Messina, fra le braccia di Miccichè: Genovese con un salto carpiato si prende Forza Italia

L’ex sindaco del PD rompe col suo partito ed entra nelle fila del movimento berlusconiano. Si candida da subito a essere leader, con 8 consiglieri comunali e due parlamentari regionali. Una ricca dote per un partito che ha, da tempo, un’emorragia di consensi sul territorio

Roberto Monaldo/LaPresse

Roberto Monaldo/LaPresse

La notizia era nell’aria da giorni, la trattativa per il passaggio di Francantonio Genovese nelle fila di Forza Italia era in uno stato avanzato. L’esponente democratico, colui che guidò la stagione dell’Unione riprendendo Palazzo Zanca e restituendo la città al centro-sinistra, ha deciso di spogliarsi delle sue vesti renziane, vesti indossate camaleonticamente ai tempi della rottamazione, per accasarsi comodamente nelle fila forziste.

Francesco Saya/LaPresse

Francesco Saya/LaPresse

La dote di questo sodalizio è di tutto rispetto: il signore delle tessere, il padrone delle preferenze, porta infatti il suo bacino elettorale, due parlamentari regionali (Maria Tindara Gullo e il cognato Franco Rinaldi) e un gruppo più o meno nutrito di consiglieri comunali. A seguire il parlamentare finito al centro dell’inchiesta Corsi d’Oro saranno sicuramente Paolo David, Giuseppe Santalco e Francesco Pagano (oggi capigruppo rispettivamente di Pd, Felice Per Messina e Progressisti Democratici, giusto per capire i rapporti di forza in seno ai singoli gruppi). Al loro fianco quasi sicuramente andranno Simona Contestabile, Nicola Cucinotta ed Emilia Barrile. Verosimile, poi, l’adesione di Carlo Cantali e Benedetto Vaccarino.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Con un colpo d’ala Forza Italia, che sino a ieri vantava soltanto tre esponenti in seno al consesso civico, potrebbe trovarsi da un giorno all’altro con undici consiglieri comunali, divenendo nei fatti la forza di maggioranza relativa. E non serve scomodare De Pretis e la prima stagione del trasformismo italiano per capire come siano andate le cose. Francantonio Genovese ha sofferto l’inchiesta giudiziaria che si è abbattuta sulla sua persona e si aspettava, dall’establishment democratico, maggior rispetto e maggior solidarietà. Durante i giorni cupi dell’arresto, Berlusconi e i suoi sodali manifestarono privatamente la propria vicinanza all’ex primo cittadino, aprendo i margini della trattativa.

LaPresse

LaPresse

Uscito da Gazzi, terminati i domiciliari, Genovese aveva lasciato intuire che si sarebbe preso un periodo di riflessione, sentendosi ancora parte del Pd, ma la piccata presa di posizione di Ernesto Carbone e la decisione di avviare una campagna di tesseramento volta a stabilire una conventio ad excludendum hanno reso impossibile qualsiasi dialogo. Genovese, guardando gli iscritti ai banchetti e fiutando nell’aria il clima ostile alla sua figura, ha voltato lo sguardo oltre la collina, trovando l’abbraccio caldo e accogliente di Gianfranco Miccichè.

E proprio quest’ultimo, tornato ai fasti del potere dopo le infinite fratture col Cavaliere e col suo entourage, ha superato ogni imbarazzo, festeggiando il colpo in casa altrui, parlando di una crescita, anzi di una vera rinascita di Forza Italia. Anche qui, però, lo stallo mal cela umori contrastanti. Perché l’ingresso di Genovese regala sì un leader alla città, una persona capace di stabilire vita, morte e miracoli di un candidato, una risorsa forse indispensabile dopo la débâcle di Garofalo, ma al tempo stesso mina i feudi degli altri parlamentari, primi fra tutti Santi Formica e Bernardette Grasso, i quali avrebbero avallato – pur con riserve e ritrosie – l’ingresso del dottor Sottile nel partito.

genoveseE d’altronde in Forza Italia gli equilibri sono diversi: non basta un’indagine per rispedire al mittente una figura elettoralmente tanto significativa, non a caso Miccichè ha gettato acqua sul fuoco degli indignados ricordando la natura garantista del movimento. Ma dietro quest’operazione, dietro questa nuova stagione del fu partito liquido, c’è la strisciante paura di trasformare il movimento berlusconiano in un dominio genovesiano, di regalargli – insomma – le chiavi della macchina organizzativa. Un’ipotesi che desta estrema perplessità, specie fra quanti pretendono da Genovese un ingresso soft, in punta di piedi. Difficile quando hai, da solo, il primo gruppo consiliare…