Messina, addio case popolari. Otto milioni in meno per il risanamento: la Regione taglia i fondi

Contestata l’assenza dei requisiti fondamentali. Interviene la Cisl: “di questo passo ci vorranno 120 anni

fondo fucileLa Regione Sicilia revoca i finanziamenti per 8 delle 10 offerte che il Dipartimento Politiche della Casa del Comune di Messina aveva approvato con determina dirigenziale nr 67 del 28 novembre 2014. La nota dell’Assessorato regionale con cui si boccia l’Amministrazione comunale è la numero 56758 dell’11 novembre scorso. La determina del Comune di Messina, ai sensi delle leggi regionali 10/90 e 4/2002, era finalizzata all’acquisto di alloggi da destinare agli aventi diritto in base alle priorità delle liste del risanamento. Le anomalie, rilevate dalla speciale commissione istituita presso il Dipartimento Regionale delle Infrastrutture-Gestione Patrimonio Abitativo, riguarderebbero prevalentemente inadempienze sul possesso, alla data di scadenza del bando, del fondamentale requisito della certificazione di abitabilità degli immobili in acquisto da parte del Comune di Messina.

«La revoca dei finanziamenti regionali è un duro colpo alle speranze degli aventi diritto che perdono una importante opportunità abitativa nel mare magnum delle necessità derivanti dal mancato risanamento di Messina» afferma Loris Foti, responsabile territoriale del Sicet, il sindacato della Cisl che tutela inquilini e proprietari.

Tonino-Genovese«È una limpida rappresentazione – aggiunge il segretario generale della Cisl Messina, Tonino Genovese - di come l’Amministrazione comunale opera in tema di attenzione alla conformità di norme e procedure. Il risanamento della città diventa un’altra incompiuta: per sopperire al fabbisogno abitativo dei circa 2400 nuclei baraccati, infatti, sarebbe necessario reperire ancora circa 800 milioni di euro».

Nell’ultimo quinquennio – evidenziano all’unisono i due rappresentanti sindacali – la città di Messina ha ottenuto finanziamenti per circa 50 milioni di euro con il modesto obiettivo della creazione di circa 300 alloggi. «Di questi, però, solo il 20% sono stati parzialmente completati, mentre 74 sono state le abitazioni acquistate. Continuando con questo ritmo da lumaca – concludono – il risanamento potrà essere risolto in circa 120 anni».