Renzi d’Arabia: la tattica del premier e il dossier Ponte

Oggi dovrebbe esserci un vertice importante per la gigantesca infrastruttura destinata a collegare Reggio e Messina. Renzi gioca la partita fuori casa: all’interno dello Stivale i tempi sono ancora prematuri

ponte stretto messinaSe per sinistra s’intende quella galassia riformista permeabile al mito dell’ambientalismo integralista, convinta che ogni infrastruttura in questo paese sia una forma di deturpazione della sua immagine natia, allora Matteo Renzi ha spezzato un altro tabù: parlando di Ponte sullo Stretto, ipotizzando la fattibilità dell’opera, ha consegnato alle generazioni future del Partito Democratico un’idea, una corrente, una pulsione modernista che prima mancava. Da qui a dire che il Ponte è tornato di moda però ce ne corre: le dichiarazioni riportate dalle agenzie nel fine settimana appena trascorso poco attengono i piani operativi. Almeno finora.

Le aperture di Renzi, infatti, sono state concesse a Bruno Vespa affinché l’arguto conduttore di Porta a Porta riportasse, nel suo ultimo tomo in libreria, anche questa possibilità ponderata dal Pd. Potrebbe benissimo trattarsi di una manovra per sottrarre altro terreno alla campagna elettorale della banda di Alfano, quel Nuovo Centro Destra che gravita sempre più attorno al leader di Palazzo Chigi e che pare destinato inesorabilmente a mutare la sua ragione politico-sociale, confluendo infine nel Partito Democratico.

renzi infrastruttureIn tal senso Renzi ha utilizzato un espediente retorico di prim’ordine: “Prima di discuterne sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Poi faremo anche il ponte, portando l’alta velocità finalmente in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il sud. Dall’altra parte dobbiamo finire la Salerno-Reggio Calabria. Quando avremo chiuso questi dossier – ha detto l’ex sindaco di Firenze – sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia”. Dunque la linea del Governo suona pressappoco così: prima risolviamo tutti i problemi infrastrutturali del Mezzogiorno, poi penseremo a unire le due sponde dello Stretto. Un rinvio alle calende greche che è sfuggito ai più, pronti a esercitare contumelie tonitruanti all’indirizzo del presidente del Consiglio.

Renzi ha gabbato tutti allora? Non esattamente. Il premier coltiva questo disegno, questa aspirazione a realizzare la Grande Opera per eccellenza, ma considera i tempi ancora prematuri. Ciò non gli impedisce, però, di sondare il terreno nell’opinione pubblica con queste esternazioni e di muoversi nell’ombra per vagliare ogni possibilità.

Renzi in Arabia SauditaNella serata di ieri il capo del Governo italiano è volato a Riad, in Arabia Saudita, dove ha incontrato a cena il principe ereditario e ministro dell’Interno  Mohammed bin Nayef e il vice Principe Ereditario e Ministro della Difesa Mohammed bin Salman. Penserà il lettore: che c’azzeccano gli arabi col Ponte? Apparentemente nulla. Sennonché Renzi ha in programma per stamane un incontro al cantiere della metropolitana: l’occasione sarebbe propizia per chiacchierare con l’amministratore delegato del gruppo Salini-Impregilo, la società che ha ottenuto l’appalto dell’infrastruttura e che dovrebbe collegare Reggio e Messina.

Fra le parti c’è stima reciproca e dall’azienda riconoscono al premier un certo coraggio, una volontà di svecchiare il lessico tradizionale di quelle forze che hanno messo in freezer la modernità. Inoltre la minaccia del risarcimento monstre gravita sul capo di Palazzo Chigi come una spada di Damocle: per questa ragione il premier vuole protrarre i tempi, giocando la tattica del poliziotto buono-poliziotto cattivo con Delrio, chiamato a manifestare un cinico scetticismo innanzi alle aperture del suo leader.