Reggio: giovane spara alla sua ex fidanzata, tutti i DETTAGLI

Un giovane ha sparato alla ex fidanzata con un colpo d’arma da fuoco all’interno dell’ascensore condominiale dello stabile di residenza della giovane nel quartiere Sbarre

pistola d'ordinanzaLa locale Squadra Mobile, coadiuvata dal personale del locale UPGSP, nella tarda serata di venerdì, al culmine di serrate indagini coordinate del Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Sara AMERIO, ha tratto in arresto in flagranza di reato ASSUMMA Davide, giovane ventiduenne reggino, resosi responsabile del ferimento della ex fidanzata mediante esplosione di un colpo d’arma da fuoco, all’interno dell’ascensore condominiale dello stabile di residenza della giovane nel quartiere Sbarre.

La donna veniva ferita al polpaccio sinistro dall’ASSUMMA,  con il quale aveva intrattenuto una relazione sentimentale per circa 18 mesi, terminata di recente. L’uomo, che subito dopo l’azione delittuosa si era reso irreperibile, è stato oggetto di serrate ricerche protratte senza soluzione di continuità. Estremamente eloquenti sono state le dichiarazioni assunte dai numerosi testimoni escussi che palesavano la natura non episodica dei litigi tra i due fidanzati, e qualificavano il ferimento come l’apice di un’escalation comportamentale persecutoria orchestrata dall’ASSUMMA con comportamenti violenti, acuitisi a partire dalla fine della relazione con la giovane ventenne. L’ASSUMMA, vistosi braccato da numerose pattuglie, si presentava poco dopo la mezzanotte in Questura e veniva tratto in arresto e condotto presso il carcere di Arghillà.

Nella mattinata di oggi, su richiesta della Procura della Repubblica nella persona del Procuratore Aggiunto dott. Gerardo DOMINIJANNI e del Sostituto Procuratore dott.ssa Sara AMERIO, si è tenuta – presso il carcere di Arghillà – l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia alla presenza del G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, dott.ssa TRAPANI. L’ASSUMMA – in quella sede – si è avvalso della facoltà di non rispondere, non fornendo – allo stato – una sua versione dei fatti che avrebbe potuto lasciar spazio ad un’eventuale ricostruzione alternativa circa la dinamica dei fatti.  Il G.I.P., pertanto, convalidava l’arresto e accoglieva la richiesta di misura cautelare, disponendo il trattenimento dell’indagato presso il carcere di Arghillà.