Lavoratori in appalto: nel mirino della Riforma più tutele e garanzie

Nella legge delega votata dal Senato a metà gennaio si introduce una novità molto importante, la clausola sociale a tutela dei lavoratori coinvolti nelle procedure dell’appalto. Approfondiamo insieme la questione

appaltiNelle ultime settimane c’è molto fermento intorno al settore degli appalti in Italia, ma una volta tanto – e per fortuna – non solo per le notizie di cronaca o per qualche scandalo: il Parlamento, infatti, ha approvato la legge delega che segna l’avvio del processo di profonda riforma del Codice degli Appalti, che dovrebbe essere completato entro l’estate, e soprattutto non solo la maggioranza politica, ma anche mondo dell’impresa, dei professionisti e dei sindacati salutano con favore questa serie di interventi. In particolare, l’attenzione si è concentrata su un aspetto molto significativo anche dal punto di vista lavorativo, e grazie al sostegno degli esperti di Appaltitalia, il portale più aggiornato sulle gare d’appalto, scopriamo su call center e codice “sociale” tutto quello che bisogna sapere.

ParlamentoCosa prevede la clausola. Entriamo subito nel dettaglio di questa norma per capirne meglio la sua portata. La cosiddetta clausola sociale è pensata per favorire l’occupazione degli addetti già impiegati negli appalti precedenti, e assume particolare valore per quanto riguarda il settore dei call center, che sono spesso al centro di avvicendamenti e che vive oggi un momento di profonda crisi delle imprese, con alti rischi di licenziamento. Con l’intervento legislativo, infatti, non ci saranno più licenziamenti al subentrare di una nuova impresa, ma anzi si sottolinea espressamente che, laddove si verifichino successioni di imprese nel contratto di appalto, “il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, secondo le modalità e le condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro applicati e vigenti alla data del trasferimento, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale”.

parlamentoI commenti. Come dicevamo più su, la clausola sociale ha messo d’accordo i vari attori del settore: i primi a sottolineare gli effetti positivi sono stati ovviamente i “responsabili” della nuova legge, ovvero i rappresentanti politici. Il sottosegretario al Lavoro, Teresa Ravera, considera la misura una “imprescindibile tutela della continuità occupazionale in caso di cambio d’appalto, in settori come quello dei call center – ma non solo – in questi anni esposti alla concorrenza spietata del massimo ribasso e del risparmio tutto a carico del costo del lavoro”. Sulla stessa linea i deputati di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto e Donatella Duranti, per i quali siamo di fronte a una “svolta storica nel mercato dei call center: la prima volta vengono riconosciuti i diritti dei lavoratori e non solo i profitti. Nei call center i fenomeni di delocalizzazione e di dumping sociale si sono fino ad ora tradotti in abbassamento dei diritti e dei livelli salariali con i lavoratori quasi sempre sottoposti al ricatto di perdere il posto di lavoro. Da ora non sarà più così”.

Imprese e sindacati. Al coro di consensi si iscrive anche Assotelecomunicazioni-Asstel di Confindustria, con il presidente Dina Ravera che afferma: “La norma sui cambi di appalto nelle attività di call center è di rilevanza per la filiera delle telecomunicazioni, in quanto conferma la centralità della contrattazione fra le parti sociali come strumento più idoneo per la costruzione di una comune cornice di condizioni applicative e regole. Sono certa che in questo modo si è imboccata la strada giusta per giungere a soluzioni sostenibili, in grado cioè di assicurare la necessaria flessibilità e adattabilità rispetto alle diverse realtà industriali, mettendo così le imprese nelle condizioni di poter affrontare con maggiore efficacia la nuova situazione congiunturale”. Soddisfatti anche i sindacati, che vedono come una conquista la nuova norma che dovrebbe offrire più tutele in particolare agli 80mila addetti dei call center in Italia: “il Parlamento ha finalmente riportato l’Italia in linea con il resto dell’Europa, dimostrando di voler fare passi avanti per riequilibrare un sistema illogico e costoso per la collettività e i lavoratori”, dicono dalla Slc Cgil, mentre infine il segretario generale dell’Ugl Telecomunicazioni, Fabrizio Tosini, non esita a parlare di “conquista storica per i lavoratori dei call center, che potranno essere tutelati senza essere vittime di gare al massimo ribasso nelle quali si lucra sul lavoro considerandolo un mero costo da abbattere”.

 Angelo Vargiu