Reggio, “Se mio nonno avesse le ruote”. La città della vergogna

Reggio Calabria dall'altoDomenica. C’è il sole e il nonno, dopo lunga malattia, può finalmente uscire di casa.

Per lui, centauro d’altri tempi, è dura accettare la sedia a rotelle. “Pazienza” mi dice, scacciando tra le rughe nostalgia e rimpianti, “andiamo”.

Spingo decisa mentre lui sorride al nuovo Corso Garibaldi, e partendo dalla Villa Comunale ci dirigiamo verso il centro.

I vecchi bbasuli ‘nniricati hanno lasciato il posto ai nuovi blocchi di pietra che traballano sotto le rotelle.

Da buona reggina penso: “Cominciamo bene!”, e non ho il tempo di vergognarmi quasi di questa mia forma mentis che al terzo incrocio mi ritrovo con un vero e proprio dilemma. Una rete sbarra la strada e su entrambi i marciapiedi altre reti, che si auto reggono in giochi geometrici, bloccano il passaggio. Forse con uno sforzo potremmo, se non fosse per l’aitante giovanotto di turno che ha mollato l’auto proprio all’angolo, giusto il tempo di un caffè. Attendiamo…

Si riparte e mio nonno già pregusta l’atavico segno della croce passando da Piazza Duomo. “E che è successo qui?” mi dice poco dopo, e si segna sconsolato, scuotendo il capo. “Le solite cose, nonno.”

Continuiamo dribblando altre reti, ammiriamo Piazza Camagna dove i lavori certosini hanno restituito alla città un quarto di spiazzo e tre quarti di cantiere e proseguiamo, finché il marciapiede termina e dobbiamo abbandonarlo. Oddio! E come si fa? Tra noi e il lastricato centrale c’è un delizioso solco. Ma cos’è? Un canale di scolo? Così, lì in bella vista…?!

Prendo coraggio. Il nonno è in ansia, pover’uomo, grida “Attenta!” e già le ruote sono incastrate. Spingo avanti e indietro ma non c’è verso. Quell’incavo dall’oscuro significato ha esattamente la misura delle ruote. Non c’è dubbio: l’avranno calcolato al millimetro!

Con un ultimo scossone sfuggiamo alla trappola e il nonno inizia a vibrare: il selciato bucherellato è davvero cool! Ho le braccia indolenzite, le gambe fiacche, la schiena tesa a contrastare la pendenza della strada.

Il sorriso del nonno è sparito, tiene le mani artigliate sui braccioli e vorrebbe fermarsi un po’, dico “Dai, siamo quasi a Piazza Italia”. Ed eccola la piazza! Salta all’occhio che è il centro politico della città! Tutta recintata: vietato l’accesso, proibito lo sguardo, concesso il rimpianto per gli antichi splendori sotterranei.

Tiriamo dritto.

Punto a Piazza San Giorgio, e si tratta di una vera e propria conquista. Per accedere al marciapiede il nonno si impenna sull’abnorme stratificazione di catrame e scivola poi terrorizzato lungo la scacchiera di lastroni sconnessi. Finalmente si vedono le panchine e sono tutte occupate… Sfido, sono le uniche su tutto il Corso!

Per fortuna esiste ancora la cavalleria e un signore mi cede il posto. Freno il nonno, mi accomodo e mi domando come può un anziano sedersi lì, visto che la panchina ha perso alcune delle sue barre metalliche ed è di una scomodità avvilente.

Il nonno ha lo sguardo perso, io guardo l’orologio. E’ tempo di andare.

Il tapis roulant più bello d’Italia ci blocca il passaggio, obbligandoci, per proseguire, a tornare indietro, sulle montagne russe.

Quasi voliamo al centro del Corso, in assoluto silenzio. Io non ne posso più e il nonno si limita ormai a rari sospiri. Vorrei portarlo a Piazza De Nava, ormai da tempo “restituita alla città”, una certezza! Ma a due passi dal Cordon Bleu un dosso taglia trasversalmente la strada, dividendo la zona nuova da quella vecchia… la “rinascita” non è ancora arrivata, lì. Certo, ci sarebbero i marciapiedi, ma credo proprio che per oggi il nonno abbia fatto il pieno di emozioni.

E sulla via del ritorno, affrontando nuovamente tutte le difficoltà, mi accorgo che il “canale” sparisce negli incroci aperti alle auto e riappare in quelli chiusi e mi chiedo come sia possibile tutto questo.

In una società sempre più attenta ai diritti umani, dove la guerra alle barriere architettoniche pare ormai vinta, noi siamo un’isola fuori dal tempo.

Noi, che nel 2015, ignorando le leggi, violando le norme intenzionalmente, progettiamo e realizziamo “nuove” strade, leggi Corso, “nuove” piazze graziosamente “rialzate”, leggi Piazza Carmine o Piazza Sant’Agostino… tutte belle per chi balla, ma impraticabili per i disabili …

Siamo a casa. Saluto il nonno e lo guardo attentamente.

Ha le ruote, ma non è una carriola. E’ un Uomo.

Fabrizia Zampaglione