A Gioia Tauro la presentazione del libro “Cornutissima, semmai! Controcanto della Sicilia buttanissima”

poesiaIl 19 marzo 2016, nell’ambito delle manifestazioni per le Giornate di Primavera FAI – Fondo Ambiente Italiano a Gioia Tauro, si terrà presso la Biblioteca Comunale di Palazzo Baldari la presentazione del libro “Cornutissima, semmai! Controcanto della Sicilia buttanissima” di Valerio Musumeci (Circolo Proudhon edizioni). Insieme all’autore parleranno del volume il giornalista Domenico Latino de La Gazzetta del Sud e l’Assessore alla Cultura di Gioia Tauro Francesco Maria Toscano.  «Può apparire singolare presentare in Calabria un libro che già dal titolo si riferisce espressamente alla Sicilia» dice l’autore a proposito dell’opera «Ma la cornice messa a disposizione dal Comune di Gioia Tauro offre spunti interessanti per capire che in verità il collegamento c’è. A Palazzo Baldari, dove si svolgerà la presentazione, dormì – stando alle cronache cittadine – Giuseppe Garibaldi di ritorno dall’impresa dei Mille. Si vede allora come una figura storica determinante per le sorti non molto magnifiche della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia post-unitari, di cui mi occupo diffusamente sin dalle prime pagine del saggio, ritorni centocinquantacinque anni dopo a suggerirci col suo ricordo che da lì, dal 1861 – anno zero per il sud Italia – dobbiamo partire per cercare di comprendere i problemi che ad oggi vessano le nostre terre». «Sarà pure interessante vedere» continua Musumeci «quale sia stata la reazione psicologica di siciliani e calabresi di fronte all’Unità e a tutto ciò che ne seguì. Questa reazione io la chiamo gattopardismo: ovvero l’attitudine sotterranea e costante, direi carsica con la quale i cittadini affrontano ormai da secoli le dinamiche del potere prima baronale e successivamente italiano. L’attitudine cioè a sopravvivere in una nicchia di non-presenza (tale e quale, ribaltata, a quella espressa da Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo, ove l’antica nobiltà siciliana è portata a traslarsi in un mondo che non conosce ma che deve accettare per sopravvivere) dalla quale supinamente ma degnamente condurre la propria esistenza, senza troppo badare a finezze quali l’impegno civico, la coscienza civile, la cosa pubblica e quant’altro. Questo» conclude l’autore «in Sicilia lo diciamo così: caliti juncu ca passa la china. Piegati giunco, senza spezzarti, in attesa che la piena passi e si possa tornare a respirare».