Università Mediterranea, i sindacati: “il direttore generale non ha rispettato gli obiettivi”

università mediterranea“Il 13 gennaio 2013 il Prof. Zimbone, già Preside della ex facoltà di Agraria del nostro Ateneo, presentava alla comunità accademica il programma di gestione, da attuare durante il suo nuovo incarico di Direttore Generale per il triennio 2013-2016. Alla fine del triennio, ed alla luce del rinnovo appena deliberato dal CdA, col solo voto contrario del rappresentante del Personale Tecnico Amministrativo, ci permettiamo di analizzare, tra gli innumerevoli obiettivi declinati nel suo ambizioso programma, quello del “Miglioramento Organizzativo” per capire cosa abbia concretamente realizzato il Direttore Generale e per spiegare il motivo per cui il rinnovo del Prof. Zimbone è, a nostro avviso, un azzardo dal punto di vista amministrativo e gestionale. Nel programma di gestione, con un lungo preambolo, si parlava del contesto, di quanto fosse complesso e repentino il cambiamento normativo che investe il sistema universitario e, di conseguenza, di quanto fosse necessario reagire in termini di qualità, trasparenza, promozione del merito e semplificazione dei processi. Reazione che avrebbe dovuto prendere avvio dalla riorganizzazione degli uffici dell’Ateneo, dall’aggiornamento del piano delle performance e dalla valorizzazione del personale tecnico amministrativo”, scrivono in una nota i sindacati RSU (Pasquale Ligato – Giuseppe Toscano), FLC CGIL (Roberto Vinci), USB PI (Massimiliano Severino), SNALS – CISAPUNI (Giuseppe Pangallo), CISAL (Domenico Favasuli Foti). “Francamente, a nostro modesto parere -proseguono- non ci risulta che, in 3 anni, il Direttore Generale abbia anche solo provato a muoversi in alcuna delle direzioni promesse per cui possiamo ritenere che esse siano state solo parole di circostanza oltre che inconsistenti, visto che non sono stati svolti né sono in corso lavori preparatori di alcun tipo. O forse siamo noi a non aver capito e percepito i cambiamenti attuati? Può darsi che – aggiungono- il Direttore Generale abbia pensato che il miglioramento organizzativo si possa realizzare con frettolosi e incoerenti trasferimenti di personale da una struttura ad un’altra dell’Ateneo, oppure con il consentire a personale esterno (non chiaramente inquadrato giuridicamente) di svolgere funzioni e compiti di ampia portata strategica e contemporaneamente de-mansionare il personale non in linea con lui. D’altronde non c’é stato contraddittorio con la RSU e le organizzazioni sindacali che hanno puntuale conoscenza delle attività lavorative, svolte nei diversi luoghi di lavoro, oltre a essere i garanti per legge del contratto nazionale e di quello integrativo Altra promessa puntualmente disattesa riguarda la “creazione di occasioni di confronto con il personale… un rilevante presupposto per il buon esito della gestione”, concludono

Non ci risulta infatti che nel corso del università-mediterraneasuo mandato il Direttore Generale abbia avviato percorsi di discussione con tutto il personale, né con gruppi di dipendenti, al fine di favorire la cooperazione e l’integrazione professionale e organizzativa. Né ha tantomeno avviato, dove possibile, un percorso di riorganizzazione degli uffici centrali e dei dipartimenti,con la rotazione del personale in un quadro di arricchimento delle competenze ed in ottemperanza della normativa anticorruzione. Ecco perché avremmo preferito che alla fine del suo mandato e in procinto del suo possibile rinnovo il Direttore Generale avesse sentito il bisogno di dare conto, non solo al Personale Tecnico Amministrativo ma a tutta la comunità accademica e soprattutto agli organi di governo deputati alla decisione sulla sua conferma, dell’esito del triennio in termini di miglioramento delle condizioni dell’Ateneo sotto tutti i punti di vista, al fine di consolidare la strada intrapresa e fornire spunti per ulteriori miglioramenti. Invece niente. Il Magnifico Rettore, ben supportato dal silenzio del Direttore Generale, ha preferito far passare il rinnovo di una delle più importanti e prestigiose cariche istituzionali dell’Ateneo attraverso un banale decreto portato a ratifica degli Organi di Governo dell’Ateneo, come se la cosa fosse del tutto scontata e automatica, senza avere la sensibilità di voler ascoltare cosa ne pensassero gli altri interlocutori istituzionali, con particolare riferimento il CdA cui la legge, peraltro, conferisce il potere di rinnovare o meno l’incarico del Direttore Generale. E sarebbe anche passato nel silenzio se i rappresentanti del personale tecnico amministrativo non avessero fatto emergere il triste escamotage facendo correggere in corsa l’ordine del giorno di Senato Accademico e CdA. A poco serve che il Rettore, per sostenere il rinnovo dell’incarico del D.G., abbia elencato una serie di articoli in cui si parla bene della Mediterranea. Pur non considerando che la maggior parte di questi articoli sono frutto dell’interpretazione di comunicati stampa prodotti dallo stesso Ateneo – quindi una specie di auto promozione – se ne potrebbero citare altrettanti e ben più autorevoli nei quali si legge in maniera evidente il veloce declino dell’Ateneo; uno fra tutti quello de Il sole 24 ore in cui si sottolinea che l’Ateneo di Reggio Calabria ha perso il 40% degli iscritti nell’ultimo quadriennio. E non si può sempre attribuire la colpa solo alla precedente gestione, non dopo quattro anni; non si può continuare a tacere quando invece servirebbe un aperto e democratico confronto. Basta proclami! Basta auto-valutazioni positive! Tutto ciò denota ormai un’evidente crisi di progettualità e di tensione morale, una ridotta capacità critica della comunità accademica, sempre più appiattita e indifferente, che distrugge ogni tentativo di interlocuzione. Siamo allo sbando! Sono questi i presupposti sui quali il nostro rappresentante in CdA avrebbe dovuto dare parere positivo al rinnovo del Direttore Generale? Bene ha fatto a votare contro!! È di ben altro che ha bisogno sia il Personale Tecnico Amministrativo e Bibliotecario della Mediterranea che l’Ateneo tutto.