Problemi di trascendenza in Camposanto Mon Amour

Camposanto Mon Amour 2

Atmosfere buie e dense di fumo si alternano a momenti più ilari nella commedia musicale “Camposanto Mon Amour”, andata in scena ieri al Teatro Savio in prima nazionale per la rassegna “Atto Unico, Scene di Vita, Vite di Scena”. Ad accogliere le cinque attrici e i tre musicisti in scena, un pubblico numeroso e attento che alla fine di entrambe le repliche ha salutato gli interpreti con applausi energici e soddisfatti. La commedia – che ruota tutta intorno al tema della morte, affrontato da quattro becchini chiusi dentro il Camposanto (Gabriella Cacia, Elvira Ghirlanda, Milena Bartolone e Francesca Gambino) – è caratterizzata da un tono sarcastico e fortemente pungente e indaga il rapporto dei vivi con i morti, mettendo a nudo tutte le debolezze dell’animo umano e cogliendo l’occasione per sottolineare tutte le nevrosi dell’uomo anche nel suo rapporto con la vita, grazie anche all’intervento di un fantasma (Laura Giannone) che vaga per il cimitero. “La morte non esiste, perché quando lei c’è noi non ci siamo più”, ecco la sintesi che ben riassume – come nelle intenzioni dell’autore Paride Acacia, anche regista dello spettacolo – l’atteggiamento dell’uomo verso la morte, il suo totale rifiuto, l’incapacità di accettare l’esistenza di un “dopo”. Emergono disagi, ansie, paure tutto ciò che di irrisolto può esserci nella vita, partendo dalla morbosità di chi la passa piangendo i morti al cimitero – come Giacomino Salenitro – al menefreghismo di chi i morti li ricorda portando un bottone solo qualche giorno. All’idea di una morte distruttrice che termina ogni genere di esistenza, si mescola un insano terrore per la vita, come quello della becchina Saturnia, ex attrice e cantante che non riesce più ad affrontare il palcoscenico e si perde tra ansiolitici, calmanti e antidepressivi.

Fa da eco la becchina CinCamposanto Mon Amourabro che non accetta la noncuranza dell’amministrazione comunale e mette in campo la sua fissazione per la magia – e in particolare per la “malanova” – in modo da ottenere una giusta sepoltura per Martino Zolfo, celebre attore scomparso da poco e poi completamente dimenticato al deposito del cimitero. Il dialogo tra le becchine in scena è veloce, a tratti grottesco e si alterna con parti affidate al canto, sostenute dalle coreografie di Sarah Lanza e accompagnate dalle musiche di Massimo Pino e Paride Acacia eseguite dal vivo dallo stesso Pino insieme a Simona Vita e Peppe Pullia Solo la catastrofe – evidente riferimento all’alluvione di Giampilieri – porta alla rinascita e a un nuovo modo di intendere la morte e, dunque, a un pacificato rapporto con la vita. Note più chiare chiudono lo spettacolo, gettando luce su una nuova prospettiva rispetto al post mortem. Il prossimo appuntamento della rassegna Atto Unico sarà domenica 3 Aprile con “Bloom’s day” da “Ulisse” di Joyce, diretto da Claudio Collovà, interpretato da Sergio Basile e prodotto dal Teatro Argot di Roma. Come sempre in doppia replica al Teatro Savio, ore 18 e 21.