Santo Stefano d’Aspromonte, Don Mazzi: “aiutiamo i ragazzi a crescere nella loro terra”

don Antonio mazziNon sono tanto convinto che il Tribunale di Reggio che lasciando “liberi di scegliere” ad alcuni ragazzi della Calabria, figli di famiglie particolarmente pericolose, di andare fuori regione per conoscere e sperimentare una nuova vita, abbia indovinato la via migliore.
Noi di Exodus siamo con le comunità in cinque località della Calabria da più di venti anni: a Santo Stefano in Aspromonte, con un centro d’ascolto a Reggio Calabria, ad Africo nella Locride, a Caccuri e nella città di Cosenza.

Abbiamo sfidato e rischiato, non più di tanto. Però, quello che mi pare giusto dire, sono due cose semplici ma urgenti. La prima: la scuola deve, dalle elementari, con delicatezza e attenzione lavorare affinchè passi l’idea della sincerità, della trasparenza e dell’aiuto scambievole. La cultura della vendetta, crea solo morte.
La seconda è la chiesa. Il clero deve essere preparato serenamente ma seriamente ad un tipo di pastorale giovanile e matrimoniale molto paziente, attenta, non prevenuta, collaborante , e pronta alle sfide della misericordia.
Io vado e vengo tranquillamente da anni dall’Aspromonte. Ho fatto con i miei operatori (erano 100) la formazione itinerante, partendo da San Luca fino ad arrivare a Reggio. Avevo chiesto ad una Università di inventare insieme l“Università della Famiglia” aperta per preparare una specie di “tax force” educativa, composta da giovani studenti, docenti, medici, magistrati, pedagogisti, in modo che sul territorio pian piano si diffondesse un clima positivo e costruttivo. Urge creare autostima e voglia di “benessere”.

Ogni estate, giovani di “Esf” (Educatori senza frontiere), esperienza nata dentro Exodus e che ora cammina con le sue gambe, vanno per settimane a vivere e lavorare laggiù.
Non è spedendo altrove e fuori regione i ragazzi che cambieremo la Calabria ma liberandola, ripeto, dai pregiudizi, ripulendo la politica da tutto quello che in parte è mafioso e in parte vergognosamente “sporco” ed interessato. (Come nel resto d’Italia).
Vorrei tanto che un uomo come Renzi e un papa come Francesco, elaborassero insieme un piano di lavoro. Le urla di papa Giovanni Paolo II, sulla spiaggia di Mazara del Vallo, non devono rimanere ancora disperse nell’aria. Dopo Milano, papa Francesco potrebbe andare in Calabria per rispondere fattivamente a quelle grida.
Con Exodus noi abbiamo rimandato a casa “puliti” decine e decine di ragazzi e adulti calabri, molto difficili e problematici, caduti nello spaccio, nella droga e nella malavita. Ed ora alcuni di loro sono addirittura responsabili ed educatori di comunità.
Non lasciamoci spaventare. E, soprattutto, smettiamo di pensare che la malavita sia sempre e solo in Calabria. Se non siamo orbi e analfabeti, basterebbero alcuni fatti accaduti a Milano, attorno alle nuove metro, ai grattacieli e all’Expo, per impegnare tutti, una volta per sempre, a lavorare insieme per una Italia nuova, unita e solidale.

Don Antonio Mazzi