palesemente discriminatoria poiché non estesa a tutti gli altri creditori della Regione”, scrivono in una nota gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti. “Laddove - proseguono i due avvocati- la stessa prevede che il dipartimento competente prima di liquidare o pagare le pur incontestabili ragioni creditorie, anche se come nella specie maturate antecedentemente al dionisiaco ius superveniens, è tenuto ad acquisire prioritariamente presso le strutture accreditate “apposita dichiarazione, da rendersi nei modi di legge (?), di non aver ceduto il credito ovvero di non aver proposto azione esecutiva per il medesimo credito”. Dimenticando per un verso la previsione di cui all’art. 11 delle preleggi al Codice Civile secondo il quale “la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”; per altro ponendosi in netto conflitto con il modello tecnico di cui all’art. 1260 c.c. che disciplina la cedibilità dei crediti, pro soluto o pro solvendo che sia, dilatando clamorosamente la dichiarazione capestro anche ad azioni esecutive pur ritualmente proposte per la realizzazione dei medesimi crediti. Sconvolgendo con agghiacciante disinvoltura il diritto delle obbligazioni che sul versante della gerarchia delle fonti non può essere dissacrato da opachi e subdoli approdi legislativi regionali ispirati dalle astuzie volpine di taluni sottil giuristi territoriali, mai sazi di utopie. Inutile – aggiungono i due avvocati- dire che il Dott. De Marco, rifugiandosi dietro il famigerato art. 9 co. 5 della legge ut supra richiamata, si contraddice strepitosamente con la nota n. siar 3233 dell’11/01/2016 con la quale la Dirigente del settore e il Responsabile dell’UOD hanno comunicato invece alla Fondazione che “per le fatturazioni del secondo semestre dell’anno 2014 non è stato possibile procedere alla relativa liquidazione a causa di un saldo negativo sul corrispondente capitolo di bilancio”. Nulla a che vedere quindi con l’assunto di cui all’impavida precisazione del 25/03/2016 a firma De Marco saldamente ancorata esclusivamente alla dichiarazione non resa dal sempre più costernato Prof. Foderaro. Affiora quindi la ratio ispiratrice della tenebrosa legge regionale palesemente finalizzata (all’art. 9 comma 5) a condizionare la condotta di una parte dei creditori – figli di un Dio minore – con ingannevoli previsioni legislative ad hoc sanzionate con la reiterazione del gelido rifiuto a pagare. Solo perché il creditore, come nel caso della Fondazione UNITAS, ha avuto l’ardire e l’ardore di rivolgersi alla Giustizia Civile – che comunque tarda a manifestarsi – richiedendo l’emissione di un decreto ingiuntivo dopo anni di sbadigliante letargia politico-burocratica volto alla realizzazione per via giudiziale anche del costo delle rette ex ante riquantificate in melius dalla Regione Calabria con delibera n. 458 del 24/07/2009 coordinata con la L.R. n. 8 del 26/02/2010 mai abrogata!

Ma il Dott. De Marco, proseguendo spericolataAurelio Chizzonitimente sulla strada ormai collaudata della temeraria restrizione degli attoniti creditori, non si accorge che il selciato è ormai logoro ed impraticabile per cui, si spinge infidamente fino ad affermare di non aver potuto pagare i crediti riferiti all’anno 2015 “atteso che la struttura ha inviato solo lo scorso febbraio c.a. le fatture elettroniche relative al 2015”. Mentre, invece, le stesse emesse (conformemente alla delibera regionale n. 458 del 2009) in data 27/07/2015 per il primo semestre 2015, sono state inviate elettronicamente in data 3 e 5 agosto. Viceversa, come avremmo potuto articolare nell’ottobre 2015 la richiesta monitoria – tutt’ora sub iudice – prima ancora che le fatture fossero state inviate alla Regione Calabria? Soltanto un provocatorio insulto a quarantuno anni di professione, oppure la reiterazione – cognita causa – della sterilizzante limitazione dei sacrosanti diritti dei sempre più vessati creditori ai quali per legge-truffa regionale è fatto conseguentemente divieto di cedere i crediti o di attivare azioni esecutive per la realizzazione degli stessi? Tentando, per l’effetto, di fronteggiare l’imponente massa debitoria regionale accumulata nei confronti degli enti convenzionati attraverso crudeli e perversi meccanismi la cui efficacia è stata accuratamente perimetrata esclusivamente ai servizi socio-assistenziali. Escludendo, e non occasionalmente, i creditori di altri comparti, creando contestualmente inesorabili, spietate ed elastiche condizioni strategiche per poter opporre ed imporre d’imperio a tantissime strutture, che sul territorio regionale erogano fondamentali servizi socio-assistenziali, un eloquente “prendere o lasciare”. Palesemente teso allo sprezzante azzeramento delle stesse (Calabria Etica bis?), obbiettivo tutt’altro che mascherato ed ancorché veicolato attraverso un deragliante, malvagio abuso mai perpetrato in quasi cinquanta anni di regionalismo calabrese. Prosit”, concludono gli avvocati.