“Quo Vado” nella realtà: vincitori di concorsi pubblici mai assunti si appellano a Checco Zalone

checco zalone quo vadoI vincitori, ma finora mai effettivamente assunti, di concorsi pubblici tentano di avere giustizia appellandosi a Checco Zalone, sulla scia del grandissimo successo che sta avendo “Quo vado”. Il film tratta in modo ironico il tema della pubblica amministrazione con le sue criticità e contraddizioni, e perciò, si legge in un comunicato del Comitato Unione Istruttori Amministrativi per Roma Capitale, “noi vincitori e idonei di concorsi pubblici, pur apprezzandone l’ironia e la sagacia, non possiamo non sollevare una riflessione sui temi accennati e logicamente non approfonditi in quella sede, ma che oggi più che mai sono caldi e sentiti e riteniamo debbano essere doverosamente chiariti e denunciati affinché l’opinione pubblica non riceva un messaggio deviato sul tema del dipendente pubblico”. “Da tempo, come Comitato Unione Istruttori Amministrativi per Roma Capitale – spiega la nota – unitamente a molteplici comitati e realtà italiane, ribadiamo e lottiamo affinché i nostri diritti non siano calpestati. A Roma ad esempio migliaia di vincitori e idonei di concorso attendono da anni di colmare le oltre 8.000 carenze in organico, tamponate spesso attraverso affidamenti diretti a società municipalizzate che impiegano personale che non ha affrontato alcun concorso pubblico”. “Verissimo che in Italia spesso i dipendenti pubblici non sono all’altezza del ruolo delicato che ricoprono – continua il Comitato – ma chiediamoci il perché, non limitiamoci ad accettare questa condizione passivamente. Da anni non si investe nell’assunzione dei vincitori di concorso che hanno superato attraverso il merito e lo studio prove difficoltose per poter accedere al posto pubblico. Siamo solo 4000 in Italia, da tempo ci aspettiamo che i nostri sforzi vengano premiati, invece continuiamo ad assistere ad assunzioni clientelari a chiamata diretta o stabilizzazioni di personale precario che non ha mai vinto alcun concorso a tempo indeterminato. Non ci stupisce quindi constatare che frequentemente si rincorrano scandali che dimostrano lo scarso attaccamento al lavoro. Chi quel posto se lo suda non può accettare questa situazione. Esistono inoltre circa 100 mila idonei che attendono di poter essere avviati per tamponare le enormi carenze di personale pubblico a livello nazionale, che i 4000 vincitori da soli non riescono a coprire. Purtroppo il Governo non solo snobba i nostri appelli ma non si attiva né per garantire il rispetto dei diritti al lavoro per i vincitori né per concedere una proroga alle graduatorie per gli idonei, il tutto a costo zero, anzi, queste scelte se portate avanti, consentirebbero di ottenere risparmi per l’erario pubblico in quanto non ha senso mandare al macero migliaia di persone già selezionare e bandire nuovi concorsi che hanno un costo enorme che ricade sulla cittadinanza. Gli idonei sono stati bloccati con la ‘scusa’ del ricollocamento dei provinciali in esubero. Anche il film evidenzia che questa manovra sia stata una sorta di farsa che ha in realtà coinvolto pochissime persone, non sufficienti per motivare un blocco delle graduatorie che chiediamo siano prorogate”. “Nel frattempo invece – si legge ancora nel comunicato – fioccano proroghe per personale precario non selezionato adeguatamente o stabilizzazioni ad hoc. Questo sta devastando una generazione di meritevoli e rovinando definitivamente la cosa pubblica. Lanciamo un appello a Checco Zalone dato che il Governo e la classe politica sembrano sordi rispetto alla vicenda, affinché metta a disposizione per una giusta causa il seguito mediatico ottenuto e spenda una parola per la gravosa condizione in cui versa questo paese che continua a favorire scorciatoie e furberie: incontriamoci Checco, siamo ragazzi come te a cui stanno rovinando il futuro! Sarebbe per migliaia di noi un modo per ottenere la visibilità che meritiamo dopo gli sforzi profusi e finalmente in Italia un momento goliardico potrebbe essere utile a superare e porre l’accento su vere e proprie discriminazioni”.