Messina, recupero della Zona Falcata: Picciolo punta sull’intervento di Croce e pensa ad una cabina di regia

Il leader di Sicilia Futura investe il suo esponente nel governo regionale della responsabilità di recuperare il tratto cittadino: ecco la strategia che coinvolge tre assessorati

messina porto zona falcata molo norimbergaIl nuovo strumento che permetterà alla città di Messina di svoltare sull’annosa questione della zona falcata è l’intesa istituzionale di programma” ai sensi dell’art. 2, comma 203, legge 662 del 1996.  Lo afferma il capogruppo all’Ars di Sicilia Futura on. Beppe Picciolo, che aveva già individuato, in una legge del 1996, mentre era in carica l’assessore Giusy Furnari, la chiave di volta per mettere giuridicamente insieme i sette soggetti istituzionali chiamati a lavorare sinergicamente per il bene del territorio.

Picciolo Pdr1In questo comitato – ha sottolineato Picciolo – sotto l’attenta regia del Presidente Crocetta, intendiamo coinvolgere i tre assessorati che per le loro caratteristiche sono chiamati a dare un apporto completo alla risoluzione dei problemi. Strategica appare in questa logica la presenza dell’assessorato al Territorio e Ambiente (per le caratteristiche tipologiche dell’area della zona falcata, certamente ad alto rischio inquinamento e necessitante di bonifica ambientale oltre che della redazione del piano Via/Vas e quello regolatore portuale), quindi per l’alta valenza storica/culturale l’assessorato ai Beni culturali ed ambientali e quello all’Energia e rifiuti, per le bonifiche di alto inquinamento. Ai tre assessorati regionali si unirà attivamente il Comune di Messina, che presenta area di propria pertinenza rientrante nel Prg comunale da coniugare con il Prg portuale, quindi essenziale sarà l’apporto che arriverà dall’Autorità portuale che governa ‘tecnicamente’ tutta la zona ed ha anche un’importante capacità economica. Fondamentale sarà quindi il ruolo dell’Università per tutto quanto concerne la progettazione, lo sviluppo culturale e scientifico e la capacità di intercettare i fondi europei. Infine non meno determinante sarà la Marina militare, presente con proprietà specifiche sul territorio e che potrà mettere a disposizione quelle aree non ritenute propriamente strategiche dal punto di vista militare, in particolare i beni artistici che potranno così essere realmente valorizzati. Questo strumento previsto dalla legge – ha proseguito Picciolo – una volta reso esecutivo dalla Giunta regionale  e dal suo Presidente avrà una valenza assoluta sul governo del territorio e sarà sovraordinato agli enti stessi che ve ne fanno parte, quindi anche nel tempo i soggetti indicati in fase di proposizione non saranno più legati agli ‘umori’ della politica, ovvero potranno cambiare i nomi degli assessori, del sindaco e delle altre istituzioni senza che questo determini l’azzeramento della funzione e dei progetti sviluppati. I nomi dei soggetti, è previsto infatti dalla legge stessa, potranno essere cambiati una sola volta nel corso della vita del comitato, creando così in partenza una sorta di filo rosso tra i sette designati in grado di mantenere una coerenza programmatica, fondamentale per raggiungere gli obiettivi prefissati”.

maurizio croceUn uovo di colombo, insomma, per superare l’impasse che fin qui ha prodotto chiacchiere, con la sola eccezione della demolizione dell’inceneritore i cui lavori verranno verosimilmente avviati finalmente il prossimo 21 gennaio.

Tra le funzioni attribuite al comitato portatore dell’Intesa istituzionale di programma  – ha concluso Picciolo – sarà fondamentale quella relativa all’individuazioni dei fondi comunitari come quelle del Pac, nel capitolo ‘interventi a forte valenza strategica’, derivanti dalla delibera regionale 268 del 10 novembre 2015, approvata dalla Giunta di governo che prevedono circa 280 milioni di euro per le nove province e per le città metropolitane. Messina, che per mancanza di progettualità era stata esclusa dalle due precedenti linee d’intervento contenute negli stessi Pac, potrebbe a questo punto fare la parte del leone presentando in questa terza tranche tutti gli elaborati frutto del lavoro sinergico del comitato ‘d’Intesa’ agganciandolo inoltre al Pon metropolitano ed ai fondi dell’Autorità portuale, così da completare in tempi ragionevoli la totale bonifica e ricostruzione dell’area, anche intercettando altre risorse economiche future per la zona. In aiuto ci vengono in tal senso gli ‘obiettivi’ 1 e 6 del famoso piano presentato dall’assessore Giusy Furnari (accordo operativo strategico o programma territoriale integrato, presentato con la Soprintendenza il 19 settembre 2014): linee guida che verrebbero adattate al Pac in modo tale da vincolare senza possibilità futura di ‘perdita o distrazione’ di tutte le somme individuate; con questo primo passo anche tutti i successivi finanziamenti erogati dalla Regione e le linee di completamento rientrerebbero in questo intervento di programma dell’Intesa istituzionale”.

Un modo a costo zero per gli Enti medesimi per far sì che le idee messe in cantiere dai vari Assessori o Dirigenti pro tempore (come ad esempio  per Giusy Furnari, con l’accordo di programma quadro del 26 maggio 2014) non rimangano lettera morta una volta venuto a decadere il soggetto istituzionale proponente, ma possano trovare la loro giusta attuazione.