Messina, occupare non è un diritto. Altro che questore: Prestipino è una romantica eroina

Il mito dei presidi trinariciuti e l’atteggiamento irresponsabile dei professori. I ragazzi non hanno torto, ma guai se i grandi irresponsabilmente gli danno ragione

la farina studenti protesta 2La storia delle occupazioni studentesche è una storia vecchia come Matusalemme, che puzza di marcio anche a debita distanza. Ogni anno, in prossimità delle vacanze natalizie, c’è un motivo più o meno valido per incrociare le braccia, per dire che i ragazzi non si piegano, per urlare un no imprecisato contro una o più istituzioni. Dalla guerra in Iraq fino alla Buona Scuola, un pretesto si trova sempre.

la farina studenti protestaIntendiamoci: spesso i ragazzi hanno tutte le attenuanti del caso, concesse non solo dalla tenera età. Come negare, infatti, l’azione un po’ sordida compiuta da certi insegnanti, certi maestri non tanto cattivi quanto ipocriti, capaci di spronare gli alunni a rivoltare l’edificio come un calzino contro “la peggiore riforma di sempre”, l’ultima – in ordine di tempo – varata dall’Esecutivo di turno? Lo spartito non cambia mai: vi stanno rubando il futuro, vogliono la vostra ignoranza per rendervi servi, vi sottraggono denaro per girarlo ai riccastri delle scuole private. Un campionario d’idiozie a buon mercato, professate con aria complottista manco fossimo in un romanzo noir.

L’occupazione diventa così un rito che si celebra nel silenzio compiacente di taluni docenti e nella pacata rassegnazione dei dirigenti scolastici, quei super-presidi che di “super” hanno soltanto la pazienza, vista la profonda frustrazione in cui sono chiamati ad operare, fra le scaramucce dei colleghi e gli abbagli delle direttive ministeriali. Prevale, alla fine della fiera, la cultura del “so’ ragazzi, lasciamoli fare“.

la farina studenti protesta 3Quest’anno, però, qualcosa non è andata per il verso giusto: la preside del La Farina, la professoressa Pucci Prestipino, ha bloccato sul nascere qualsiasi iniziativa, inimicandosi buona parte della rappresentanza studentesca e impedendo l’occupazione del plesso con una segnalazione tempestiva alla Digos.

Sul perché ciò sia stato fatto, ci permettiamo di esprimere qualche riserva. La preside ha rivelato, ai microfoni di Rtp e di Radio Street, che la decisione di mettersi di traverso è maturata in seguito alla tragica fine di Ilaria Boemi, lasciando intendere l’esistenza di un traffico di stupefacenti e sostanze sintetiche nelle scuole occupate. “Ilaria dopo l’occupazione era cambiata e quando è morta io ho detto che nelle mie scuole non avrei voluto più occupazioni e farò di tutto per mantenere la promessa, non posso trattare con gli studenti, possono dirmi ‘vergogna’ e tutto quello che vogliono ma non mi importa nulla” ha affermato Prestipino.

Ora, se gli edifici pubblici si trasformano in supermarket per lo spaccio, bisognerebbe non tanto stigmatizzare le occupazioni in tv, quanto denunciare tutto in Procura. Per dire no alle spensierate iniziative natalizie basta molto meno.

Basta rilevare, ad esempio, quanti giorni di scuola siano andati in fumo fra le allerte meteo e la crisi idrica. Basta notare, per inciso, come la scuola non sia il luogo deputato a favorire la costituzione di una coscienza politica (Gesù, che linguaggio sessantottino! Uno yawn ci seppellirà), bensì il luogo in cui la formazione e la cultura dovrebbero essere tramandate di generazione in generazione. E se è vero che la cultura rende liberi, sarà proprio la cultura a far comprendere ai ragazzi che non basta dire “noi siamo il La Farina” per contemplare l’intero universo che si cela dietro quel liceo.

la farina studenti protesta 4Qui Prestipino ha rivelato un dato interessante: l’occupazione invocata dagli studenti non è stata nemmeno supportata all’unanimità dai rappresentanti. E allora che si fa? In nome della volontà di pochi di salire sulle barricate buttiamo altri giorni di lezione nel water di un liceo classico? I maturandi, di grazia, quando hanno intenzione di recuperare il cammino perso? I ragazzi del ginnasio sono disposti ad andare a scuola sino a metà luglio, pena debiti e bocciature per quanti diserteranno gli ultimi 30 giorni? Basta rispondere a queste domande, financo banali, per capire se queste benedette occupazioni siano accettabili oppure no.

Drammatico, ancorché comprensibile, è il comportamento tenuto da taluni genitori, i quali non soltanto hanno difeso i propri figli – e ci mancherebbe –  ma si sono spinti oltre, dipingendo le segnalazioni della Digos come blitz autoritari. “Non era mai successo a Messina, a nostra memoria, che un dirigente scolastico autorizzasse le forze dell’ordine ad intervenire in un istituto e consentisse loro d’interferire così pesantemente nelle dinamiche interne, prima per intimorire i rappresentanti degli studenti, a cui venivano chiesti i documenti di riconoscimento sol perché proponevano l’occupazione dell’istituto, e poi sollecitando con forza lo sgombero” hanno scritto. Non era mai successo, cioè, che un preside facesse rispettare regole e ordine ed è scioccante che qualcuno avanzi ora questa pretesa.

la farina studenti protesta 5Sembra quasi uno scenario distopico, una sorta di mondo alla rovescia dove non fa tanto specie la solidarietà dei parenti, quanto le speculazioni di professori, sociologi, perfino esperti della comunicazione del sindaco, determinati a dire “no pasaran“. Lo hanno scritto a chiare lettere: “L’unica Buona Scuola che vogliamo è solidale, rivoluzionaria, comunitaria, pacifica e, in una sola parola, libera”. Libera nella misura in cui ciascuno fa ciò che gli pare, senza curarsi delle ricadute delle proprie azioni. Libera e sconsiderata, perché se poi materialmente non ci sono giorni a sufficienza per riparare il danno, pazienza, l’istruzione dei giovani è solo corollario.

Per tutte queste ragioni trovo l’azione di Prestipino non soltanto meritoria, ma perfino romantica a suo modo. “Io non devo fare la cantante, l’attrice o la politica, per cui non voglio il consenso degli altri” ha affermato la preside rompendo lo zeitgeist dei like facili, l’esasperante ricerca dell’apprezzamento irresponsabile fra uno smile e un pollicione. No, Prestipino non è uno sceriffo o un questore, come dicono i benpensanti, è un’affascinante docente che crede nella pedagogia dei comportamenti, che afferma un lessico non compiacente ai sacri dogmi del politicamente corretto. E’ la classica professoressa che a 16 anni attira il tuo odio per le sue “pulsioni repressive” e che a 30, quando hai messo giudizio, salvi dalla pletora d’incompetenti che in quel momento difendeva strumentalmente il tuo splendido, soave e legittimo fancazzismo.

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