Una Delegazione del Sacro Militare Ordine Costantiniano ha ricordato il sisma del 1783

TerranovaRicorrendo il 233° anniversario del “Flagello” terremoto della Calabria Meridionale, la Delegazione Calabria del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il più antico Ordine Cavalleresco della storia e della Cristianità, ha voluto ricordare le oltre 30.000 vittime del terribile sisma, organizzando e partecipando ad una Santa Messa in suffraggio che si è celebrata nell’antica Chiesa Matrice Maria Santissima Assunta di Terranova Sappo Minulio (RC). La funzione religiosa è stata officiata da Padre Pasquale Carnovale il quale, all’inizio della celebrazione, ha voluto ringraziare l’Ordine Costantiniano per le sue Opere di Misericordia, “Per tutto il bene che è stato fatto alle comunità e per tutto il bene che verrà fatto in futuro”. Non a caso è stata scelta l’antica Città di Terranova per la commemorazione del funesto evento, in quanto, proprio in tale comune, alle ore 12,45 del 5 febbraio 1783 si è verificato l’epicentro della prima grande scossa sismica che raggiunse l’intensità dell’11° grado della scala Mercalli tanto da arrecare alla città l’incidenza maggiore come tasso di mortalità (77%) nella regione. In nessuna parte si vide uno sconvolgimento come quello verificatosi a Terranova. La città che Nel 1561 contava 2419 fuochi, ossia una popolazione che va dai dodici ai quindicimila abitanti, ed era dopo Tropea la seconda città più grande della Calabria, vide perire, a causa del sisma, 1450 dei 1890 abitanti dell’epoca, tanto da far scomparire del tutto la città e l’intera sua storia. Presenti alla cerimonia i Cavalieri di Merito Rocco Gatto e Pasqualino Guerrisi nonché il Coordinatore dei Benemeriti Roberto Bendini, i quali, alla fine della Messa, hanno aperto una discussione in merito ad un lavoro di ricerca storica, preparato dal Cav. Gatto, incentrato in particolare sugli interventi/provvedimenti del post terremoto all’epoca intrapresi dal Regno Borbonico il cui sovrano era Ferdinando IV di Borbone. Nonostante i tempi fossero decisamente più duri di quelli contemporanei, venne allestita, dal Conte Francesco Pignatelli, Vicario Generale per le Calabrie, nominato per seguire gli avvenimenti, quella che oggi chiameremmo una task-force di ingegneri, architetti, geologi, italiani e stranieri, inviata sul luogo a presidiare, documentare, raccontare, illustrare. Le norme antisismiche nella nostra legislazione risalgono al 2008 e sono in corso di revisione. Non tutti sanno, però, che il primo regolamento del genere in Europa fu imposto dai Borbone, subito dopo il catastrofico terremoto del 1783. Il 20 marzo del 1784 venivano infatti emanate le Regie norme che istruivano quale pianta dovessero avere i centri abitati e con quale regolarità andassero posizionati gli edifici, la larghezza che dovevano avere le strade e quale forma le costruzioni. Il metodo di costruzione adottato dai Borbone, permise infatti agli edifici di resistere con danni non significativi, durante i successivi eventi tellurici che colpirono nuovamente la Calabria, nel 1894, nel 1905 e nel 1908 . Allo stesso modo si comportò anche il Palazzo Vescovile di Mileto, ricostruito dopo il 1783 adottando gli accorgimenti antisismici compresi nel regolamento borbonico. L’edificio è ora completamente abbandonato e in evidente stato di degrado, ma la sua struttura ha attraversato oltre 200 anni di storia senza cedimenti tanto da essere sottoposto, recentemente, a una serie di test nel laboratorio di prove meccaniche dell’istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ivalsa) di San Michele all’Adige (TN). La parete ha mostrato un eccellente comportamento antisismico, dimostrando come un sistema di costruzione pensato a fine Settecento come quello borbonico è in grado di resistere a eventi sismici di una certa intensità e che questa tecnologia, una volta compiuti i dovuti approfondimenti e adottando sistemi di connessioni innovativi, potrebbe essere favorevolmente applicata agli edifici di nuova costruzione garantendone stabilità e dando sicurezza alle persone che li abitano.