Qualità della Vita: il vero problema è che non ce ne rendiamo conto… (parte seconda)

Qualità della Vita: la classifica stilata dal Sole 24 Ore e le potenzialità inespresse della Provincia di Reggio Calabria

stretto-di-messina1Eppure potrebbe essere la prima. La migliore. E’ un vero peccato. L’ultimo posto – pienamente meritato – della Provincia di Reggio Calabria nella classifica del Sole 24 Ore sulla Qualità della Vita non rispecchia le straordinarie risorse di questa terra dalle potenzialità illimitate, ma è frutto della sua cattiva gestione e della sotto-cultura che non le consentono di spiccare il volo. Lo storico Lutio d’Orsi di Belcastro parla della Provincia di Reggio come “ricca, nobile e gloriosa, detta la Magna Grecia dai Greci che vedendo ed ammirando l’amenità del cielo, la fertilità della terra, l’aere salubre, e la grandezza degli abitanti, la elessero per loro stanza“.

reggio calabria città metropolitanaNon si può vivere nel passato, ma della storia si può fare tesoro per capire chi siamo, da dove veniamo e quali sono le nostre punte di diamante. La Provincia di Reggio è ultima ma potrebbe essere prima se solo sapesse valorizzare la straordinaria ricchezza offerta dalla propria terra. Le risorse naturali innanzitutto, a partire dal bergamotto, agrume unico al mondo che si produce soltanto in una ristretta fascia dello Stretto e del basso jonio reggino per il suo clima particolarissimo, ma anche gli ulivi e gli agrumi della Piana di Gioia Tauro. E’ una Provincia che potrebbe vivere di agricoltura, se riuscisse a fare sistema intorno a questo settore. Se al posto del caporalato occasionale vivessimo di economia produttiva con aziende operose per la realizzazione di utili. Eppure il grande paradosso è che la Provincia di Reggio Calabria non esporta, nonostante abbia tutte le carte il regola per far diventare la produzione agricola il proprio traino economico.

ScillaPoi c’è il turismo: la Provincia di Reggio è disseminata di perle che nulla avrebbero da invidiare, se fossero valorizzate come meritano, alle più grandi mete del turismo internazionale di vario genere: PetraSharm el-Sheikh, Honolulu, Miami, Cortina. Con una differenza: tutte racchiuse nel giro di pochi, pochissimi, chilometri: Gambarie, Scilla, Gerace, Pentidattilo, la Costa Viola, Reggio città. Un mix unico al mondo perchè se vai a Sharm el-Sheikh non puoi andare a Cortina, se vai a Miami non puoi andare a Petra, se vai a Cortina non puoi andare da nessun’altra parte. Qui invece abbiamo tutto insieme. C’è di tutto: storia, cultura, natura, sport e natura selvaggia e incontaminata. Le immersioni tra i rarissimi (e preziosi) coralli della Costa Viola o nelle limpide acque del mar Jonio da cui Venere vergine nacque, lo sci e lo snowboard sulle piste di Gambarie dove ci si può divertire sulla neve a strapiombo sul mare e molto spesso, tra marzo e aprile, si può sciare in giornate miti e soleggiate, magari mettendo gli sci ai piedi la mattina e poi in meno di 30 minuti scendendo a mare e tuffarsi con +30°C nelle acque del basso Tirreno, con di fronte le isole Eolie.

cascateE ancora, il kitesurf a Punta Pellaro, le escursioni nella natura inviolata tra cascate di rarissima fattura come le Cascate del Maesano, le più accessibili a valle della Diga del Menta, o le Forgiarelle e Palmarello dove lo scenario è mozzafiato. C’è la bellezza di Scilla con la sua suggestiva Chianalea, c’è la Costa Viola con la bellezza di Bagnara, la storia di Palmi, il panorama mozzafiato della Collina di Sant’Elia, un vero e proprio balcone naturale sullo Stretto e sulle isole Eolie raggiungibile tramite scenari insoliti e oceanici, dal verde lussureggiante. Sulla Jonica c’è il l’antico Castello di Sant’Aniceto con vista privilegiata sull’Etna, di fronte Taormina: è uno dei pochi esempi di architettura alto medievale calabrese, nonché una delle poche fortificazioni bizantine sottoposte a lavoro di restauro e recupero. A Reggio, poi, la città è circondata dalle fortificazioni: complessivamente sono 16 quelle antiche, tra cui appunto il Castello di Sant’Aniceto ma anche il Castello Aragonese nel centro storico cittadino o il Forte di Altafiumara, il Castello Ruffo di Scilla e gli altri fortini sulle colline della città e del suo hinterland. Ci sono poi anche 10 fortificazioni moderne, tra cui la Batteria Fondo Versace, che ha uno dei panorami più belli della città.

Bronzi-di-Riace1Siamo arrivati in città, Reggio Calabria: dovrebbe trainare la cultura della Provincia e dell’intera Regione, invece negli ultimi anni è sprofondata in un abbandono e in un degrado non solo della vivibilità quotidiana ma anche di eventi culturali, attrazioni e interessi. Perché se c’è qualcosa peggio dell’abbandono, quella è l’indifferenza. Con oltre 180.000 residenti, Reggio Calabria è la 21ª città d’Italia per popolazione: anche qui è indietreggiata molto negli ultimi 5 anni, perchè nel 2010 era 17ª ma è stata superata in pochi anni da Brescia, Prato, Parma e Modena. I Bronzi di Riace e il Museo Nazionale della Magna Grecia sono certamente l’attrazione culturale principale della città: un’eccellenza internazionale.

duomo reggioMa ci sono anche le Mura Greche, le Terme Romane, il bellissimo Lungomare con i suoi alberi secolari considerato “il più bel chilometro d’Italia“, i palazzi storici che ivi si affacciano, le strade del centro, il commercio e il Duomo, la Cattedrale dove sono in corso i lavori per una nuova piazza che ammodernerà ulteriormente lo stile del cuore della città come già accaduto negli scorsi anni per piazza Castello, piazza Carmine e altri importanti luoghi pubblici. Ma nulla è valorizzato come merita. Lo stesso Duomo: è stato illuminato (per un giorno) quando è stata ristrutturata la facciata, pochi mesi fa, come solitamente accade soltanto nei giorni della festa patronale a settembre. Poi di nuovo buio. E’ possibile fare turismo così?

geraceIn Provincia, poi, c’è Gerace: è la Noto calabrese, una vera e propria perla di storia, architettura e cultura. E’ caratteristica per le tantissime chiese, i palazzi d’epoca e vani, un tempo abitazioni o botteghe, scavati direttamente nella roccia. I luoghi più attraenti sono il castello, la cattedrale, la chiesa di San Francesco, una serie di piccole chiese probabilmente di origine bizantina oltre a numerose costruzioni civili di varie epoche e stili architettonici. Situata in una posizione arroccata, ha un fantastico panorama sul mar Jonio. Ma anche Gerace, che in qualsiasi altro posto del mondo sarebbe trasformata in una calamita del turismo internazionale, soffre. Nel 1880 contava 6.000 abitanti ed era uno dei centri più importanti della Calabria meridionale; nel 1950 dopo le due guerre aveva ancora 5.000 abitanti. Oggi ci vivono poco più di 2.000 persone e i giovani emigrano altrove in cerca di lavoro, nonostante siano nati in una vera e propria miniera.

gerace reggio calabriaQuello di Gerace è il sinonimo della Provincia di Reggio Calabria: risorse straordinarie, che però non vengono valorizzate. E pensare che uno degli “spassi” preferiti degli ignoranti presuntuosi che criticano le classifiche sulla Qualità della Vita inondando i social network di collage fotografici con la nebbia di Milano e il sole di Reggio è quello di criticare il mare grigio della riviera Romagnola. Ottusità dilagante: proprio perché hanno creato una grande economia con un mare grigio, infatti, sarebbero da apprezzare e da prendere come modello da esportare qui dove il mare è blu, ma non c’è nessuno a goderselo. Dovrebbe essere lo spasso dei romagnoli quello di sbeffeggiare i calabresi che non sono in grado di attirare il turismo pur avendo la fortuna di vivere in una terra così bella, mentre ogni anno decine di milioni di turisti da tutto il mondo inondano le spiagge di Cervia, Rimini, Riccione e Cesenatico. Ma loro neanche questo fanno, perché pensano a lavorare e non vivono d’invidie e gelosie come invece accade alle nostre latitudini.

rtl01Il problema di Reggio Calabria ultima Provincia d’Italia nella Qualità della Vita è un problema doppio: perché è ultima, e perché questo non dipende dalla sfortuna divina. Fosse una Provincia povera, priva di ricchezze e di risorse, senza sbocchi e senza futuro, l’analisi sarebbe semplice. In realtà è un vero peccato perchè siamo ultimi ma per quello che abbiamo dovremmo essere i primi. Nessun governante, però, ha mai avviato un percorso generale volto a valorizzare le grandi risorse: l’agricoltura e il turismo. Bisognerebbe fare sistema e coinvolgere tutto il territorio in un percorso di crescita in tal senso che soltanto la città di Reggio Calabria, per il turismo, ha vissuto negli anni del “modello Reggio“. Qualcuno ha avuto modo, rispetto al precedente articolo con le nostre amare analisi sulla Qualità della Vita, di inorridirsi e considerare “falso” il nostro riferimento al periodo in cui la città era cresciuta e migliorata. Sono i numeri a certificarlo. Ecco le posizioni della città di Reggio Calabria nella stessa classifica sulla Qualità della Vita realizzata dal Sole 24 Ore, sempre in base agli stessi parametri:

  • 2005: 90ª 
  • 2006: 94ª 
  • 2007: 97ª 
  • 2008: 92ª 
  • 2009: 91ª
  • 2010: 103ª 
  • 2011: 94ª 
  • 2012: 92ª 
  • 2013: 105ª 
  • 2014: 106ª 
  • 2015: 110ª 

Notte-Bianca1A fronte dell’ultimo posto di oggi e dal “podio” (al contrario) dei precedenti due anni, fino al 2012 la città si manteneva sempre al di sopra di 10-15 province, addirittura tra 2008 e 2009 sopra 20, tutte quelle del Sud. Si può discutere (e non è questa la sede per farlo perchè è tutta un’altra storia) del prezzo che la città ha dovuto pagare per quella crescita e quello sviluppo, che però non si possono negare. Senza voler mitizzare nessuno, la storia della città è una soltanto e il boom di turismo, di cultura, di eventi e di orgoglio che la città ha avuto tra 2005 e 2012 prima del commissariamento, sono una realtà tanto acclarata almeno quanto il bel clima e i bei paesaggi della nostra Provincia. La città era diventato centro d’attrazione dell’intero comprensorio Calabro-Siculo, ottenendo il riconoscimento di “Città Metropolitana” come soltanto altre 9 grandi città del Paese.

aeroporto dello strettoGuarda caso, erano gli anni in cui la città si apriva al mondo: nel 2004 l’Aeroporto di Reggio Calabria aveva i primi voli internazionali della sua storia, voli internazionali che nel 2005 hanno avuto un boom del 610% con quasi 6.000 passeggeri annui, cresciuti ulteriormente di anno in anno fino al record del 2008 quando sono stati oltre 32.000 i passeggeri dei voli internazionali, che nel 2010 erano diminuiti ma rimanevano a 18.500 unità. Gli ultimi (8.000 passeggeri) risalgono al 2011, poi nuovamente il buio degli anni precedenti. E anche questi sono numeri che nessuno può smentire. Il crollo dell’aeroporto è coinciso con il crollo della città che da Malta a Parigi, da Berlino a Madrid, da Londra ad Atene si era aperta al mondo e aveva iniziato a comunicare, a confrontarsi, ad aprirsi e ad uscire dal becero provincialismo che la tiene ottusa in una triste cappa di arretratezza e sottosviluppo. Oggi come in passato. Gli anni di “Let’s Go To Malta” o “Todos a Barcelona” che avevano portato i più giovani a confrontarsi con alcune delle più progredite realtà europee sembrano oggi lontani anni luce.

ponte sullo strettoEd è anche questo un peccato perchè ci sono anche le infrastrutture: l’Aeroporto, appunto. Ma anche il Porto di Gioia Tauro, la nuova A3 Salerno-Reggio Calabria che può soltanto renderci orgogliosi di un’eccellenza ingegneristica con pochi eguali in Europa per i ponti e le gallerie del tratto reggino, e la velocità dei collegamenti dopo anni di disagi. E immaginate in questo scenario anche la realizzazione del Ponte sullo Stretto… Ma siamo talmente tanto forti, noi, che anche a quello abbiamo detto di “no”.

Se dovessimo racchiudere un’analisi in due parole, queste sarebbero la “Provincia Smarrita“: smarrita perché non ha una linea guida, non ha una governance, non ha un progetto, non ha un percorso, non ha una strada. Non ha punti di riferimento, che siano pubblici o privati, che la possano indirizzare alla valorizzazione delle proprie (straordinarie) risorse. Ed è questo il vero peccato. Perché dovremmo essere i primi. Ma siamo gli ultimi e anziché rimboccarci le maniche diciamo che è colpa di chi fa la classifica perché noi abbiamo il sole e al nord c’è la nebbia.

Dopotutto non è mica possibile che la qualità della vita sia migliore dove c’è la nebbia.

Qualità della Vita: il vero problema è che non ce ne rendiamo conto…