Calabria: apicoltori chiedono una legge per tutelare e valorizzare il miele

ApiculturaArriva dagli apicoltori calabresi la richiesta di una legge regionale per tutelare e valorizzare il miele. ”I politici -dichiara all’Adnkronos il presidente del Fai Calabria Francesco Artese- sono miopi perché spingono le aziende ad accorparsi per offrire all’estero una quantità importante di miele ma questo svilisce il settore perché ogni zona ha una caratteristica diversa e si dovrebbe puntare invece proprio alla singola valorizzazione”. In Calabria sono presenti circa ottantamila arnie, ognuna delle quali produce tra i 30 e i 40 kg di miele. L’apicoltura è una tradizione antichissima, già i patrizi romani si approvvigionavano in terra calabra di miele e nel dopoguerra un solo apicoltore di Gizzeria produceva l’1 % del totale della produzione italiana.

Oggi l’apicoltura fa i conti con diversi problemi, come l’arrivo della Aethina Tumida, un coleottero che è stato segnalato dal 2014 nella piana di Gioia Tauro e la cui provenienza è sconosciuta. Per evitare la diffusione di questo parassita, una disposizione regionale vieta gli spostamenti delle arnie e l’Organizzazione mondiale della sanità impone la distruzione di quelle già infestate. Ad oggi si contano poco meno di quattromila arnie distrutte. Per un altro verso le produzioni possono trovare un ostacolo nell’utilizzo di pesticidi agricoli e nell’acaro Varroa che uccidono le api. Nonostante le difficoltà, cresce l’interesse dei giovani verso l’apicoltura. La Federazione dei produttori calabresi organizza corsi di formazione ”e le richieste sono sempre maggiori rispetto ai posti disponibili”, racconta il presidente Fai Calabria Francesco Artese. Manca però la giusta risposta delle istituzioni ai giovani che intendono avviare una nuova attività, i finanziamenti infatti ”sono rivolti a chi è già imprenditore”, spiega ancora Artese. Eppure ”lo spazio nel mercato c’è”. Infine, il presidente di Fai Calabria chiede più controlli: ”Oggi stesso inoltrerò una segnalazione per la presenza di un imprenditore siciliano nella piana di Gioia Tauro, dovrebbero però intervenire di più le autorità sanitarie locali, il Corpo forestale dello stato e le forze dell’ordine locali”.