Terrorismo: reclutati dall’Isis bambini di 5 anni, il racconto di un 12enne

La testimonianza di un bimbo reclutato dall’Isis

isisTra i bambini reclutati dall’Isis per combattere agli ordini dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi ci sono anche bambini di soli 5 anni. Questa la testimonianza di uno di loro, 12 anni, che sceglie il nome di fantasia ‘Nasir’ per raccontare in esclusiva alla Cnn la sua esperienza tra le fila dell’Is. I jihadisti lo stavano addestrando per diventare un kamikaze, ma lui è riuscito a fuggire e a ritrovare sua madre nel campo profughi di Esyan, nel Kurdistan iracheno, dove vivono circa 15mila appartenenti alla minoranza degli yazidi scampati al massacro dell’Is. ”Eravamo in sessanta”, racconta alla Cnn chiedendo di modificare la sua voce e non mostrare il suo volto per il timore di ritorsioni. ”Il momento che ci faceva più paura è quando c’erano i raid aerei. Ci portavano tutti in tunnel sotterranei. Ci dicevano che gli americani, gli infedeli, stavano cercando di ucciderci, ma loro, i combattenti, ci amavano. Avrebbero avuto cura di noi meglio di quanto avrebbero potuto fare i nostri genitori”, racconta Nasir. ”Quando ci addestravano, ci dicevano che i nostri genitori erano degli infedeli e che il nostro primo compito sarebbe stato quello di tornare per ucciderli”, aggiunge. All’indottrinamento veniva affiancato l’addestramento militare sul campo condotto dalla cosidetta ”squadra del califfatto”, dal quale nessuno era esente, nemmeno il più giovane dei bambini reclutati dall’Is insieme a Nasir, cinque anni appena. ”Non ci era permesso piangere, ma io pensavo a mia madre, a quanto poteva essere preoccupata per me e cercavo di piangere in silenzio. Quando siamo fuggiti e ho rivisto mia madre, è stato come tornare alla vita”, racconta Nasir, che ora è tornato a scuola. La sua fuga è avvenuta dopo che il bambino è apparso in un video di propaganda realizzato dal Farouq Institute a Raqqa, nel nord della Siria, che secondo l’Is ospita il principale centro di addestramento per bambini soldato. Un altro bambino scappato dall’Is è l’undicenne Nouri, rapito insieme alla sua famiglia e trasferito nel campo dell’Is a Tel Aafar, nel nord dell’Iraq. Quando il bambino si è rifiutato di addestrarsi insieme agli altri, i miliziani dell’Is gli hanno rotto la gamba in tre punti. ”Questo mi ha salvato”, racconta. Una volta guarita la frattura, Nouri zoppicava e per questo l’Is lo ha ritenuto ”inutile”. Ma invece di sparargli, è stato permesso a sua nonna di portarselo via. Con lui è stato rilasciato anche suo fratello Saman, 5 anni appena, traumatizzato dai ripetuti pestaggi ricevuti dai jihadisti. I genitori e un altro fratellino restano in prigione. Khalid Nermo Zedo, un attivista yazida che ha contribuito a fondare il campo profughi di Esyan, spiega alla Cnn che questi bambini hanno disperatamente bisogno di un aiuto psicologico. “Hanno sofferto tanto. Riuscite a immaginare un bambino di 12 anni o di 10 o di 8 anni, trascinato via dalla loro madre con la forza, portato nei campi di addestramento militare, costretto a imbraccia le armi, costretto a convertirsi all’Islam, convinti che sono apostati, che i loro genitori sono impure ‘infedeli?’”, dice. “Alcuni bambini si spaventano anche solo se sentono la parola Is. Hanno convulsioni appena viene pronunciata quella parola. Sono tutte situazioni catastrofiche”, afferma. “Noi non abbiamo la capacità qui” di fornire un adeguato supporto psicologico, prosegue Zado, affermando che “questi bambini sono stati costretti a portare armi, costretti a uccidere innocenti. Abbiamo bisogno che il mondo ci aiuti. Non possiamo farlo da soli”.