La denuncia del Sulpi: “mentre il medico opera un paziente si chiude l’ortopedia di Locri”

medico“All’ASP di Reggio Calabria tutto può succedere, persino la chiusura del reparto di Ortopedia e Traumatologia per carenza di personale Medico. Il fatto risale a ieri: a seguito di una disposizione di servizio, la n. 653/DSH firmata dal Direttore Sanitario, viene trasferita una Infermiera Professionale dal reparto di Ortopedia e Traumatologia all’U.O. di Oncologia, motivando tale trasferimento dal temporaneo blocco dei ricoveri presso l’U.O. di Ortopedia. L’ospedale Spoke di Locri, al centro di un territorio interessato da continui incidenti stradali, da traumi, infortuni domestici e da lavoro, non può più disporre di ricoveri in Ortopedia e Traumatologia”, scrive in una nota il segretario generale del Sulpi Giuseppe Gentile. “Viene a perdere così le funzioni di ospedale di riferimento -prosegue-  e le ambulanze dovranno fare la spola, forse per l’intera Calabria, per trovare un posto dove trasferire i traumatizzati. Questo perché l’altro ospedale Spoke di Polistena probabilmente non riuscirà a garantire i posti letto per l’utenza della fascia ionica, né tantomeno potrà farlo l’Ospedale di Melito. Si tratta quindi di sballottare gli ammalati, con le ossa rotte, a passeggio per centinaia e centinaia di chilometri. L’inquieto scenario ci consegna una sanità inutile e dannosa per i cittadini della provincia di Reggio Calabria; scritta in termini futuristici e forse inadeguata ma, sempre, in attesa di attuazione con tempi biblici e lontanissimi dalle esigenze dell’ammalato. D’altro canto – aggiunge- i Commissari dell’ASP possono soltanto rincorrere i mille problemi quotidiani e cercare di risolverne qualcuno. Sarebbe ingeneroso addossare loro la colpa dello sfascio che perdura da decenni ma siamo sicuri di un loro intervento immediato, ancorché con i limiti imposti dal loro mandato.  Eppure qualcuno deve decidere subito su come ripristinare le funzioni ottimali di tutti i servizi e reparti dell’ASP di Reggio Calabria, assegnando estrema priorità e celerità alle branche chirurgiche dove, o si interviene tempestivamente, oppure il rischio clinico diventa altissimo e può determinare danni irreversibili o addirittura la morte dell’ammalato. Siamo cittadini calabresi e amiamo la nostra terra ma, non vogliamo e non possiamo più pagare e strapagare un diritto fondamentale, come quello alla salute, per poi trovarci con servizi pubblici essenziali chiusi per carenza di personale medico, infermieristico e di supporto. E’ ora di dire basta allo scempio delle privatizzazioni, ammende e prebende agli amici e pensare alla politica per i cittadini mettendo la parola fine ai commissariamenti della sanità calabrese. E’ tempo di assegnare alla politica vera le responsabilità del consenso elettorale e dare risposta a questo lembo di  terra di Calabria additata come quella più spendacciona dell’intera Europa. Le responsabilità permangono in seno al Governo nazionale e Regionale e tutti i cittadini ne sono consapevoli”, conclude.