Il 2015 della Reggina: dal paradiso all’inferno, ma resta per sempre l’anno della eroica impresa del San Filippo

Reggina, 2015 sulle montagne russe: un’estate tribolata che ha portato all’inferno della serie D (ma il peggio è stato dopo). Resta nella storia l’impresa del San Filippo nei playout di Lega Pro

messina-reggina-0-1-30-maggio-33

Molto più di un anno. Il 2015 della Reggina sembra essere durato una vita: ne sono successe di tutti i colori in casa amaranto dal 1° gennaio dell’anno scorso fino ad oggi. Un anno che ha portato la compagine amaranto a compiere il definitivo “salto” dal paradiso all’inferno, dagli anni d’oro della serie A all’inferno dei Dilettanti. Ma prima c’è stata la Lega Pro. Dopo i noti e tristi fatti del 2014 con la retrocessione in Lega Pro nell’anno del Centenario e il fallimento della gestione Cozza nella prima parte della stagione, proprio nella scorsa pausa invernale la Reggina cambiava tutto e ritrovava il supporto di tre grandi ex come Emanuele Belardi, Bruno Cirillo e Salvatore Aronica, volenterosi di dare una mano ad un club che hanno attaccato sula pelle ben consci delle difficoltà del momento. Saranno proprio loro a guidare la squadra verso una salvezza eroica, che sembrava impossibile per tutti.

messina reggina 0-1 30 maggio (32)Nonostante le penalizzazioni (ad un certo punto la Reggina s’è trovata a -16 in classifica), gli amaranto sono riusciti a salvarsi e l’hanno fatto con pieno merito. Senza penalizzazione (la Reggina ha chiuso il torneo con -4) avrebbe potuto lottare quantomeno per la salvezza diretta. Sul campo, infatti, ha vinto 8 partite durante la stagione, cosa che non è riuscita a nessuna delle altre 4 squadre retrocesse o invischiate nei playout, e l’ha fatto grazie ad un ottimo 2015 rispetto al disastro del girone d’andata. Da gennaio a maggio, infatti, su 20 partite la Reggina è riuscita a vincerne 6 e pareggiarne 5 con un ruolino di marcia da metà classifica.

LaPresse/Francesco Saya

LaPresse/Francesco Saya

L’arrivo di Tedesco nel momento in cui nessuno pensava di poter centrare la salvezza ha dato alla squadra lo scatto decisivo, nonostante la rocambolesca sconfitta di Foggia 3-2 dopo una partita incredibile nell’esordio del nuovo tecnico. S’era già capito che era cambiato tutto. La Reggina chiudeva la stagione con due vittorie e si assicurava lo spareggio playout con il Messina, che in campionato aveva vinto 0-1 al Granillo e 4-1 al San Filippo. Eppure nonostante quei 6 punti negli scontri diretti, il Messina sul campo aveva realizzato appena 34 punti, uno in più dei 33 della Reggina. Escludendo, quindi, lo scontro diretto, in 36 partite la Reggina aveva conquistato 33 punti, il Messina 28. Con questo clima si arriva allo spareggio playout che il Messina voleva giocare con il Savoia già fallito da mesi. Si gioca l’andata al Granillo il 26 maggio, il ritorno sarà dopo 4 giorni al San Filippo. E anche qui succede di tutto. Stadi gremiti, spettacolo sugli spalti, tensione in campo.

messina reggina 0-1 30 maggio (9)La partita d’andata è della Reggina grazie a un gol di Insigne su assist di Zibert, 1-0 e tante polemiche per un post su facebook di Elio Nigro contro Cirillo e Aronica.
In un clima infuocato dopo 4 giorni di arriva al San Filippo, il Messina deve vincere con qualsiasi risultato, alla Reggina basta un pareggio. Nel primo tempo gli amaranto controllano bene e si rendono pericolosi in contropiede, nell’intervallo succede di tutto nel tunnel che conduce agli spogliatoi. Volano parole pesanti, probabilmente botte, Tedesco viene espulso e seguirà tutto il secondo tempo dalla Tribuna. E proprio nel secondo tempo la gara diventa una guerra, poi al 10° minuto viene espulso Benedetti, uno dei volti migliori degli amaranto per tutto il girone di ritorno. Tedesco toglie Viola e lancia Kevin Magri, difensore centrale di 19 anni alla prima presenza in stagione nella partita più importante. Per circa 20 minuti la Reggina trema, il Messina vede la possibilità della salvezza (che in realtà vale molto di più) e sfiora il gol in diverse occasioni. La Reggina si difende con le unghie e con il cuore, spinge come può il pallone fuori da quella porta e da quell’area di rigore. Belardi, Cirillo, Aronica ma proprio Magri, tra i migliori, tengono la squadra in partita.

LaPresse/Francesco Saya

LaPresse/Francesco Saya

Poi dal 35° in poi il Messina vede lo spettro dello 0-0 e la Reggina inizia a salire un po’ il proprio baricentro, finchè al 39° Balistreri non conquista un calcio di punizione al limite della linea di bordo campo sulla trequarti di campo avversaria. I suoi compagni lo stanno per battere subito con l’intento di portare la palla sulla bandierina e perdere tempo, poi Balistreri (0 gol in stagione con la maglia della Reggina fino a quel momento) fa segno di aspettare che va in area di rigore a colpire di testa, e chiama Zibert per un cross. Il pallone del centrocampista sloveno è delizioso, Balistreri stacca, incorna, segna. Il suo primo e unico gol amaranto, quello più importante. Si dirige sotto la curva e urla “scusate per il ritardo“. La Reggina a 5 minuti dalla fine è in vantaggio 0-1, esplode la festa nel settore ospiti dove sono assiepati circa 1.000 spettatori amaranto. Tedesco si lancia in una corsa di 60 metri dalla Tribuna al settore ospiti e abbraccia i tifosi arrampicandosi sul vetro che divide Tribuna e Curva. Ma mancano ancora 5 minuti più recupero e viene espulso anche Aronica. Il Messina ha due uomini in più e un calcio di punizione pericolosissimo dal limite dell’area. Può ancora sperare, ma dalla Curva i tifosi siciliani iniziano a lanciare fumogeni e praticamente la partita finisce lì.

cirillo pullman

La Reggina fa festa, è salva, ha mandato il Messina in serie D vincendo al San Filippo, conquistando due vittorie consecutive nei derby, realizzando la terza “carcagnata” dopo quelle di 2006 e 2007 in serie A.
La squadra torna in città e si scatena la festa, come non succedeva da 8 anni, sul bus cabrio sul Lungomare.
E’ l’immagine più bella della Reggina del 2015, è l’immagine storica che sempre rimarrà negli annali della Reggina nonostante le vicissitudini tristi dei mesi successivi.

Il Presidente Foti annuncia il suo addio e la cessione gratuita del club a nuovi soci, si apre e si chiude la trattativa con l’imprenditore italo-australiani Nick Scali che voleva investire in città ma non ha trovato le condizioni giuste per i propri progetti, e allora ha preferito rimandare a un futuro. Chissà. Mantiene ancora oggi ottimi rapporti con il Presidente Foti, che intanto ha un brutto malore che lo costringe ad una lunga convalescenza.

Reggina Tavecchio FalcomatàBloccato a Reggio, non riesce ad iscrivere la squadra in Lega Pro. Poi, però, riapre una finestrella grazie agli ottimi rapporti con la Federazione, e formalizza la cessione del club ad un gruppo di imprenditori locali guidati da Mimmo Praticò impegnandosi a cedere la Reggina gratuitamente qualora questi fossero riusciti ad iscriverla in Lega Pro. La città si mobilita, raccoglie fondi, tanti ex si impegnano (encomiabile il gesto di Simone Missiroli). Ma evidentemente non basta. Quando tutto sembra fatto arriva la doccia fredda dello svincolo dei calciatori da parte della FIGC, dopo una telefonata intercorsa la sera del 22 luglio tra il Sindaco Falcomatà e il Presidente Tavecchio, episodio confermato nei giorni scorsi dallo stesso Sindaco.

Sant'Agata Reggina Juventus Centro FederaleLa Reggina Calcio non si iscrive ad alcun campionato, resta così nelle mani del Presidente Foti che mantiene il nome, la storia e l’affiliazione alla FIGC ma decide di dedicarsi ad attività di formazione professionale sportiva. Così il Centro Sportivo Sant’Agata diventa un Centro di Formazione Federale e viene sottoscritta un’importante partnership con la Juventus.
Intanto sul fronte calcistico il gruppo di imprenditori locali che si era impegnato a rilevare il club in Lega Pro, ma non era riuscito a raccogliere il milione di euro o poco più che serviva per mantenere la società nel calcio professionistico, decide di andare avanti fondando una nuova società, l’ASD Reggio Calabria, che ottiene l’eredità sportiva della Reggina e viene iscritta dalla FIGC in serie D, nonostante la consapevolezza delle grandi difficoltà a cui si andava incontro. Anche perchè tutti sanno bene che per ambire alla vittoria del campionato di serie D, quel milione che d’estate non si era riuscito a trovare per salvare il club in Lega Pro con tutto il suo eccezionale patrimonio di strutture e calciatori, potrebbe anche non bastare. E infatti senza investimenti adeguati, la nuova Reggina arranca.

foto Davide Costarella

foto Davide Costarella

Eppure la nuova avventura era iniziata con grande entusiasmo, 3.500 abbonamenti sottoscritti e la prima in casa con una vittoria, seppur sofferta, sulla Sarnese che fa esplodere la gioia dei tifosi. Una vittoria che maschera tutti i problemi che sarebbero emersi da lì a poco, il 3-1 subito a Roccella, lo 0-1 del Granillo con la Leonfortese, l’incubo retrocessione in Eccellenza. Poi arriva il “regalo” dei 3 punti a tavolino dopo la sconfitta sul campo del Rende e la Reggina riesce a rialzarsi, adesso è a metà classifica, a -8 dalla vetta e a +9 dai playout. La squadra non riesce ad essere competitiva con le big del torneo, Siracusa e Cavese, ma neanche con la Frattese e ha chiuso il girone d’andata con un punto in meno persino di Sarnese, Due Torri e Aversa Normanna, nonostante i tre ottenuti a tavolino.

reggina calcio e reggio calabriaE’ il triste epilogo di un 2015 tribolato che finisce male, con il Granillo ridotto ad un campo praticamente di terra come metafora delle condizioni della compagine amaranto. Ma è e sarà per sempre l’anno dell’impresa del San Filippo, un’altra grande pagina di storia destinata per sempre a rimanere scolpita negli annali del calcio come uno dei momenti eroici più importanti dell’ultracentenario percorso amaranto. Una pagina di lusso in un percorso fatto di sconfitte, vittorie, promozioni e retrocessioni, mancate iscrizioni e ripartenze che alimentano le emozioni di una tifoseria che non ha mai perso la propria passione.