Muos, la Cassazione blocca tutto: gli Usa perplessi

Il ricorso presentato dal Ministero della Difesa è stato rigettato. Da Washington non arrivano commenti, ma l’irritazione è latente…

muos niscemiSi fa, si fa. Anzi no. E pazienza se c’avete creduto sulla parola e avete investito tempo e denaro. Potrebbe essere questa la sintesi efficace della disputa attorno al Muos di Niscemi, in provincia di Caltanissetta,  dove la Cassazione ha confermato il sequestro degli impianti installati dal Governo americano. Rigettato, dunque, il ricorso presentato dall’avvocatura di Stato per conto del Ministero della Difesa, un ricorso che non teneva in debita considerazione i rischi legati all’impatto ambientale.

Già, ma quali rischi? Dalle parti di Washington sono confusi. Intanto gli studi condotti hanno dimostrato come le radiazioni elettromagnetiche emesse sarebbero in realtà al di sotto del livello di pericolo stabilito dalla normativa italiana: l’impianto, a rigor di legge, dovrebbe pertanto essere considerato legittimamente operativo. Ma soprattutto ciò che ha destato scetticismo oltreoceano è l’assurda pretesa “dal basso” di smantellare un accordo internazionale siglato e confermato da partner sovrani.

no-muosFormalmente dal Dipartimento di Stato non arriveranno moniti o giudizi: Roma viene rispettata, Renzi gode (per il momento) di una buona pubblicità e gli sforzi profusi dal nostro apparato militare nei vari scenari di guerra in cui esso è impegnato sono ritenuti encomiabili dallo Stato Maggiore americano. Da qui l’esigenza di preservare il rapporto. Se tanto mi dà tanto, però, un problema politico e di credibilità esiste, perché il sistema satellitare di comunicazioni serve non soltanto alla Casa Bianca ma a ogni partner della Nato, che può beneficiare del servizio per tutto ciò che concerne la sicurezza interna. Una manna dal cielo per una realtà di frontiera come quella siciliana, costretta a confrontarsi suo malgrado con le tratte dei migranti lungo il Mar Mediterraneo.

Ora, se il beneficio è collettivo, se la normativa è rispettata, se i rischi sono sotto controllo, perché allora la magistratura dà adito alle obiezioni – più o meno genuine – che si levano dai territori, dalle sigle ambientaliste, dai movimenti antagonisti? Può una campagna ben orchestrata disarcionare il potere Esecutivo, ostacolando l’adempimento di un accordo? Che fine ha fatto il principio del pacta sunt servanda? Può l’approccio localistico far premio sulle esigenze di difesa di uno Stato?