Sentinelle in Piedi: “migliaia in piedi nelle piazze, milioni a Roma per il Family Day”

sentinelle in piedi“Il matrimonio è la sola unione civile. Lo ri-conosce la Costituzione, prendendo atto che la famiglia pre esiste rispetto alla Carta stessa, che questa “società naturale fondata sul matrimonio” è precedente al diritto positivo e che è essenziale per il Bene Comune, poiché è l’unica capace di garantire la prosecuzione delle generazioni e quindi la costruzione della società. Non è solo questione di differenza genitoriale, è, prima ancora, una questione di complementarietà uomo donna, di responsabilità, di fedeltà e di progettualità dell’amore sponsale, di apertura alla vita. Che è possibile solo dove c’è l’unione stabile tra un uomo e una donna. Il 28 gennaio viene incardinato al Senato il testo sulle cosiddette “unioni civili”. Hanno cercato di farci credere che questo testo sia uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale, e poi ci hanno ingannato dicendoci che l’unica cosa da rigettare sia la pratica dell’utero in affitto – cui questo testo criminale apre, legittimando così l’oggettivazione di un bambino che viene strappato dai suoi genitori biologici – ma in gioco c’è molto di più: vogliono assestare l’ultimo colpo alla già martoriata famiglia nobilitando l’amore sentimentale e svilendo il vincolo sponsale”, scrive in una nota Luigi Iacopino, portavoce Sentinelle in Piedi Reggio Calabria. “Ma il matrimonio – e quindi la famiglia – non si fonda sul “sentimento”. La disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, di assistenza morale e materiale, di fissare l’indirizzo della vita famigliare. Una legge -prosegue la nota- non renderà uguali due realtà differenti, poiché non è lo Stato a rendere unite due persone, non è l’uomo a decidere l’ordine della realtà. Esiste infatti la legge naturale che viene prima di ogni legge statale a cui il diritto civile di un governo democratico dovrebbe piegarsi per evitare il prevalere dell’opinione del più forte. Questa legge, riconoscibile nella realtà da ogni uomo di buona volontà che usi il cuore e la ragione, prevede che solo la donna e l’uomo siano complementari e potenzialmente fecondi. Si è padre e madre perché prima di tutto si è sposi e si diventa genitori l’uno attraverso l’altro. Questa verità è così potente e attraente da coinvolgere anche il figlio ancor prima che venga all’esistenza: il figlio è il per sempre degli sposi. Questa legge -aggiunge la nota- è contro il matrimonio perché legittima la considerazione di un figlio come un oggetto. Se questo testo diventasse legge due persone adulte avrebbero il diritto, in funzione unicamente di un desiderio, di fabbricare un bambino con gameti e utero esterni, sfruttando il corpo di donne straniere (che avvenga a pagamento o meno, resta inaccettabile) di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è. Prima che di capacità genitoriale dunque, prima ancora di complementarietà di figure di riferimento e ancor prima che di legami biologici, questa legge è sbagliata perché crea una mentalità distorta, facendo credere che basta il sentimento per definire l’amore e che basti “desiderare” un bambino per possederlo, sebbene si violenti la natura e si vada contro il senso di sacralità della vita che oggi sembra merce in via di estinzione. Ecco perché lo scorso week end in migliaia abbiamo vegliato nelle piazze, in piedi, in silenzio, perché un popolo silenzioso in questi due anni si è mobilitato per svegliare le coscienze. Un popolo formato da tante realtà associative, da movimenti, da singoli missionari del buon senso, un popolo che sabato sarà al Family Day per dire un no netto al ddl Cirinnà, un no senza se e senza ma. Non può esserci mediazione quando si parla di famiglia. Ecco perché sabato saremo al Circo Massimo, per testimoniare con forza insieme a chi in questi due anni e mezzo ha combattuto nelle piazze, nelle case, girando l’Italia per incontrare le persone e svelare loro la menzogna dell’ideologia gender. Il pensiero va al 20 giugno scorso, quando Kiko Arguello, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Gianfranco Amato, Massimo Gandolfini e tanti altri hanno unito questo popolo per una testimonianza di verità. Allora come oggi questo popolo è pronto a muoversi per dire no un disegno di legge criminale, per dire che la famiglia è una sola, per abbracciare amici ma soprattutto per far vedere al mondo che non siamo disposti a cedere a compromessi. La famiglia - conclude la nota- è troppo importante per stare a guardare mentre viene distrutta, il cuore dell’uomo è troppo grande per cedere alle menzogne del potere”.