Messina, all’Arena si rovescia la realtà. Gettonopoli diventa colpa di Accorinti

Uno slittamento lento e costante della trasmissione ha fatto sì che l’unico soggetto istituzionale non sfiorato dalla vicenda giudiziaria sia salito, alla fine, sul banco degli imputati

accorinti gilettiUn gigantesco scaricabarile che ha confuso gli elettori messinesi offrendo alla platea nazionale uno spettacolo esecrabile: soltanto così si può riassumere la tormentata puntata dell’Arena di Giletti dedicata all’inchiesta Gettonopoli che si è abbattuta sui consiglieri di Palazzo Zanca. Ernesto Carbone, il commissario del Partito Democratico in città, ha rivendicato il merito di aver allontanato dai dem le mele marce, mescolando le carte e spacciando un esodo, quello dei genovesiani, per un’espulsione, sinora mai neppure ventilata.

valentina zafaranaIl sindaco, da par suo, ha commesso l’errore tattico di difendere il lavoro del Segretario Comunale dall’offensiva dei Cinque Stelle, laddove i verbali delle commissioni – sostenevano questi ultimi –  non sono mai arrivati nelle mani degli onorevoli regionali, a dispetto delle formali richieste inoltrate agli uffici competenti. Fra chi manifestava sconcerto per la condotta della Giunta della trasparenza c’era anche Valeria Zafarana: pur rivendicando l’amicizia con Accorinti, l’esponente grillina ha spiegato come il ruolo politico imponga una distinzione netta dei piani. “Non può esserci confusione tra normale attività amministrativa e il fatto che ci si saluti incontrandosi per strada.  Io ho chiesto i verbali perché è un diritto di qualsiasi cittadino, non in virtù dell’amicizia. Se si confonde il diritto con l’amicizia vuol dire, come è possibile rilevare anche per molte altre vicende cittadine, che a Messina non è mai cambiato nulla” ha scandito Zafarana dai microfoni di RaiUno, condannando di fatto l’operato dell’Amministrazione.

Picciolo Pdr1Da qui in poi il delirio ha preso il sopravvento e Accorinti, che nel caso specifico non ha grandi colpe con buona pace dei professionisti dell’indignazione, vantando – fra l’altro – nelle fila di Cambiamo Messina dal Basso l’unica consigliera che a torto o a ragione aveva tentato di metter ordine nel regolamento comunale, è diventato il capro espiatorio. Un’anomalia che ha fatto saltare dalla poltrona perfino Beppe Picciolo. Il leader del Pdr, archiviate le critiche passate, ha difeso il buon nome del primo cittadino: “la magistratura ha indagato, sta valutando ed alla fine siamo certi verrà fatta giustizia e chiarezza per tutti noi. Al di là di quello che sarà l’esito in Tribunale, il giudizio morale su questa vicenda è già scritto ed i cittadini sono stanchi di dichiarazioni con arrampicate sugli specchi. In questo momento – ha concluso Picciolo – resta il disgusto e non ha senso, oltre che altamente ingiusto, tirare in ballo il primo cittadino per fatti come la gestione delle Commissioni sulle quali, oggettivamente, non ci sentiamo, a differenza di altri, di attribuirgli colpe”.