Reggina, adesso i nodi vengono al pettine: quali prospettive dopo la sconfitta con la Leonfortese?

Reggina, è notte fonda: quali sviluppi per una stagione ormai compromessa?

leonfortese reggina (1)

La Reggina torna con i piedi per terra, e lo fa nel modo peggiore possibile: sconfitta dalla Leonfortese, piccolissima squadra di periferia che appena sei anni fa quando la Reggina era ancora in serie A, militava addirittura in Seconda Categoria, dove oggi c’è l’Archi Calcio, la Rhegium City, la Fortitudo RC. Pensate che ieri allo stadio comunale di Leonforte c’era un solo giornalista (uno, solo) per seguire la squadra di casa. Eppure quest’anno in serie D la Leonfortese contro la Reggina ha fatto 6 punti: 0-1 al Granillo all’andata, 3-2 a Leonforte ieri. Due vittorie entrambe meritate. Dopotutto in classifica i siciliani hanno 33 punti, la Reggina ne ha 35 solo grazie alla vittoria a tavolino di Rende ma sul campo ne ha conquistati 32. Uno in meno della Leonfortese. I numeri parlano chiaro: la Reggina è più scarsa dei biancoverdi che domenica hanno vinto 3-2 senza che gli amaranto accennassero ad una anche soltanto minima reazione nel finale alla ricerca del pari.

leonfortese reggina (3)La Leonfortese ha concluso la gara con 3 gol, 11 tiri di cui 7 nello specchio della porta difesa da Ventrella. La Reggina ha siglato due reti, una bellissima (la prima) seppur casuale nella dinamica di gioco, un’altra estremamente fortunosa e rocambolesca (la seconda), con appena 5 tiri di cui 4 nello specchio della porta. Una sconfitta meritata per la squadra allenata da Cozza, ben oltre gli errori dei singoli a cui una vera squadra dovrebbe sempre saper porre rimedio, ma oggi vengono tirati in ballo come se potessero essere un ennesimo alibi.

La classifica è drammatica per gli amaranto: se un tifoso si fosse addormentato a inizio settembre e si risvegliasse oggi, guardando la graduatoria del girone I di serie D resterebbe sconvolto come a vivere uno dei suoi incubi peggiori. Si chiederebbe com’è possibile che mentre il Parma sta dominando il gruppo D e ha 10 punti di vantaggio sulla seconda, il Piacenza ha 15 punti di vantaggio sulla seconda nel girone B, il Venezia è secondo ma con un solo punto di svantaggio dalla prima nel girone C e la Sambenedettese è in vetta al girone F con 9 punti di margine sulla seconda, la Reggina sia l’unica big dei dilettanti destinata ad arrendersi con grande anticipo alla rincorsa per la promozione nonostante il grande entusiasmo iniziale, i 3.500 abbonati a scatola chiusa, gli annunci della nuova società che è riuscita ad accattivarsi le simpatie di gran parte della tifoseria sin dal primo giorno. Gli eventi che hanno fatto precipitare a questo stato di cose giorno dopo giorno, quasi facendoci abituare a tale mediocrità, non ci consentono di avere piena contezza di quanto possa essere sportivamente tragica una situazione a inizio stagione inimmaginabile neanche nelle previsioni più funeste e pessimistiche.

leonfortese reggina (2)A pesare non sono soltanto le distanze (nette) dalle tre squadre che precedono la Reggina in classifica (-10 dalla Frattese, -8 dalla Cavese, -6 dal Siracusa che ha una partita in meno), ma anche il fatto che – appunto – si tratta di tre squadre ed è praticamente impossibile che nelle prossime 14 partite crollino tutte e tre. Anche perchè hanno piazzato colpi molto importanti sul mercato con massicci investimenti per centrare la promozione in Lega Pro. E’ già molto difficile che ne crolli una. Praticamente impossibile due. Figuriamoci tre! Oggi addirittura la Cavese ha esonerato il suo allenatore perché è seconda a -2 dalla Frattese prima. Questione di ambizioni. La Reggina invece è quarta  -10 dalla vetta ma tutto va bene, è soddisfatta del proprio percorso anzi ha un Direttore Generale come Gabriele Martino che nei giorni scorsi s’è gonfiato il petto rivendicando il fatto di aver sempre voluto confermare la fiducia a mister Cozza. Come se avesse vinto (o se potesse ancora vincere) il campionato.

reggina roccella (56)La Reggina non solo è quarta e così staccata, ma fino a ieri aveva anche mascherato le sue difficoltà dietro i fantomatici “dieci risultati utili consecutivi. Peccato, però, che si è trattato di 6 vittorie e 4 pareggi, sempre alternati. Non è mai arrivato un filotto di vittorie importante, la squadra non è mai riuscita vincere più di due partite consecutive (ed è successo una sola volta). Inoltre in questi dieci risultati utili consecutivi le prestazioni sono state sempre scialbe, brutte, a tratti sconfortanti, eccezion fatta per le uniche due vittorie convincenti contro Gelbison e Roccella. Le altre 4 vittorie sono arrivate tutte a fatica e con un solo gol di scarto, in tre casi soltanto grazie a un calcio di rigore (e anche due pareggi sono arrivati grazie ai rigori, 8 punti dal dischetto).

Reggina Due Torri granillo (43)Prendete la Juventus in Serie A: ha iniziato male la stagione, seppur meno peggio della Reggina che ancora dopo l’11ª giornata era quartultima invece la Juve pur avendo iniziato male, non è mai stata così in basso. Poi, però, s’è rialzata: ha trovato gioco, prima di tutto. Quel gioco che la Reggina non ha mai avuto. Ha trovato punti di riferimento come Dybala in attacco, calciatore in grado di risolvere da solo le partite più complicate. Ha trovato (come naturale conseguenza del gioco e dei punti di riferimento) 11 vittorie consecutive, e nonostante questo è ancora a -2 dalla vetta. Se inizi male e devi recuperare un handicap così pesante, non puoi permetterti neanche un passo falso. E 10 risultati utili consecutivi non contano nulla se tra questi ci sono ben 4 pareggi, come nel caso della Reggina. Nel calcio moderno in cui una vittoria vale tre punti, il pareggio è molto più simile ad una sconfitta che ad una vittoria. Quelli della Reggina, poi, sono stati in alcuni casi imbarazzanti, con 90 minuti di anti-calcio in campo, prestazioni così raccapriccianti che neanche in Terza Categoria…

reggina palmese (93)Più che la Juventus, il percorso della squadra amaranto ricorda quello dell’Inter di Mancini: è stata in vetta al campionato a lungo, ma soltanto per episodi fortunati. Non ha mai avuto gioco, non ha mai avuto un’idea di calcio, non ha mai convinto. E da quando esiste il calcio non c’è mai stata una squadra che abbia vinto un campionato senza convincere, senza giocare. La Reggina in questa serie D ha perso 8 partite su 22, ne ha pareggiate 5 e ne ha vinte 9 di cui soltanto due in modo convincente, di cui 4 con il risultato di 1-0, addirittura 6 con un solo gol di scarto, una ancor più sofferta contro i ragazzini della Vigor Lamezia soltanto nel finale nel periodo in cui contro i biancoverdi calabresi tutti facevano goleade. Inoltre tre vittorie sono arrivate su calcio di rigore (contro Aversa Normanna, Agropoli e Vibonese), e addirittura due pareggi 1-1 raggiunti soltanto grazie a un penalty (contro Noto e Scordia).

reggina palmese (53)Guardare in faccia la realtà vuol dire smetterla di illudersi e aprire finalmente gli occhi sulla reale caratura di questa squadra, che senza le decisioni della giustizia sportiva (3 punti a tavolino per la partita di Rende, e penalizzazione dell’Aversa Normanna) oggi sarebbe settima in classifica con 32 punti, fuori dai playoff, a -13 dalla prima, a -11 dalla seconda, a -9 dalla terza che però ha una partita in meno, e addirittura a -3 dalla quarta e a -2 dalla quinta e quindi fuori dai playoff. Inoltre a +8 dai playout, più vicini a quelli che alla vetta. Questo dice il campo, al netto di ribaltoni a tavolino. E’ questo il reale valore di una Reggina che nelle rimanenti 14 partite dovrà ancora affrontare tutte le prime tre della classe, nettamente rinforzate rispetto al girone d’andata in cui sono state tutte superiori agli amaranto e vincenti sul campo.

Siracusa Reggina 03L’unico obiettivo calcistico concreto della stagione può essere quello di acciuffare in qualche modo i playoff, ma comunque già in semifinale bisognerà affrontare una delle prime tre. Servirebbe un’impresa che ci sembra molto improbabile. Per che cosa poi? Vincere i playoff di serie D non garantisce nulla: al momento la Lega Pro e la FIGC non hanno ancora stabilito nulla per la prossima stagione. Il nuovo presidente della Lega Pro Gravina vuole riportare l’organico a 60 squadre, ma a decidere sarà il Consiglio Federale della FIGC che ha già approvato le riforme per ridurre ulteriormente il numero delle squadre del calcio professionistico e a decidere gli organici dei campionati è la FIGC, non la singola Lega.

Logo-Figc-NazionaleInoltre c’è l’ipotesi di iscrivere le squadre B dei grandi club di serie A in Lega Pro. E comunque ammesso (e non concesso) che ci siano dei ripescaggi dalla serie D, non ci potrà essere comunque alcuna priorità per le squadre che hanno vinto i playoff perchè saranno nove (una per girone), a fronte di un numero di posti liberi (?) sicuramente inferiore. E allora l’unica modalità per stabilire chi potrà essere ripescato sarà quella economica. Il Collegio di Garanzia dello Sport del Coni ha infatti bocciato tutti i ricorsi pendenti in tal senso e ha confermato l’ammissibilità della quota da versare a fondo perduto per valutare la solvibilità delle società, stabilita lo scorso anno dal Consiglio Federale in 500.000 euro per le squadre di serie D che vogliono essere ripescate in Lega Pro. E la Reggina, che con i soldi sta già facendo tanta fatica e che a dicembre si è dovuta privare dei suoi prezzi pregiati per questioni di cassa, potrà permettersi in estate un esborso simile per andare a fare una Lega Pro in cui serve poi almeno un investimento di un altro milione di euro per provare ad evitare la retrocessione immediata? Se già quest’anno non si perde occasione di ribadire come le difficoltà nascano dall’investimento di 300.000 euro a fondo perduto versati in estate per l’ammissione in serie D, figuriamoci quali potrebbero essere gli scenari per la prossima estate. Che si prospetta già palpitante almeno quanto la scorsa. Perché appena finirà il campionato e anche i più illusi si renderanno conto che la realtà sarà ancora dilettanti per il secondo anno consecutivo, si spalancherà un problema grande quanto una casa. Cioè quello di iscriverla questa squadra alla prossima serie D. E saremo ancora una volta punto e a capo, ma sempre più nel baratro delle categorie di anno in anno inferiori.

messina reggina 0-1 30 maggio (3)E’ una storia che si ripete ormai da anni, e che non può non coinvolgere anche la tifoseria amaranto, sempre fantastica ieri anche a Leonforte numerosa e calorosa nei confronti della squadra, e ogni domenica al Granillo ancora vicina alla maglia del cuore che rappresenta la città nonostante una stagione umiliante e avara di soddisfazioni. Sin dai tempi della serie A è un tormentone che si ripete: “meglio retrocedere in B e fare lì la voce grossa anziché salvarsi sempre all’ultima giornata in A“. C’era questa convinzione ai tempi della massima serie. Lo stesso ritornello dopo 5 anni consecutivi di serie B: “andiamo in Lega Pro, almeno ci divertiamo con partite di campanile, vinceremo facile contro tutti e torniamo in B subito sull’onda dell’entusiasmo“. S’è visto com’è andata: il primo anno in Lega Pro nell’abisso della classifica, ma con un finale raggiante. L’impresa del San Filippo, i due derby storici ai playout vinti in 4 giorni sul Messina, le soddisfazioni del 3-0 e del 3-1 rifilato al Granillo rispettivamente a Cosenza e Catanzaro. Una stagione di luci e ombre, da cui comunque si poteva ripartire sempre nel calcio professionistico, dove la squadra era rimasta sul campo, sull’onda dell’entusiasmo di quella serata di festa il 30 maggio in città. Ma il ritornello della città era diventato un altro: “meglio fallire anziché sopravvivere così, almeno ripartiamo dalla D con una nuova società solida, senza debiti, e torneremo subito da protagonisti nel calcio che conta, com’è stato per Napoli e Fiorentina, com’è stato l’anno scorso per Padova e Siena“.

reggina marsala (37)Come da copione, la prospettiva (funesta) s’è realizzata. Ma la realtà è ben diversa rispetto ai sogni di chi ragiona con la presunzione di essere il migliore, di fare tutto facile. Per l’ennesima volta, quello che sembrava semplice si dimostra impossibile. S’è voluta distruggere una delle poche, pochissime, belle realtà che erano rimaste in questa città. E l’ultimo treno, chiamato Nick Scali, Reggio l’ha rispedito al mittente con incomprensibile ostilità e scetticismo. Incomprensibile perché se bastano dieci miseri “risultati utili consecutivi a dare un po’ di fermento alla piazza, chissà cosa avrebbe potuto scatenare Nick Scali che in proporzione avrebbe giustificato manifestazioni di benvenuto in strada e un Granillo tutto esaurito con le bandiere dell’Australia e una marea di striscioni d’entusiasmo. Invece gli abbiamo sbattuto le porte in faccia. Poi quella telefonata di Tavecchio da Roma a Reggio, un fatto di recente confermato anche dallo stesso sindaco Falcomatà, ed eccoci oggi con una compagine che prende schiaffi a Leonforte e arranca in serie D. Quali prospettive, adesso? A Reggio è notte fonda, la città sta vivendo un periodo buio e sofferente rappresentato pienamente dal momento sportivo più basso della storia amaranto almeno da 60 anni a questa parte.