Messina, Autorità Portuale: Fera ribatte a Franza e smonta le sue osservazioni

Il professore dell’Università Mediterranea replica all’offensiva dei vertici Cartour: “un’Autorità Portuale unica fra le due sponde può solo rappresentare un elemento in grado di favorire il processo di integrazione”

porto messinaL’intervento dell’ing. Franza a proposito della nuova autorità portuale di sistema merita certamente alcune riflessioni e precisazioni, considerata anche l’importanza e la competenza  che l’ingegnere ha nel merito della questione.

A parte il fatto che mi sembra poco carino definire una colossale minch  … posizioni che nascono da tecnici e studiosi che al tema hanno dedicato negli anni diverse ricerche e che si suppone parlino con cognizione di causa, vediamo quali possono essere alcune affermazioni che l’ing. Franza sostiene e che mi sembra meritino una risposta.

In primo luogo mi sembra una excusatio non petita l’idea che i Franza intendano boicottare una riforma nel momento in cui la stessa appare ormai pressoché definitivamente chiusa. Forse se lo volevano veramente avrebbero potuto (e forse l’hanno fatto) pensarci prima, quando la scelta andava ancora fatta; a meno che il gruppo Franza non voglia aggregarsi alla schiera di tanti messinesi che scoprono complotti quando le decisioni sono state prese e iniziano gli inutili lamenti dell’ultima ora. Ma certamente non crediamo che sia così.

Certo che l’Autorità portuale non è l’Area dello Stretto!! E chi l’ha mai sostenuto?  L’Area dello Stretto è un progetto ben più ampio e complesso, la cui realizzazione richiederà anni di lavoro e impegno serio; semplicemente abbiamo sostenuto che, essendo il tema dei trasporti nello Stretto un elemento determinante ai fini della costruzione dell’area metropolitana (a meno che non si voglia sostenere che essa abbia ragione d’essere solo con la realizzazione del ponte), l’esistenza di un’Autorità Portuale unica fra le due sponde può solo rappresentare un elemento in grado di favorire il processo di integrazione.

Del resto lo stesso ingegnere Franza si contraddice quando afferma di auspicare un’Azienda o un’Agenzia “deputata a governare tutti i sistemi di mobilità fra le due sponde dello Stretto”. Bene! Abbiamo già una Capitaneria di porto unica e ora un’Autorità Portuale in grado insieme di governare tutto il sistema di trasporto via mare; per il resto i territori dovranno attrezzarsi di conseguenza.

Messina- Madonnina del Porto- zona falcataE’ vero che il 90% dei traffici proviene da Catania e dalla Sicilia orientale, ma stiamo parlando di traffici di attraversamento dello Stretto, che l’accorpamento con Gioia Tauro certo non ci toglie e che comunque fino ad oggi hanno creato disagi ben maggiori dei benefici.  Certo, in futuro, con un’unica Autorità portuale è possibile prenda corpo un’ipotesi,  in questi anni spesso evocata, di una rotta di traghettamento dei mezzi pesanti fra Gioia Tauro e Milazzo. E’ possibile e sono certo che il gruppo Franza saprà cogliere l’eventuale occasione.

Ma qui, ingegnere Franza, stiamo parlando di altro, non stiamo parlando di traffico di attraversamento dello Stretto, stiamo parlando delle migliaia di navi che passano lungo lo Stretto per giungere a Gioia Tauro, che hanno bisogno di servizi ed assistenza che solo la grande tradizione marinara di Messina può offrire e sarebbe veramente un suicidio se non ci attrezzassimo assieme a Gioia Tauro per offrite tali servizi. Senza parlare delle tante attività legate al mare che a Messina non hanno possibilità di espandersi per mancanza di spazi adeguati e che a Gioia Tauro potrebbero trovare tali spazi.

Gioia Tauro in profondo declino? Non mi pare. Le statistiche che l’ing. Franza dovrebbe conoscere essendo un addetto al settore, dicono che Gioia Tauro dal 2008, anno del valore massimo registrato con circa 3.500.000 TEU, al 2011 ha perso il 17,6% del traffico, mentre gli altri porti container italiani di un certo peso, Savona, Genova e La Spezia perdevano rispettivamente il 22, il 13 ed il 16%. Dunque non è stato un problema che ha riguardato il porto di Gioia Tauro ma, sostanzialmente in egual misura, l’intero trasporto container in Italia, certamente per effetto della crisi economica globale.

I dati del 2014 ci dicono, invece, che il movimento di TEUS a Gioia Tauro è tornato a salire nuovamente attorno ai 3 milioni di TEU, quindi mi sembra un po’ troppo ingiusto parlare di un porto in declino.

Vale di più la considerazione che il solo traffico container non crea a Gioia Tauro uno sviluppo indotto del territorio, ma vorrei ricordare a tutti che il problema è ben chiaro da anni e che già nel 2010 è stato firmato un Accordo di Programma Quadro fra MISE, MIT, MIUR, RFI  e Regione Calabria per trasformare a Gioia Tauro un Polo logistico intermodale, progetto che ha già ricevuto un finanziamento di 560 milioni di euro, in buona parte già spesi o in corso di utilizzazione.

* Giuseppe Fera, ordinario di Urbanistica, Università Mediterranea di Reggio Calabria.