Volete “salvare la famiglia”? Dite no alle unioni civili…fra eterosessuali

Il ddl Cirinnà non viene discusso nel merito, ma contestato per principio. Le prove di forza muscolari in piazza servono a poco. E la minaccia più grossa viene paradossalmente sottovalutata

Vincenzo Livieri - LaPresse

Vincenzo Livieri – LaPresse

Non vorrei sembrare saccente o presuntuoso, ma francamente lo stato del dibattito sulla legittimità o meno delle unioni civili mi sembra avvilente, e dietro questa miseria intellettuale ritengo si possano leggere in controluce tanti problemi del discorso pubblico italiano.

LaPresse/ Federico Bernini

LaPresse/ Federico Bernini

1) Lo scontro fra progressisti e reazionari o in alternativa quello fra distruttori della società e custodi dell’ordine sono chiavi di lettura del confronto politico che hanno sin troppi riflessi manichei. Il tema è serio e serio dovrebbe essere l’approccio. Allo stato attuale il Legislatore presenta ai cittadini un volto schizofrenico, laddove il dettato costituzionale sul matrimonio è rimasto intangibile negli anni, ma qua e là sparute amministrazioni locali post-moderne hanno emanato arbitrariamente dei registri che hanno riconosciuto alle coppie di fatto una protezione giuridica di rilievo. Ora, per quale motivo chi risiede a Roma dovrebbe avere opportunità diverse rispetto a chi vive a Tusa? Questa mi sembra una obiezione preliminare fin troppo banale, che nessuno – a occhio – pare abbia menzionato.

2) Le prove di piazza muscolari lasciano il tempo che trovano: l’Arcigay non ha portato un milione di persone in strada, con buona pace dei comunicati stampa. Se a Roma i partecipanti alle iniziative erano circa 5mila e a Milano si raggiungeva il doppio della cifra, dubito che sia stata Cefalù a fare impennare la quota partecipativa su scala nazionale. Gonfiare le cifre in vista del Family-Day o prendersela con Italo per la legittima strategia di mercato volta a sottrarre utenti a Trenitalia è operazione talmente ridicola che se non fosse viziata dall’impronta ideologica andrebbe segnalata per demenzialità.

LaPresse/ Federico Bernini

LaPresse/ Federico Bernini

3) Il mondo dell’informazione non ha presentato il ddl per quello che è, un semplice disegno normativo destinato ad un lungo iter in Aula, ma ha caricato l’arena pubblica di una tensione emotiva che ha ben pochi precedenti. Le redazioni poco inclini a supportare il Governo in questa battaglia hanno rievocato l’impegno della società ai tempi dell’eterologa, mentre i bottegai del laicismo hanno rispolverato tutta la retorica dei referendum su aborto e divorzio. Siccome, però, lo spirito dei tempi segna inequivocabilmente i toni, le argomentazioni che hanno fatto premio sulle prime pagine dei quotidiani si sono distinte per finezza e lucidità. Da Sgarbi alla pur simpatica Lucarelli, da Fedez e Mika a Bobo Maroni e Celentano, più che valutare il senso del provvedimento abbiamo assistito ad una scialba sequela di testimonial che hanno portato in dote i loro pregiudizi e la loro ricerca di notorietà.

Piero Cruciatti / LaPresse

Piero Cruciatti / LaPresse

4) Volendo valutare il merito, di là dalle adozioni (tema spinoso che richiederebbe una riflessione ad hoc con competenze che non sono certo di avere), la vera boiata in questa legge credo sia il riconoscimento delle coppie di fatto eterosessuali. Lo Stato ha istituito in tempi non sospetti il matrimonio laico, quello celebrato in Comune senza reverendi e parroci a menzionare distrattamente il nome di Dio. Ha anche dato ai coniugi l’opportunità di venir meno a questo accordo, riconoscendo il diritto di far recedere – più o meno unilateralmente – le parti dal contratto. Recentemente si è discusso della possibilità di accelerare le pratiche d’addio, convinti come siamo che un impegno debba venir meno repentinamente in presenza di una condizione di frustrazione, vera o presunta, da parte degli individui interessati. Se tanto mi dà tanto, riconoscere un ulteriore istituto giuridico che alleggerisca ancora il peso degli oneri non è solo un atto immotivato, è anche un modo di rendere ulteriormente confusionario il concetto laico di famiglia, nel disperato tentativo di cristallizzare in diritto la nostra contemporanea esigenza di non avere vincoli non dico indissolubili, ma quantomeno stabili. È un capriccio, che diventa norma senza che la cosa crei alcuno scalpore. Su questo vorrei sinceramente che la Chiesa e i tribunali della pubblica opinione si concentrassero. Anche perché se la Corte Costituzionale non è intervenuta per bocciare l’adozione municipale dei registri civili, un motivo c’è: la tendenza evolutiva della giurisprudenza è ben definita. O lo Stato disciplina la materia o quanto prima saranno le toghe a supplire. Il che non è mai un buon segno per lo stato di salute di una democrazia.