Messina, il dopo La Piana resta un’incognita: per la Diocesi si valutano due piste

Raspanti sta operando con dovizia ed il clima di consenso attorno alla sua figura cresce di giorno in giorno. La “soluzione interna”, però, potrebbe tentare il Pontefice: l’idea è che la comunità debba essere gestita da chi ha il polso della situazione territoriale

monsignor raspantiLo scranno più importante della Diocesi di Messina è ancora vacante e le redini della comunità restano al momento nelle mani dell’Amministratore Apostolico Antonino Raspanti: la situazione di stallo dalle parti dell’Arcivescovado non accenna a sbloccarsi dopo le dimissioni di Calogero La Piana che hanno procurato l’impasse odierna. Per la successione del monsignore salesiano si fanno diversi nomi. Due, al momento, sembrano le piste più solide: la prima porta ad una conferma dell’attuale assetto, con un riconoscimento formale dell’operato di Raspanti, cui verrebbe conferito l’incarico ufficiale. Ciò, però, implicherebbe un cambio ai vertici della comunità di Acireale, presso cui il monsignore esercita la missione di Vescovo dal luglio del 2011. In alternativa Papa Francesco potrebbe scompaginare le carte optando per la “soluzione interna“, guardando cioè ai pastori siciliani e segnatamente messinesi. In rampa di lancio, a quel punto, scalerebbero mons. Giuseppe Leanza, originario di Cesarò, e mons. Rocco Gangemi seguiti a ruota dal Vescovo di Caltagirone Calogero Peri. Se però la nomina di quest’ultimo creerebbe le stesse criticità concernenti l’ascesa di Raspanti, per i primi due – di rientro dalle esperienze in Repubblica Ceca e in Africa – non si riscontrerebbero complicazioni di sorta. Obiezione, questa, che rafforza la loro candidatura.