Salim, l’eroe discreto dello Stade de France

Strage di Parigi, musulmano ha impedito l’ingresso allo Stade de France ad uno dei kamikaze

LaPresse/Valentina Camu

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Senza di lui quella sera allo Stade de France sarebbe potuta finire peggio, ma molto peggio. Salim Toorabally e’ un musulmano di 42 anni. Quando ne aveva 16 emigro’ in Francia dall’isola Mauritius. Venerdi’ 13 novembre, il giorno delle stragi jihadiste che hanno causato 130 morti, era addetto alla sicurezza della porta L dello Stade de France. E’ stato lui ad impedire l’ingresso di Bilal Hadfi, uno dei tre kamikaze che poi si fecero esplodere al di fuori dell’impianto. Avvicinandosi alla porta con la cintura esplosiva nascosta sotto i vestiti, Bilal Hadfi spiego’ a Toordbally che non aveva il biglietto ma che 0c’era un amico all’interno che lo aspettava con il suo tagliando. “Ho subito notato l’atteggiamento losco di quell’uomo vestito con una tuta. Voleva accedere all’interno senza biglietto. Gli ho fatto capire che sarebbe stato impossibile. Allora ha tentato di infilarsi tra gli spettatori”, racconta Salim, in una prima intervista a Star, un giornale delle Mauritius. Sempre piu’ insospettito, l’uomo della security che oggi tutti salutano come l”eroe discreto’ dello Stade de France lo invita ad allontanarsi. Ma il terrorista rifiuta di muoversi. “Era molto strano – aggiunge in un’altra intervista agli americani di Nbc – sembrava non volesse accettare il mio no”. Allora l’uomo-bomba si e’ diretto verso un’altra porta, con un altro guardiano. Che Salim mette subito in guardia, invitandolo espressamente a non lasciarlo passare. Il kamikaze si trova costretto a restare fuori. Qualche minuto dopo l’esplosione, fortissima. “L’ho sentita fino in fondo al cuore. Sapevo che non erano petardi”, ricorda ora l’addetto alla sicurezza. Poi il secondo boato, come “un vulcano in eruzione. Era spaventoso”. Il terzo kamikaze si fara’ esplodere qualche secondo piu’ tardi. Bilancio: ‘solo’ un morto nei dintorni dell’impianto. All’inizio Salim non aveva fatto alcun collegamento tra quell’uomo bloccato e le esplosioni intorno allo stadio. Ma quando ha visto la foto segnaletica di Bilal Hadfi ha capito tutto. “L’ho visto vivo. Se ci penso, anch’io avrei potuto essere vittima, sarebbero potute morire altre centinaia di persone. Per me i kamikaze sono in Siria, mai a casa, mai a Parigi”. Ora tutti lo salutano come un eroe, ma Salim non si considera cosi’, dice di aver fatto solo il suo lavoro. Con sangue freddo. E da grande professionista.