Messina, l’intreccio di D’Amico: il pentito accusa Sisde e Carabinieri per l’omicidio di Manca

Le rivelazioni del collaboratore di giustizia sono state raccolte dai magistrati. Arrivano con notevole ritardo e sulla base di racconti terzi provenienti da Salvatore Rugolo e Nino Rotolo

carmelo d'amicoUn improvviso ricordo avrebbe folgorato sulla via di Damasco il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico. L’ex boss di Barcellona ha infatti svelato particolari inediti sul connubio che si sarebbe creato fra Cosa Nostra, taluni ambienti politici e agenti dei servizi deviati. Dopo 180 giorni D’Amico ha rivelato ai magistrati che “l’avvocato Peppuccio Santalco” sarebbe stato affiliato alle cosche del Longano, non lesinando l’uso di cocaina, utilizzata con spregiudicatezza anche dagli altri affiliati nel suo studio legale di viale Kennedy.

attilio manca 2Per quanto concerne l’omicidio Alfano, D’Amico ha raccontato: “Ricordo che un giorno sentii Pippo Iannello dire preoccupato a Santalco che Pippo Gullotti voleva ammazzare il giornalista Beppe Alfano perché aveva iniziato ad indagare sulla Corda Fratres, l’associazione culturale guidata dal giudice Franco Cassata (ex procuratore generale della Corte d’appello di Messina, ndr). Fu l’avvocato Santalco a dire a Iannello di non preoccuparsi perché avrebbe parlato lui con Cassata, in modo che quest’ultimo facesse desistere dal progetto Pippo Gullotti“. Le rivelazioni sarebbero arrivate solo ora per la paura che D’Amico nutriva nei confronti di Cassata, ritenuto estremamente potente.

Ma è sulla morte di Attilio Manca che sono arrivati i particolari più suggestivi: il medico sarebbe stato eliminato da un agente dei servizi segreti perché avrebbe operato, durante la latitanza, il capomafia Bernardo Provenzano. Manca, prelevato a Viterbo e portato a Marsiglia, fu assassinato al termine dell’operazione, nel Lazio, laddove fu simulato un suicidio. Ad eseguire il delitto sarebbe stato “u calabrisi“, un uomo del Sisde dall’identità non rivelata. “Mi disse che Cattafi per conto di Bernardo Provenzano aveva contattato il suo amico Attilio Manca in modo che questi l’operasse di prostata. A Cattafi – mi disse Rugolo – l’incarico glielo aveva dato un generale dei carabinieri. Di recente, Nino Rotolo, mi ha raccontato che sono stati i servizi segreti ad ammazzare Manca e che l’omicidio era stato organizzato dal direttore del Sisde”: sono queste le parole esatte consegnate dal pentito ai pm.