Reggina: ancora polemiche su nome, logo e storia nella città di Giufà. Facciamo chiarezza

Reggina, ancora polemiche senza senso sul nome e sulla storia. La città di Giufà crede alle favole che rasentano il ridicolo

reggina 1999Non pensavamo di doverci ritrovare in quest’inizio di 2016 a scrivere nuovamente su argomenti di cui si era già ampiamente discusso la scorsa estate, eppure l’anno nuovo è iniziato all’insegna delle polemiche per la Reggina. Ancora una volta, non si parla di calcio ma di questioni di lana caprina, più teoriche che pratiche, più filosofiche che operative. Il nome, la “storia“, il “blasone“.

Il nome

Logo-Figc-NazionaleLa nuova Reggina, che dopo le tribolate vicissitudini estive è ripartita dai Dilettanti, si è dovuta formalmente denominare ASD Reggio Calabria esclusivamente per una chiara e semplice normativa della FIGC che impedisce, per un anno, alla nuova società di chiamarsi con il nome storico del club. E’ già successo alla Fiorentina nel 2002 e alla Salernitana del 2011, che rispettivamente per il primo anno dopo la mancata iscrizione si sono chiamate formalmente Florentia Viola e Salerno Calcio. Ma sono sempre rimaste Fiorentina e Salernitana, così come la Reggina è rimasta Reggina (e anche su StrettoWeb abbiamo sempre continuato a chiamarla così, nonostante il formalismo delle norme burocratiche).

playstation calcio reggina sant'agataE’ bene precisare che la vecchia società, la Reggina Calcio, non ha nulla a che vedere con quest’iter burocratico: anche qualora fosse già stata dichiarata fallita, la nuova società per quest’anno non si sarebbe comunque potuta chiamare Reggina. Dovrà essere la nuova società, appena finirà la stagione in corso, a richiedere alla FIGC il mutamento di denominazione sociale con un’apposita istanza a cui andranno allegati in copia autentica il verbale dell’Assemblea che ha deliberato il mutamento di denominazione, l’atto costitutivo, lo Statuto sociale e l’elenco nominativo dei componenti l’organo o gli organi direttivi. Entro il 5 luglio 2016, quindi, l’ASD Reggio Calabria dovrà presentare alla Federazione tutta la documentazione e potrà nuovamente chiamarsi Reggina, a prescindere dal destino del vecchio club, che sta continuando a vivere nella sua casa del Centro Sportivo Sant’Agata senza alcuna velleità agonistica e con tutta una serie di progetti formativi, educativi e sociali che non vanno in alcun modo ad inficiare l’attività del nuovo club.

logo Reggina 1914Nella scelta del nome da indicare nell’istanza alla Federazione, l’unica formula che per il nuovo club non potrà essere riconosciuta sarà appunto “Reggina Calcio“, la denominazione ufficiale della vecchia società, che è ancora in vita e che visto il grande fermento presso il Centro Sportivo, con ogni probabilità non fallirà ma anzi avrà nuova linfa grazie agli accordi con la Juventus e la FIGC. Come già più volte hanno dichiarato i nuovi dirigenti amaranto, la volontà è quella di chiamare il club AS Reggina 1914, e ciò sarà possibile come previsto dalle normative della federazione, anche con la Reggina Calcio in vita. Quindi nessun problema di convivenza.

reggina marchio storico serie a

Lo stesso discorso vale per il logo: l’unico marchio di cui la nuova società non potrà appropriarsi, sarà quello con la R e il pallone nell’immagine accanto, della Reggina Calcio. Ma la nuova società ha deciso di adottare un nuovo logo già presentato alla stampa, quindi anche in tal senso non c’è alcun problema di convivenza tra la vecchia società impegnata in attività extra-agonistiche, e la nuova società che potrà riavere il nome storico così come prevedono le normative federali. 

salernitana salernoIn tutta questa storia c’è anche di più: in base ad alcune interpretazioni delle stesse normative federali, l’ASD Reggio Calabria non avrebbe neanche potuto utilizzare la maglia amaranto. E non perchè esiste la Reggina Calcio, ma semplicemente per le norme federali: era già successo a Fiorentina nel 2002 e Salernitana nel 2011, oltre al nome dovettero anche cambiare divisa di gioco. La Florentia Viola giocò tutta una stagione in bianco, il Salerno Calcio con una maglia blaugrana come prima divisa e addirittura una biancazzurra come quella dell’Argentina per le gare in trasferta. Alla nuova Reggina, quindi, è andata anche bene per la morbidezza dell’interpretazione della norma che le ha consentito di continuare ad utilizzare la storica colorazione amaranto per le divise ufficiali.

La storia e il blasone

reggina storiaLa questione di “storia e blasone“, stiamo parlando veramente di fuffa. A differenza del nome, infatti, non c’è (e non ci può essere) neanche una normativa che possa regolamentare il “trasferimento” di “storia e blasone“. Parliamo veramente del nulla; se almeno il nome una minima “importanza” (seppur esclusivamente di facciata) può avercela, l’aspetto di “storia e blasone” è difficile anche solo da analizzare. La Reggina nella sua storia ultracentenaria ha cambiato più volte società: dall’Unione Sportiva Reggio Calabria (1914) all’ASD Reggio Calabria (2015) tramite la Reggio Foot Ball Club (1924), l’Unione Sportiva Reggina (1928), l’Associazione Sportiva Reggina (1934), la Società Sportiva Dominante (1935), di nuovo Associazione Sportiva Reggina (1944) e infine la Reggina Calcio (1986). Tutti passaggi storici in cui non c’è mai stato un presidente che abbia preso un pacco, ci abbia messo dentro “storia e blasone” e li abbia consegnati agli altri.

Reggina logo Reggio CalabriaLa nuova Reggina ha già ereditato la storia e il blasone del vecchio club nel momento in cui ha ottenuto dalla FIGC l’ok all’iscrizione in soprannumero in serie D, consentita esclusivamente a nuove società che nascono per dare continuità ad una storia che altrimenti si sarebbe interrotta, ereditando di fatto quella del vecchio club che non si era iscritto. La massiccia presenza della tifoseria sugli spalti del Granillo con stemmi, bandiere e sciarpe riferite alla Reggina e al suo passato, testimoniano quanto il pubblico reggino non abbia avuto alcun problema a riconoscere nella nuova realtà la naturale continuità della vecchia, identificandola nella unica Reggina esistente sui campi di calcio nazionali, anche perché il gruppo dirigenziale è composto da quegli stessi imprenditori locali che fino all’ultimo momento avevano provato a salvare il vecchio club, alcuni come Nato Martino erano persino soci anche del vecchio club, e persino alcuni calciatori che la squadra manda in campo ogni domenica provengono dalla stessa Reggina, per non parlare del settore giovanile con la Juniores di mister Zito che l’anno scorso aveva portato gli Allievi della Reggina alla finalissima scudetto e che adesso allena nella nuova società gli stessi ragazzi che allenava nella vecchia. Poi c’è ovviamente Ciccio Cozza, una delle più grandi bandiere della storia amaranto (tra l’altro negli anni migliori in serie A), a guidare la nuova squadra.

reggina logo anticoIl problema, quindi, non esiste. La storia è quella amaranto, iniziata nel 1914 e che oggi prosegue con il club guidato da Mimmo Praticò. Una storia che contiene tutte le pagine, belle e brutte, di 102 anni vissuti tra alti e bassi: la storia di Oreste Granillo, Presidente dal 1960 al 1976 con la prima storica promozione in serie B, quella di Lillo Foti dal 1986 al 2015. Una storia che nessuno potrà mai cancellare, neanche – se volessero – i diretti protagonisti. La storia non è qualcosa che si può cedere, cambiare, vendere, regalare, prestare o modificare. La storia è qualcosa che appartiene a chi l’ha fatta e di chi l’ha vissuta; la nuova società non ha alcun problema di “storia” e piuttosto che chiedere la “restituzione” (???) di quella vecchia (chi ce l’ha? Dove la tiene? Cosa ne fa?), dovrebbe pensare a scrivere le proprie pagine, s’è possibile più belle o comunque dignitose rispetto a quelle passate, volgendo lo sguardo al futuro e non all’indietro, evitando così di alimentare inutili polemiche e divisioni ma semmai provando a riunire tutte le forze di una città che da troppo tempo ha smesso di remare compatta verso la stessa parte.

Il Centro Sportivo Sant’Agata

Reggina Sant'Agata (1)In tutte queste polemiche, l’unico oggetto del desiderio che riveste una reale utilità e che consente di comprendere determinati atteggiamenti “guerrafondai”, è il Centro Sportivo Sant’Agata. Se, infatti, oggi Mimmo Praticò e Lillo Foti sono ai ferri corti mentre fino a pochi mesi fa erano seduti insieme allo stesso tavolo per salvare la Reggina, non è certo per il nome, la storia o il blasone ma esclusivamente per le strutture di via delle Industrie.
Anche qui, però, si tratta di lana caprina, nel senso che il discorso è molto semplice. Il Centro Sportivo Sant’Agata è un bene privato della Reggina Calcio, che l’ha realizzato con grande lungimiranza 25 anni fa e che nel corso degli anni ci ha costruito campi e strutture di altissimo livello che sono state alla base dei più grandi successi della storia amaranto. La Reggina Calcio ha avuto l’idea e l’operosità di realizzare tutto questo chiedendo alla Provincia la concessione del terreno, regolarmente ottenuta per le attività calcistiche a fronte di un pagamento (una sorta di affitto) che avviene regolarmente da oltre 25 anni. Sulla paternità e sul diritto sia giuridico e legale, sia etico e morale, del Centro Sportivo Sant’Agata, nessuno può avere alcun tipo di dubbio.

sant'agata regginaAnche perchè altrettanto regolarmente la concessione è stata rinnovata poche settimane fa, nel dicembre 2015, anche per i prossimi anni. Per il rinnovo della concessione, la Reggina Calcio ha dovuto versare nelle casse della Provincia 17.000 euro a fine 2015 e dovrà provvedere a versare altri 63.000 euro in tre rate da 21.000 euro ciascuna con scadenza, rispettivamente, a marzo 2016, giugno 2016 e settembre 2016. L’assoluta titolarità dell’utilizzo del Centro Sportivo da parte della Reggina Calcio è già certificata e depositata agli atti non solo per il 2016, ma anche per i prossimi anni in cui la “vecchia” società ha già programmato tutta una serie di attività di formazione calcistica con importanti ricadute sociali ed anche turistiche in città, che non vanno in alcun modo a mettere i bastoni tra le ruote al percorso del nuovo club. Il nuovo club, appunto, non può vantare nessun tipo di diritto su un bene altrui, e anzi dal punto di vista delle strutture ha già avuto un trattamento privilegiato per lo stadio Granillo da parte del Comune. Nessuno può vietare al nuovo club di realizzare un proprio Centro Sportivo, e che sia – perché no – anche migliore del Sant’Agata. In città ci sono tantissime strutture sportive che versano in condizioni di degrado, abbandono e incuria: c’è quindi persino la possibilità di non dover ripartire da zero.

reggina sant'agata 001Insomma, abbiamo visto come tutte le varie questioni al centro di inspiegabili polemiche, dal nome al Sant’Agata passando per storia e blasone, abbiano in realtà un quadro molto limpido, chiaro e trasparente. Ma siamo nella città di Giufà, dove la fonte privilegiata delle nostre credulonerie è … l’anonimo dei bar! La Reggina non è in ostaggio di nessuno e non c’è nessuna “storia” che si possa “restituire”, la nuova Reggina sta dando continuità alla vecchia scrivendo nuove pagine di storia ed è di quelle che vorremmo parlare, senza dover trovare alibi nel passato ad ogni difficoltà del presente. Anche perché, nella storia, la forza della Reggina è sempre stata l’umiltà e la consapevolezza di doversi prendere le proprie responsabilità senza alcun tipo di scusa, senza alcun tipo di giustificazione.

Reggina-Aversa Normanna (38)La Reggina oggi è libera, pienamente padrona della propria storia e soprattutto del proprio destino. C’ha addosso talmente tanta storia e talmente tanto blasone che pur sotto la pioggia, in serie D e contro avversari che rappresentano piccoli borghi di montagna, è difficile che sugli spalti del Granillo ci siamo meno di 3.000 tifosi dopo il boom d’inizio stagione. La nuova società ha, insomma, tutte le condizioni di base per poter fare bene. Ed è solo a quello che bisogna pensare, senza polemiche, senza ulteriori divisioni, senza alimentare le chiacchiere da bar che non hanno neanche un fondo di verità. Probabilmente anche alla squadra che la domenica scende in campo, servirebbe soltanto un po’ di serenità. Quella serenità che è mancata sempre dall’inizio della stagione e che per fare bene bisogna assolutamente ritrovare.