A Reggio incontro sulla legalità

Le Muse 2Alle Muse una manifestazione molto partecipata  ha attirato domenica scorsa, un pubblico eterogeneo per cercare di capire cosa sia oggi – Legalità-, attraverso una serie di testimonianze raccontate da chi ha vissuto storie, da chi ne ha scritto, da chi cerca di instaurarla in un contesto sociale. Un momento per riflettere e continuare a cercare di vivere in un mondo migliore, così, ha aperto la serata, Giuseppe Livoti presidente Muse, il quale, non ha dimenticato di mettere in evidenza come le associazioni hanno un ruolo fondamentale nel trattare argomenti per una -cultura attiva- nelle nostra città e per generare piccole –agorà di pensiero-.  La ‘ndrangheta è stata raccontata attraverso le sue evoluzioni e forme di contrasto dal Comandante Cosimo Sframeli, in un viaggio a ritroso nelle storia, dalla fine degli anni ’60, basata sul concetto di onore e solenni e sacrali formalismi che nelle campagne avevano soffocato ogni forma di libertà sociale e infettato le istituzioni.  Sframeli ha ribadito come  gli uomini di ‘ndrangheta reagivano con i fatti e che -l’onorata società- come viene definita alle origini ottocentesche in Calabria era e lo è ancora oggi come scriveva Sciascia  …un gas che inquina tutto. Oggi la -‘ndrangheta- ha cambiato mentalità: sin dagli anni ‘70 i sequestri di persona a scopo di estorsione, aumentati vertiginosamente servivano per arricchire questi personaggi mentre oggi vi sono uomini – a servizio-, parte integrante della società, dagli appalti ai ruoli in pubblici incarichi. Dobbiamo basare tutto su tre parametri oggi, ovvero giustizia-verità-libertà . Claudio Cordova ha più volte condotto il pubblico presente in sala a riflettere su come anche un incontro ed un sodalizio culturale come Le Muse, sono presidio di legalità che va portato avanti, e da giornalista che di mafia e ‘ndrangheta ha scritto in questi anni, ha esternato il concetto che la ‘ndrangheta nel contemporaneo non è stata vinta anzi è ovunque, si è rinnovata dopo gli anni ’70 con il cambiamento  della società, uscendo da una dimensione rurale e  divenendo “antistato o stato parallelo”, in cui un politico, un imprenditore, un esponente del mondo delle professioni, un mafioso si incontrano, per decidere le sorti di una città, di un territorio ed anche Reggio non è esente da questo procedimento. Vi sono ambienti dove la ‘ndrangheta ha messo le mani alla legalità perché si vuole mettere fuori gioco un sistema ed in questo, il giornalismo deve essere libero e deve riunire una comunità disgregata e deve informare le giovani generazioni più volte  protagonisti passivi,  di passarelle utili solo a far carrierismo. L’illegalità fa mettere -fuori gioco- e delegittima chi opera per il bene comune.  Per l’Istituto Anti Corruzione il direttore scientifico Titti Siciliano ha parlato del ruolo dei giovani che nel bene o nel male, devono sapere le problematiche per meglio affrontarle ma, a testa alta e senza compromessi. Da fanciulli ci si deve educare, deve iniziare questa formazione, occorre creare un codice univoco e come osservatorio siamo vicini sia al mondo della Scuola che delle Associazioni perché -pensando insieme- si potrà agire per il bene comune e l’Istituto per l’ Anti Corruzione promuove una cultura etica e di tutela dei diritti umani e dunque della dignità della persona.

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